Usa-Cina, cooperazione commerciale: confronto tra Mnuchin e Liu He

Fase uno dell'accordo commerciale sottoscritto da Stati Uniti e Cina, al centro del colloquio telefonico di stamattina tra il segretario americano al Tesoro Mnuchin e vicepremier cinese

New York, 08 mag 2020 – I massimi rappresentanti commerciali di Stati Uniti e Cina hanno intrattenuto una conversazione telefonica questa mattina, per fare il punto dell’accordo commerciale “di fase uno” sottoscritto dai due paesi, e della sua tenuta nel contesto di crisi causato dalla pandemia. Il segretario del Tesoro Usa, Steven Mnuchin, ha sottolineato durante il confronto con il vicepremier cinese Liu He l’importanza che entrambe le parti rispettino gli obblighi previsti dall’accordo; le due parti hanno concordato di lavorare per migliorare “l’atmosfera generale” necessaria ad attuare l’intesa. Il confronto telefonico tra Mnuchin e Liu giunge in un contesto di rinnovata tensione tra le due maggiori potenze globali, a seguito delle dure critiche mosse da Washington alla gestione iniziale dell’emergenza sanitaria da parte della Cina. Il presidente Donald Trump e diversi esponenti della sua amministrazione hanno imputato all’opacità delle autorità cinesi la propagazione del nuovo coronavirus su scala globale, ed hanno minacciato azioni punitive, anche sotto forma di ulteriori tariffe e spostamenti delle catene di fornitura dalla Cina. L’Ufficio del rappresentante del Commercio Usa ha riferito a margine del colloquio che le controparti “si aspettano di rispondere appieno e a tempo debito ai rispettivi obblighi sanciti dall’accordo, a dispetto dell’attuale situazione di emergenza sanitaria globale”. Mnuchin e Liu hanno anche concordato in merito ai progressi positivi nella creazione delle infrastrutture governative necessarie all’attuazione dell’accordo, sottoscritto da Stati Uniti e Cina all’inizio di quest’anno.

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha rinnovato nei giorni scorsi le accuse nei confronti della Cina, accusando Pechino della morte di centinaia di migliaia di persone a causa del coronavirus e tornando a chiedere di condividere informazioni riguardo l’origine della pandemia. “Loro sapevano. La Cina avrebbe potuto prevenire la morte di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. La Cina avrebbe potuto risparmiare l’entrata del mondo nella recessione economica globale”, ha detto Pompeo nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi presso il dipartimento di Stato. “La Cina continua a rifiutarsi di condividere le informazioni di cui abbiamo bisogno per proteggere le nostre persone”, ha aggiunto il segretario di Stato, che ha poi negato le accuse secondo cui lui e altri esponenti dell’amministrazione Usa avrebbero rilasciato dichiarazioni contrastanti riguardo le origini del coronavirus. “Ognuna di queste affermazioni è del tutto coerente”, ha detto. “Stiamo tutti cercando di capire la risposta giusta. Stiamo tutti cercando di ottenere chiarezza. Ci sono diversi livelli di certezza valutati in luoghi diversi”, ha aggiunto Pompeo, ribadendo la convinzione che esistano “prove significative” del fatto il virus abbia avuto origine dal laboratorio di Wuhan.

Il segretario di Stato ha quindi affermato che la Cina starebbe nascondendo dei campioni di virus necessari per la ricerca globale sul vaccino e ha respinto le accuse secondo cui la risposta di Washington sarebbe stata troppo dura nei confronti di Pechino. “Continuano a essere opachi, continuano a negare l’accesso a queste importanti informazioni di cui i nostri ricercatori e i nostri epidemiologi hanno bisogno”, ha detto Pompeo. “Chiediamo loro solo ciò che chiediamo a ogni paese: siate trasparenti, siate aperti, siate un partner affidabile, le stesse cose che dicono a noi. I cinesi affermano di voler collaborare. Ottimo. La cooperazione si dimostra con l’azione”, ha concluso il segretario di Stato. Alle accuse degli Usa ha risposto poche ore fa il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, il quale ha ribadito che Pompeo non ha alcuna prova per sostenere che la pandemia di coronavirus abbia avuto origine in un laboratorio di Wuhan. “Gli attacchi da parte degli Stati Uniti alla Cina fanno parte di una strategia elettorale del Partito repubblicano del presidente Donald Trump”, ha osservato Hua, sottolineando che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il virus non può essere creato dall’uomo. “Il signor Pompeo non può presentare alcuna prova, perché non ne ha. Questa questione dovrebbe essere affrontata da scienziati e professionisti invece che da politici che hanno le loro necessità politiche interne”, ha sottolineato il portavoce.

Domenica scorsa, 3 maggio, Pompeo ha affermato che vi sono “prove enormi” secondo cui il virus sarebbe uscito dall’Istituto di virologia di Wuhan, città epicentro della pandemia. Un’ipotesi che le autorità di Pechino continuano categoricamente a respingere. Hua ha fatto sapere tuttavia che la Cina condurrà uno studio sulle origini del virus al “momento opportuno”. “Continueremo a sostenere l’Oms e guarderemo indietro alla nostra esperienza in un momento opportuno, per sostenere la cooperazione sanitaria globale e in modo da poter gestire meglio pandemie come questa in futuro”, ha affermato Hua.”Ciò a cui ci opponiamo è la presunzione di colpa sotto il pretesto di un’indagine o l’uso dell’epidemia per scopi politici”, ha rimarcato il portavoce. Hua ha anche criticato il vice consigliere della Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Matthew Pottinger, che questa settimana, in un discorso tenuto in mandarino, ha affermato che la Cina rischia un contraccolpo popolare se non consente maggiore libertà, aggiungendo il funzionario Usa che non capisce la storia del paese o ciò in cui la sua gioventù crede. Rispondendo invece alla minaccia di Trump di potenziali tariffe sulla Cina per la sua risposta alla pandemia, Hua ha dichiarato che non si tratta di “una buona arma” perché le tariffe danneggerebbero entrambe le economie.

In un’intervista all’emittente televisiva “Abc”, Pompeo ha sostenuto che Pechino ha fatto “tutto il possibile” per “assicurarsi che il mondo non venisse a conoscenza in modo tempestivo” del coronavirus. “Questo è il classico tentativo di disinformazione comunista”, ha commentato, aggiungendo che “non è la prima volta che il mondo è stato esposto ai virus a causa di fallimenti avvenuti in un laboratorio cinese”. Pompeo ha fatto eco al presidente Donald Trump che ha affermato di aver visto prove che gli danno un “alto grado di fiducia” sull’ipotesi il coronavirus abbia avuto origine in un laboratorio di Wuhan. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato di non aver ricevuto prove a sostegno delle affermazioni “speculative” del presidente degli Stati Uniti. “Non abbiamo ricevuto alcun dato o prova specifica dal governo degli Stati Uniti in relazione alla presunta origine del virus”, ha detto il direttore delle emergenze dell’Oms Michael Ryan in un briefing online. In un rapporto di 15 pagine pubblicato dall’alleanza di intelligence “Five Eyes”, che riunisce i servizi segreti di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, i relatori affermano che la Cina avrebbe mentito sulla diffusione del contagio del coronavirus.

Il virus, infatti, sarebbe stato generato nella sede dell’Istituto di virologia di Wuhan, situato vicino al mercato della città, il luogo da cui – secondo le versioni ufficiali – si sarebbe diffuso inizialmente. La relazione di intelligence, riferisce l'”Australian Times”, sostiene inoltre che le autorità di Pechino abbiano messo a tacere i critici alla gestione nazionale dell’epidemia, “distrutto” campioni di laboratorio e ostacolato i tentativi di altri studiosi internazionali di sviluppare un vaccino. Sulla questione è intervenuto in un’intervista al “National Geographic” anche Anthony Fauci, noto esperto di malattie infettive nonché consulente della Casa Bianca per l’emergenza coronavirus. “Non esistono prove scientifiche a sostegno della teoria secondo cui il coronavirus sarebbe stato prodotto in un laboratorio cinese”, ha dichiarato Fauci respingendo la teoria secondo cui il virus che causa la Covid-19 sarebbe uscito da un laboratorio della città di Wuhan, focolaio della pandemia in Cina. “La scienza è molto, molto incline a ritenere che [il virus] non può essere stato manipolato artificialmente o deliberatamente”, ha spiegato l’immunologo. Fauci sostiene che “[il virus] abbia origine naturale. Ecco perché non capisco di cosa si stia parlando e perché non passo molto tempo a discutere di questo argomento”. (Nys)https://www.agenzianova.com/

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