Fnsi Congresso a Levico Terme (Tn), Marina Macelloni (Inpgi): persi il 15% di posti in 5 anni

Necessaria un'inversione di tendenza. Bisogna allargare lo sguardo. Includere e offrire tutele previdenziali anche a chi oggi è fuori dalla nostra Fondazione. Sono tanti. Non è solo per salvare l'Inpgi, ma è per ribaltare il destino dei dinosauri e immaginare un mondo che non ne preveda solo l'estinzione
Umberto De Giovanangeli inviato estero dell'unita, Paolo Butturini Segretario Generale Associazione Stampa Romana ,Giovanni Rossi presidente della Federazione nazionale della Stampa ,Bianca di Giovanni Comitato di redazione dell'Unita , Simone Collina redattore dell'Unita durante la conferenza stampa su "L'Unità non si spegne" nella sede della Fnsi a Roma 24 maggio 2014 ANSA/FABIO CAMPANA

Levico Terme (Trento) – Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi, ha aperto  il 13 febbraio, la seconda giornata del XXVIII Congresso nazionale della stampa italiana a Levico Terme. “Poter iscrivere all’Istituto anche i non giornalisti che fanno mestieri contigui al nostro, la comunicazione, il web: è questo il progetto rivoluzionario- ha detto la Macelloni –  a cui stiamo lavorando. Siamo i primi che tentano un’operazione del genere, nessun’altra Cassa ha mai provato ad iscrivere persone non iscritte all’Ordine di riferimento, ma secondo il nostro punto di vista questa la via d’uscita”. Una proposta che nasce da una presa di realtà drammatica: “Negli ultimi 5 anni abbiamo perso il 15% dei posti di lavoro dipendente e la spesa per ammortizzatori sociali pagati dall’Istituto è cresciuta del 58%. “Oggi – ha proseguito Macelloni – siamo poco più di 15 mila. E i pochi nuovi assunti che abbiamo sono sotto i 30 mila euro: un fenomeno di forte gap tra giovani e più anziani, tra donne e uomini, tra nord e sud”.

La massiccia migrazione verso il lavoro autonomo e una digitalizzazione intensa e non governata. Un sistema che ha cambiato i mezzi di produzione, le figure professionali e le modalità di fruizione, ma non ha ridotto la domanda d’informazione. ‘’Necessaria un’inversione di tendenza’’ ha sottolineato  la presidente dell’Inpgi.‘’La via d’uscita è quella di riconoscere questo cambiamento. Allargare lo sguardo. Includere e offrire tutele previdenziali anche a chi oggi è fuori di qui. Sono tanti. Non è solo per salvare l’Inpgi, ma è per ribaltare il destino dei dinosauri e immaginare un mondo che non preveda solo l’estinzione”. 

“Tutte le regole che inquadrano l’Ordine sono obsolete e andranno superate’’ così Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei giornalisti che ha aggiunto ‘’La riforma dell’Ordine dei giornalisti e’ la priorita’. Con al centro di tutto la deontologia e l’accesso unico. Noi stiamo validando un sistema basato sullo sfruttamento. Si deve cambiare. La formazione deve arrivare, come in tutte le altre professioni, dal mondo dell’accademia misto ai saperi della professione giornalistica”.

Secondo Daniele Cerrato, presidente Casagit, “siamo giunti allo snodo da concludere nell’arco di pochi mesi”. “L’unica prospettiva che abbiamo e’ quella di cercare di portare all’interno di questo mondo, qualcuno che questo welfare sanitario vuole realizzare”, ha aggiunto.

Il  2018 drammatico per tutti gli investimenti. Ha detto ?Enrico Castelli, nel tracciare il bilancio dell’attivita’ di investimenti del Fondo di pensione. “La cosa piu’ importante e’ attivare una politica di informazione rivolta ai piu’ giovani. Iscriversi al Fondo e’ una decisione individuale” ha concluso il vice direttore di Tgr Rai e nuovo presidente del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti. 

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INPGI. ALLARGAMENTO DELLA BASE CONTRIBUTIVA. QUELLO CHE HA DETTO RAFFAELE LORUSSO SUL PUNTO NELLA SUA RELAZIONE.

.…”La dichiarazione di intenti, sottoscritta a maggio 2018 da Aran ed Fnsi, apre la strada alla definizione concertata del profilo professionale del giornalista nella pubblica amministrazione, anche sul versante della regolamentazione di aspetti peculiari della nostra professione, dalla flessibilità degli orari all’autonomia professionale, fino all’iscrizione alla Casagit e al fondo pensione complementare. Senza enfasi alcuna, dopo 18 anni dall’entrata in vigore della legge 150, dopo numerosi contenziosi giudiziari e non poche incomprensioni, finalmente chiarite, con i sindacati maggiormente rappresentativi del personale della pubblica amministrazione, quella dichiarazione congiunta fra Aran e Fnsi inaugura una nuova fase. Un capitolo tutto da scrivere, ci auguriamo in fretta, che – fermi restando i diritti acquisiti e il valore del contratto Fieg-Fnsi – pone le basi per un contratto Aran-Fnsi all’insegna del riconoscimento dei rapporti di lavoro, dei diritti e di retribuzioni adeguate, dell’allargamento della base professionale e contributiva.

Si tratta di un passaggio imprescindibile anche per la sopravvivenza di Inpgi e Casagit. In dieci anni di crisi, gli enti economici della categoria hanno fatto di tutto per mantenere in equilibrio i conti, cercando di incidere meno possibile sul livello delle prestazioni. IL PESANTE DISAVANZO REGISTRATO DALL’INPGI È IL RISULTATO DI UN DECENNIO DI USCITE DAL MONDO DEL LAVORO – DAI PREPENSIONAMENTI AI PENSIONAMENTI ANTICIPATI INCENTIVATI FINO AI LICENZIAMENTI – E DI UN MERCATO DEL LAVORO IN CUI È DIFFICILE INTRAVVEDERE ELEMENTI DI DINAMISMO E SEGNALI DI INVERSIONE DI TENDENZA. Difendere il welfare della nostra categoria, un complesso di tutele e prestazioni di gran lunga più favorevole di quello previsto nel sistema generale, è un dovere e una necessità. DI QUI, LA SCELTA DI METTERE L’INCLUSIONE AL CENTRO DELLE POLITICHE CONTRATTUALI, GUARDANDO A MONDI CHE OGGI TENDONO A SFUGGIRE, COME QUELLO DEGLI UFFICI STAMPA DELLE AZIENDE PUBBLICHE E PRIVATE E DEL GIORNALISMO NELLE RETI RADIOTELEVISIVE, FUORI DALLE TESTATE GIORNALISTICHE. Occorre avviare un’interlocuzione con Confindustria e sostenere lo sforzo dell’Usigrai per il riconoscimento del contratto di lavoro giornalistico ai colleghi che esercitano l’attività professionale nei programmi di approfondimento e a tutti coloro che anche nelle testate del servizio pubblico fanno lavoro giornalistico senza il giusto inquadramento contrattuale.

da Il Notiziario curato da Franco Abruzzo/portavoce del MIL

https://www.francoabruzzo.it
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