La poesia ai tempi del Covid: come leggerla in pubblico e condividerla

La ‘setta dei poeti estinti’ dal vivo al web

La poesia, farmaco dell’anima, sfogo e consolazione nelle passioni più cupe, ma anche capace di decifrare le gioie più intense,  vive anch’essa una stagione per forza virtuale. Hanno dirottato sulle loro pagine social le letture e le interpretazioni, che prima riempivano aule e teatri, i promotori della ‘Setta dei poeti estinti’ che conta su Facebook oltre 90mila persone che seguono la pagina assiduamente. Un successo arrivato prima della pandemia che il Covid però non è riuscito a scalfire. 

Il progetto letterario, ispirato al film ‘L’Attimo fuggente’, è stato fondato da Emilio Fabio Torsello con Mara Sabia. Ogni giorno la bacheca apre con un verso, una citazione d’autore e si susseguono le dirette anche su Instagram. L’idea di fondare il circolo letterario è nata nel 2013 e dal 2016 ha preso il via, diventando un’affermata realtà culturale nazionale.

Manca la lettura dal vivo, mancano gli sguardi rapiti degli spettatori, eppure anche così, soprattutto in questi tempi bui, si riesce e tener viva la funzione della poesia: non solo esistenziale e personale, ma anche civica e collettiva. 

Numerosi i premi letterari di diverse associazioni, scuole, enti culturali, nati nella cornice di questa stagione storica senza precedenti, tanti anche gli esperimenti di giovani studenti che si sono cimentati in componimenti nuovi. Forte il bisogno di esprimere emozioni nella cronaca di una serrata culturale e di una paura diffusa.

“Divulghiamo la Cultura, l’Arte, la Bellezza. Organizziamo incontri dedicati alla letteratura e agli autori. Ci ispiriamo al film L’attimo fuggente” si legge sulla presentazione della loro pagina web che ora ha impugnato la missione di traghettare la poesia nell’era del Covid e di renderla tangibile pur se nel virtuale e questa è una responsabilità per la comunità intera. Se questa attualità non sarà in qualche modo elaborata non supereremo questo guado. La poesia è sempre riuscita a cucire, riscattare, ma anche a mostrare la verità quando il senso è spezzato o perso. 

Come fu per l’uomo disorientato del Novecento che Montale ben descrisse nei suoi ‘Ossi di seppia’ con ‘Non chiederci la parola’: 

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti .

Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Valeva nel 1923 quando fu scritta, vale oggi quasi 100 anni dopo. 

*Immagine dalla pagina Fb del progetto letterario

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