L’attore Emiliano De Martino ricorda Gigi Proietti e racconta come resiste alla crisi del teatro

"In scena con Gigi rubavo il suo modo di essere".

Emiliano De Martino, attore e regista, campano, 38 anni, da 19 a Roma, intervistato da Paese Italia Press, ha presentato la sua produzione artistica e l’impatto che l’emergenza sta avendo sui luoghi dell’arte e della cultura e ha spiegato, lanciando qualche sfida, come riesce, nonostante la fatica di questo momento storico, a “rimanere a galla e fertile di idee”. Da “allievo sul campo” – come ama definirsi – di Proietti, scomparso il 2 novembre scorso, con emozione e sobrietà ha ricordato il maestro  a partire dagli insegnamenti ricevuti, dispensati con dedizione, umiltà e sempre grande attenzione per tutte le maestranze impegnate in scena. 

Può parlarci della sua vita artistica in questo particolare momento storico e dirci se l’emergenza Covid l’ha costretta a fermarsi?

Come per tutti noi artisti, ma direi come per tutti, lemergenza Covid ha limitato e bloccato il naturale sviluppo delle nostre vite. Nonostante tutto io mi ritengo un fortunato” perché con il triplo della fatica sto riuscendo comunque a rimanere a galla e fertile di idee. I teatri sono chiusi, ma già dopo il primo lockdown che ci ha visti segregati fino al 2 giugno, non ho perso tempo e il 3 giugno ero già in sala prove per lallestimento di un mio spettacolo dal titolo 40mq” che ho scritto diretto e prodotto e portato in scena con un’ inaspettata partecipazione di pubblico a fine Luglio al teatro Marconi di Roma, ma nel frattempo ho ripreso a girare un film che era stato interrotto a marzo a Monaco di Baviera ( la seconda parte di Tatort in der familie) che uscirà il 29 novembre in Germania e poi a dicembre un po’ ovunque.

Ho fatto la seconda edizione del mio giovanissimo festival teatrale “Teatramm” nei primi giorni di settembre, dopodiché ho avviato lanno accademico della mia EDM Factory  e ora che siamo praticamente chiusi… sto scrivendo uno spettacolo che vedrete in scena a febbraio 2021.

La crisi del mondo artistico è sotto gli occhi di tutti. Perché i teatri sono sicuri e quanto ‘costerà‘ lasciarli chiusi?

Chiudere i teatri e i cinema o luoghi darte non è stata una mossa a mio avviso che porterà chissà quali benefici. La salute di tutti ha la priorità su tutto, ma in maniera oggettiva e parlo con cognizione di causa, avendo vissuto le difficoltà della ripartenza in prima persona, con gestori di teatri e organizzatori vari ( anche sui set cinematografici ) i teatri e i luoghi darte erano e sono luoghi estremamente sicuri perché si sono adattati alle normative. Non c’è modo di rompere le distanze o avere contatti non sicuri, sono stati spesi dei soldi e tanti per ottemperare a queste normative e anche se tutti imprenditori del settore ci avrebbero rimesso, avrebbero comunque continuato pur di essere presenti e vivi. Dicono che la scelta è stata necessaria? Bene allora sono favorevole ad una chiusura più diffusa, lasciando aperti solo i luoghi di prima necessità e che si provveda ad aiutare tutte le categorie coinvolte con sussidi rapidi e reali, ma anche adeguati a ciò che ogni individuo perde per questo obbligo di chiusura e si proceda a rimborsare i gestori dei teatri ( e preciso che io non sono un gestore di teatro o cinema ) dei soldi spesi per mettere a norma gli spazi.

Lei si è formato con i consigli e la guida del maestro Proietti appena scomparso. ?Aldilà della grandezza  artistica cosa lo rendeva così caro al cuore dei suoi giovani allievi? Un suo ricordo.

Questo è un punto dolente per me, ho grande rispetto per la famiglia e le persone a lui vicine e non amo parlare di chi ci ha lasciato, in particolar modo delle persone a me care, ma proverò a rispondere come se Gigi (il maestro Proietti) fosse ancora con noi e come se mi avessi fatto questa intervista due mesi fa sapendolo in salute e in attività. Non sono stato un allievo ufficiale’ ahimè di Proietti, ma lo sono stato sul campo, prima a sua insaputa poi lho reso partecipe di questa responsabilità e lui ci ha scherzato su sempre, fin dal primo minuto insieme sul set. Io credo che chiunque, e non mi aspetto smentite, ma chiunque abbia condiviso il palco, il set, la sala prove o anche un quarto dora con lui sia diventato automaticamente un suo allievo, ma non perché dopo aver parlato o recitato con lui diventavi bravo/a anzi.semplicemente per il fatto che lui dispensava insegnamenti anche e soprattutto quasi non volendo. Era generoso come solo i veri grandi lo sono (perché non hanno timore che tu gli possa rubare qualcosa), sempre pronto a dare un consiglio di nascosto dal regista ( nel caso della Pallottola nel cuore’ 1/2/3 regia di Luca Manfredi ) dove io e Gigi avevamo tantissime scene insieme e io rubavo da lui il suo essere se stesso. Mi piaceva guardarlo, osservarlo e credo sia stato lunico set per me dove nelle mie pause di buco tra una scena e laltra non mi sono mai rintanato in camerino come sempre tutti noi facciamo, ma restavo sul set ad osservare e ammirare. Proietti lo notava e tante volte mi rendeva partecipe del perché avesse fatto questa o quellaltra cosa che non era nemmeno scritta sulla sceneggiatura, e quando toccava a me fare una scena a due con lui, nei controcampi, o magari fare il mio ciak di primi piani, lui avrebbe avuto tutto il diritto di andare in pausa a riposare e farmi dare le battute dallaiuto regia o chi per se, invece no. Lui restava, non inquadrato, a darmi lappoggio per lo sguardo e non solo. Stando lui di spalle alla macchina da presa mi faceva anche scherzi e battute o facce strambe per farmi ridere ( cosa che avveniva puntualmente ovviamente ).

Un testamento umano e artistico quello lasciato da Proietti. Un commento su questo.

Nonostante fosse il gigante Gigi Proietti si divertiva sul set come un giovane alle prime armi e se mi dava un consiglio ci teneva a non essere ringraziato e a non dirlo mai a Luca, il regista, perché voleva che il merito fosse mio. questi piccoli episodi  dimostrano la sua immensa generosità e grandezza. Gli addetti ai lavori  sanno di che parlo e sanno anche come si comportava Gigi con la maestranze . e pensare che attori che non valgono un pelo della barba del Maestro seminano arroganza e disprezzo per le maestranze o i colleghi. .Ma come diceva lui .,Ma lassa sta, ma chi to fa fa, ma lassa perde.

*Foto di Alessandro Bachiorri

Stampa Articolo Stampa Articolo