La Colombia e il modello efficiente di gestire l’immigrazione

Papa Francesco nel suo Angelus del 14 febbraio ringrazia il Governo per l’impegno alla naturalizzazione di quasi 2 milioni di migranti venezuelani

La storia di Papa Francesco e della crisi in Venezuela ha alcuni punti in comune, forse anche per questo motivo il Santo Padre ha molto a cuore la vicenda e nel corso del suo Angelus ha voluto evidenziare l’impegno del Governo colombiano per tutelare la vita e la dignità dei migranti venezuelani, in fuga da un Paese sempre più alla deriva.


Infatti quella venezuelana è una delle crisi umanitarie più gravi al mondo. Come il vicariato del Papa, anch’essa ha inizio nel 2013, con la morte del socialista Hugo Chavez e l’inserimento nello scenario politico venezuelano dell’attuale Presidente Nicolas Maduro. In pochi anni il Venezuela è riuscito a scivolare da una modesta prosperità, grazie alla produzione di idrocarburi (possiede infatti una delle riserve più grandi al mondo), ad uno dei peggiori tassi di inflazione al mondo. Questo ha comportato negli anni diverse misure di austerità, tra cui il razionamento del cibo, blackout, mancanza di medicinali e di beni di prima necessità, tra i quali incredibilmente anche la benzina, le quali hanno causato la fuga di almeno 5.4 milioni di persone verso gli altri Paesi dell’America del Sud.


Mentre molti dei Paesi hanno alzato muri, rinforzato militarmente i confini e respinto alle frontiere i migranti (prime fra tutte il Brasile, il Perù e il Cile), la Colombia ha mostrato un approccio definito umanitario e pratico dal Presidente conservatore-filoamericano Iván Duque Márquez. Infatti, l’8 febbraio 2021 il Presidente ha dichiarato in generale che “le crisi migratorie sono per definizione crisi umanitarie” e che dunque tutti gli immigrati venezuelani presenti in Colombia prima del 31.1.2021 riceveranno un permesso di soggiorno temporaneo. In particolare, risiedono in Colombia quasi 2 milioni di immigrati venezuelani e di questi circa la metà non sono regolari (non possiedono alcun permesso di soggiorno). Nei loro confronti, la nuova legge permetterà di regolarizzare la posizione chiedendo un permesso di soggiorno, mentre per coloro che già possiedono un titolo a permanere sul territorio, lo stesso verrà esteso automaticamente per 10 anni. La logica di tale misura risiede anche nell’offrire opzioni lavorative permanenti, facendo emergere dunque i lavoratori immigrati in nero e permettendo alle famiglie venezuelane di riunirsi. Inoltre, permette di garantire un controllo più efficiente sul territorio da parte delle autorità colombiane.


La decisione del governo colombiano è stata applaudita da diversi attori internazionali. UNHCR, Attraverso il portavoce Filippo Grandi ha definito la decisione storica. Ma anche Papa Francesco, sensibile grazie al suo vissuto di figlio di immigrati italiani, ha speso parole di sostegno per questo modello di immigrazione. Infatti ha precisato che questo modello di protezione, accoglienza e integrazione dei migranti, proviene non da una nazione ricca e industrializzata ma da un Paese che ha vissuto decenni di violenze. Nonostante queste problematiche e altre inerenti la loro condizione, i cittadini colombiani “hanno avuto il coraggio di guardare a questi migranti e di promuovere questa nuova legge” accogliendoli nelle loro città, e non in centri di accoglienza con una data di scadenza.

L’approccio di Papa Francesco, è bene sottolinearlo, non è di apertura totale dei confini, ma si lega a una logica oggettiva secondo la quale la migrazione e la fuga da situazioni di difficoltà è un fenomeno attuale e che non sta cambiando nel corso degli anni. Neanche la pandemia del 2020 ha bloccato le grandi migrazioni. Dunque quel che suggerisce il Santo Padre è un approccio più garantista, che tuteli la vita e la dignità dei migranti ed eviti che questi subiscano violenze e condizioni intollerabili e degradanti.
Già nel 2017, il Santo Padre disse che “Proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale, che si traduce nell’adozione di strumenti giuridici, sia internazionali che nazionali, che devono essere chiari e pertinenti; nell’attuazione di scelte politiche giuste e di ampio respiro; nella priorità dei processi costruttivi, che forse sono più lenti, rispetto ai risultati immediati di consenso; nell’attuazione di programmi tempestivi e umani nella lotta contro “il traffico di carne umana”; che approfitta delle disgrazie altrui; nel coordinamento degli sforzi di tutti gli attori, tra i quali, siate certi, ci sarà sempre la Chiesa”.


Un approccio del genere è stato attuato dalla Colombia. È bene anche qui sottolineare come il vero ostacolo all’integrazione dei cittadini venezuelani in Colombia era meramente giuridico, poiché si condividono tradizioni e usanze molto strette. Sebbene questo possa considerarsi un elemento facilitatore dell’azione governativa, si consideri anche che il numero è molto elevato. Infatti, 1.700.000 rifugiati (ai quali è stato riconosciuto un permesso di soggiorno con la nuova legge colombiana) sono di gran lunga superiori, per esempio, ai 34.000 richiedenti asilo giunti in Italia lo scorso anno.

Stampa Articolo