Giorgio Napolitano morte. Augusto Sinagra: senza alcun rimpianto per il defunto resta il dispiacere di una vita spenta

È morto, Giorgio Napolitano il presidente emerito della Repubblica italiana, l’undicesimo con il primato del secondo mandato. 70 anni trascorsi nelle istituzioni, Napolitano definito il ‘comunista preferito’ di Henry Kissinger, il ‘Re Giorgio’ del New York Times, aveva 98 anni compiuti il 29 giugno scorso. Si è spento a Roma, alle 19,45 del 22 settembre, nella clinica Salvator Mundi al Gianicolo dopo una lunga malattia.

La prima riconferma della storia dopo il settennato, seguita ad una serie di contingenze che portarono al prolungamento del mandato di altri due anni, per Giorgio Napolitano non fu l’unico primato che vantò nella sua altisonante esperienza politica.

Non soltanto fu il primo ex comunista nominato ministro dell’Interno e il primo dirigente comunista inviato negli Stati Uniti durante la guerra fredda, Napolitano fu il primo ex membro del Partito Comunista ad assurgere nella storia repubblicana alla più alta carica dello Stato. Eletto a presidente della Repubblica il 15 maggio 2006 fino al 14 gennaio 2015, per due mandati consecutivi. Il secondo del 20 aprile 2013, all’età di 87 anni e, fino alle dimissioni, fu il più anziano Capo di Stato europeo.

 Si riporta Il pensiero espresso sulla morte di Giorgio Napolitano, dal giurista catanese Augusto Sinagra, già magistrato, avvocato e professore ordinario di diritto internazionale dal 1980 al 2013 alla Sapienza Università di Roma.

LA MORTE DI GIORGIO NAPOLITANO

Augusto Sinagra

“Ho sempre detto e ripeto che la morte, la morte di chiunque, impone il silenzio e il rispetto. Questo non significa, tuttavia, che la morte opererebbe come un meccanismo automatico di santificazione di chiunque; nel senso, cioè, di ritenere chiunque muoia una brava e meritevole persona.
È in questa prospettiva che pur sottovoce per il rispetto dovuto al defunto, non posso non ricordare, tra le altre e diverse circostanze, che Giorgio Napolitano è la stessa persona che militava nei Gruppi Universitari Fascisti a Napoli; che ebbe ad approvare (quando era membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano) l’intervento militare sovietico in Ungheria che si concluse in un bagno di sangue e con l’arresto di centinaia di cittadini ungheresi; che era forse l’unico ad entrare e ad uscire dagli Stati Uniti d’America, quasi disponesse di un visto permanente, nonostante fosse un esponente di rilievo del PCI; che è nota la stretta e confidenziale amicizia tra lui ed Henri Kissinger (che è un noto e spregiudicato mestatore politico americano e un vecchio attrezzo della criminalità politica a stelle e strisce, il quale annunciò al grande Presidente Aldo Moro che, se non avesse cambiato la sua politica di avvicinamento al PCI, lo avrebbe pagato con la vita, come poi accadde); che volle insistentemente la partecipazione dell’Italia all’aggressione in danno della Libia al fianco di americani, francesi e inglesi, costringendo il governo allora presieduto dall’On. Silvio Berlusconi ad adeguarsi alle sue imperiose richieste ancorché estranee alle sue competenze; che fu singolare la sua condotta nella mai chiarita vicenda della trattativa “Stato-mafia”.
Non voglio aggiungere altro se non il dispiacere di una vita che si è spenta ma senza alcun rimpianto per il defunto”.
Augusto Sinagra

PERCORSO POLITICO DI GIORGIO NAPOLITANO

Napolitano nasce a Napoli il 29 giugno del 1925 e si laurea in Giurisprudenza nel dicembre del 1947 presso l’Università del capoluogo campano con una tesi in economia politica. Da studente universitario è impegnato con i giovani antifascisti e a vent’anni si iscrive al Partito comunista.

I primi incarichi nel Partito comunista, vedono Napolitano nominato segretario delle federazioni di Napoli e Caserta.

Nel 1953 viene eletto per la prima volta alla Camera, dove verrà sempre riconfermato, tranne che nella quarta legislatura, nella circoscrizione di Napoli fino al 1996.

Dal 1956 diviene membro del Comitato centrale del PC dove assume l’incarico di responsabile della commissione meridionale.

Entrato a far parte della Direzione, nel triennio 1976-79, gli anni della solidarietà nazionale, è responsabile della politica economica del partito, mentre dal 1986 dirige la commissione per la Politica estera e le relazioni internazionali. E quando nel 1989 Achille Occhetto darà vita al ‘governo ombra’ ne sarà nominato ministro degli Esteri.

Allievo di Giorgio Amendola, con Gerardo Chiaromonte ed Emanuele Macaluso è uno degli esponenti di spicco della corrente migliorista, quella più moderata del partito, che lo vede sempre impegnato a tenere aperti i canali di dialogo con il Psi, anche negli anni del duro scontro tra Enrico Berlinguer e Bettino Craxi.

Sia per la sua linea politica che per gli incarichi ricoperti, Napolitano cura i rapporti con i Laburisti inglesi, i Socialisti francesi, i Socialdemocratici tedeschi, i Democratici statunitensi. E dopo un iniziale rifiuto del visto da parte del segretario di Stato Henry Kissinger nel 1975, tre anni dopo, durante la critica fase politica italiana del “compromesso storico”, sarà il primo dirigente comunista a recarsi negli Usa, nel pieno della stagione del compromesso storico, durante la prigionia del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, che sosteneva il tentativo da parte del Partito Comunista Italiano di un accordo politico con la DC, sequestrato dalle Brigate Rosse, ucciso da 11 proiettili sparati al cuore e ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa il 9 maggio 1978, cinquantacinque giorni dopo il suo sequestro in via Fani a Roma del 16 marzo 1978. Via Caetani luogo dove fu rinvenuto rannicchiato il corpo senza vita di Aldo Moro fu definito “strategico”, a 150 metri da via delle Botteghe Oscure sede del Pci e a 200 metri da piazza del Gesù sede della Dc. Un omicidio efferato avvolto ancor oggi da dubbi e segreti.

Due giorni dopo il sequestro Moro, Il 18 marzo 1978 Napolitano annunciò alla segreteria del PC il suo partito di aver ricevuto questa volta il visto per gli Stati Uniti. Un viaggio di due settimane sorto da un’iniziativa del Centro per gli studi europei guidato dal professor Stanley Hoffmann dell’università di Harvard. Il 3 aprile Napolitano partirà per New York. L’approvazione della strategia della fermezza rispetto al sequestro Moro e complessivamente verso i sommovimenti degli ” anni di piombo” fu il principale risultato ottenuto dalla “trasferta” tanto ambita da Giorgio Napolitano negli States.

Quantantanni dopo, Kissinger nel 2015 gli consegnerà di persona l’omonimo premio all’American Academy a Berlino. “Ha salvato la democrazia Italia nel bel mezzo della crisi economica globale. Per me -dirà l’ex capo della diplomazia americana- ha un grande significato celebrare Napolitano: vero leader democratico, amico delle relazioni atlantiche e difensore della dignità degli esseri umani”.

In una lettera autografa del 9 maggio 2006, depositata presso l’archivio Andreotti, Napolitano appena varcata la soglia del Quirinale omaggiava Giulio Andreotti per essersi prodigato all’ottenimento del visto per l’ingresso negli Stati Uniti, negato la prima volta dall’allora Segretario di Stato Henry Kissinger della presidenza americana Carter.

Non dimentico come ti adoperasti per il buon esito di quella mia prima missione negli Stati Uniti: venni a chiederti consiglio nel tuo studio a Palazzo Chigi, mi assicurasti il sostegno della nostra ambasciata a Washington, mi mettesti in contatto con Dini, a casa del quale potei incontrare il rappresentante del Fondo monetario“. Pubblicava Avvenire, il 17 aprile 2013.

Dal 1989 al 1992 Napolitano è stato membro del Parlamento europeo.

Nell’XI legislatura, il 3 giugno 1992, diverrà Presidente della Camera dei deputati, dopo l’elezione a Capo dello Stato di Oscar Luigi Scalfaro, e sarà chiamato a governare l’Assemblea di Montecitorio al culmine di Tangentopoli.

Nella XII legislatura ha fatto nuovamente parte della Commissione affari esteri ed è stato Presidente della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo. Non più parlamentare, è stato Ministro dell’interno e per il coordinamento della protezione civile nel Governo Prodi, dal maggio 1996 all’ottobre 1998. Dal 1995 al 2006 è stato Presidente del Consiglio Italiano del Movimento europeo. Rieletto deputato europeo nel 1999, è stato, fino al 2004, Presidente della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento europeo.Nel 2003 è stato nominato Presidente della Fondazione della Camera dei deputati dal Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.

Il 23 settembre 2005 è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il 10 maggio 2006 è stato eletto Presidente della Repubblica con 543 voti. Ha prestato giuramento il 15 maggio 2006.Il 20 aprile 2013 è stato rieletto Presidente della Repubblica con 738 voti. Ha prestato giuramento il 22 aprile 2013.Ha rassegnato le dimissioni il 14 gennaio 2015.

È divenuto Senatore di diritto e a vita quale Presidente Emerito della Repubblica.

La sua dedizione alla causa della democrazia parlamentare e il suo contributo al riavvicinamento tra la sinistra italiana e il socialismo europeo, gli sono valsi il conferimento – nel 1997 ad Hannover – del premio internazionale Leibniz-Ring per l’impegno “di tutta una vita”. Egualmente, gli è stato conferito nel campo della “marcia verso la democrazia”, per l’apporto al rafforzamento dei valori e delle istituzioni democratiche in Italia e in Europa, il Premio Dan David 2010 a Tel Aviv. ( Annotazioni dal sito del Quirinale)

Gli sono stati conferiti diversi riconoscimenti accademici honoris causa: la nomina a Professore Onorario dell’Università degli Studi di Trento (2008); le lauree dell’Università degli Studi di Bari (2004), dell’Università Complutense di Madrid (2007), dell’Università Ebraica di Gerusalemme (2008), dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” (2009), della Sorbona di Parigi (2010), dell’Università di Oxford (2011), della Alma Mater Studiorum di Bologna (2012).Ha sviluppato un’intensa attività pubblicistica e editoriale. Ha collaborato alla rivista “Società” diretta da Ranuccio Bianchi Bandinelli e (dal 1954 al 1960) alla rivista “Cronache meridionali” con numerosi saggi su temi meridionalistici. Nel 1962 ha pubblicato il suo primo libro “Movimento operaio e industria di Stato”, con particolare riferimento alle elaborazioni di Pasquale Saraceno.Nel 1975 ha pubblicato il libro “Intervista sul PCI” con Eric Hobsbawm, tradotto in oltre 10 paesi. Del 1979 è il libro “In mezzo al guado” riferito al periodo della solidarietà democratica (1976-79), durante il quale fu portavoce del PCI – e lo rappresentò nei rapporti con il governo Andreotti – sui temi dell’economia e del sindacato.Il libro “Oltre i vecchi confini” del 1988 ha affrontato le problematiche emerse negli anni del disgelo tra Est e Ovest, durante la presidenza Reagan negli USA e la leadership di Gorbaciov nell’URSS.Nel libro “Al di là del guado: la scelta riformista” sono raccolti gli interventi politici dal 1986 al 1990. Nel libro “Europa e America dopo l’89”, del 1992, sono raccolte le conferenze tenute negli Stati Uniti dopo la caduta del muro di Berlino e dei regimi comunisti in Europa centrale e orientale. Nel 1994 ha pubblicato il libro, in parte sotto forma di diario, “Dove va la Repubblica – Una transizione incompiuta” dedicato agli anni della XI legislatura, vissuta come Presidente della Camera dei Deputati.Nel 2002, ha pubblicato il libro “Europa politica”, nel pieno del suo impegno come Presidente della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento europeo.Il suo libro “Dal PCI al socialismo europeo: un’autobiografia politica” è uscito nel 2005.Nel 2009 ha pubblicato “Il patto che ci lega”, raccolta di discorsi tenuti nella prima metà del mandato presidenziale.Nel 2011 ha pubblicato “Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”.

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