A ottant’anni dalla uccisione di Giovanni Gentile. Il filosofo del Novecento 

In una dimensione del pensiero contemporaneo Gentile resta un punto di riferimento. È il filosofo! Si ridiscute di Giovanni Gentile a ottant'anni dalla uccisione. Gli esercizi della pietanza filosofica"giustizialista" non appartengono alla Tradizione della cultura filologica umanistica...Gentile interpreta il senso del metafisico superando la storia per definire il pensiero come processo umano...

Siamo a ottant’anni dalla uccisione di Giovanni Gentile. Il filosofo che fu ministro della Pubblica Istruzione e che portò l‘umanesimo al centro dell’esistere. La politica non è solo un pensiero. Non è soltanto un’idea. È un valore. Essendo tale antropologicamente pone al centro la dimensione di un umanesimo della cultura, in cui il concetto di Ragione può avere senso soltanto se interagisce con la visione storica di Tradizione.

Parlo di Tradizione, la quale fa costantemente i conti con una Memoria che interagisce con la Identità non di un paese, ma di una Nazione. Attenzione. Nazione e nazionalismo sono due termini completamente diversi e anche divergenti. Nazione è eredità di una civiltà filosofica e ontologica. Un significato e un significante che potrebbe anche essere considerato un percorso fenomenologico oltre Hegel stesso. Ed è certo che nella politica tout court ci sono delle filosofie che dialogano con una cultura che ha come principio portante un percorso metafisico o la metafisica.

Si ridiscute di Giovanni Gentile a ottant’anni dalla uccisione. Oltre il pensiero unico e dentro un umanesimo vichiano che pone al centro l’uomo e la spiritualità in cui l’uomo non è solo Ragione ma eredità relisiosa. Ed essendo tale le “ragioni” storiche sono distanti dalla economia materializzata come “cosa” o come prassi. Non si è mai spiegato cosa significherebbe il termine “cosa”. Non è parte integrante né della filosofia idealista cosiddetta, storica e tanto meno di una filosofia metafisica oltre il moderno. In una dimensione del pensiero contemporaneo Gentile resta un punto di riferimento. È il filosofo! Il filosofo dell’immanenza. Giovanni Gentile era nato a Castelvetrano il 30 maggio del 1875 e morto ucviso a Firenze il 15 aprile del 1944.

Tra le sue opere vorrei ricordare soltanto: “La riforma della dialettica hegeliana”, “La filosofia della guerra”, “Teoria generale dello spirito come atto puro”, “I fondamenti della filosofia del diritto”, “Sistema di logica come teoria del conoscere”, “Guerra e fede”, “Dopo la vittoria”, “Discorsi di religione”, “Il modernismo e i rapporti tra religione e filosofia”, “Frammenti di storia della filosofia”, “La filosofia dell’arte”, “Introduzione alla filosofia”, “Genesi e struttura della società”, (uscito due anni dopo l’uccisione).

Gli esercizi della pietanza filosofica “giustizialista” non appartengono alla Tradizione della cultura filologica umanistica che trova in Maesilio Ficino e Vico, appunto, la via fondante tra intelligenza, ricerca e creatività. Il giustizialismo in filosofia è lezione di un  Robespierre che ha usato l’Illuminismo come bugia di una stagione “illuminata”. Finzione e massacro. La Tradizione è Cultura. La cultura filosofica è nel rinnovare la Tradizione del pensiero nel tempo dell’essere e del tempo. È un processo che nell’epoca moderna nasce appunto dai valori e non dalla ideologia. Siamo dentro Gentile e oltre lo stoicismo.

Il filosofo non è ideologia. È idea nel Pensiero. Può piacere o meno ma i corsi e ricorsi da Vico a Gentile sono processi dentro l‘umanesimo dei popoli. La Tradizione è una civiltà che ha trovato proprio in Giovanni Gentile (il filosofo più importante del Novecento) quel punto di riferimento che ha portato nei processi del Pensiero stesso l’Uomo con la sua eredità, la sua identità, le sue appartenenze.

Certo, resto, comunque, convinto che la Tradizione non significa conservazione. È un dato nuovamente antropologico. Io non sono un conservatore in termini politici.  Sono un tradizionalista che legge nella rivoluzione l’innovazione costante della Tradizione metafisica. L’uomo e le civiltà che trovarono nel Rinascimento il prolungamento dell’Umanesimo. La filosofia di Gentile è una tradizione metafisica e da quest dimensione la cultura è la reale espressione dei modelli dialettici che puntano ad un lessico che usa il valore ulteriore che è la Libertà nella conoscenza.

Parlare di democrazia è soggettivo, non oggettivo. È una parola elastica. Si elasticizza come meglio si crede. Popolare e democratico restano due termini a fiondare lo specchio degli uomini veramente liberi. Ma la Libertà è molto di più. È ben altro. Gentile è la cultura nel rispetto della libertà o meglio è il Pensiero nella cultura della libertà dell’uomo come Essere dell’umanesimo. Il resto è retorica antica di un ideologismo che non ha altro elemento se non la demagogia. Gentile è nel senso del metafisico che supera la storia per definire il pensiero come processo umano.

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Pierfranco Bruni è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Recentemente, con decreto del Ministro della Cultura, è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. @riproduzione riservata

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