ABITARSI. Conoscendo l’orizzonte il confine il limite 

Umanesimo non è una parola da museo. È un metodo. È pedagogia. Significa educare l’uomo a rimanere umano. In un tempo che lo vuole strumento, numero, algoritmo, dato. Restare umani è un atto rivoluzionario...

di Pierfranco Bruni

Abitare con e nelle differenze. Non è uno slogan. È un compito. Forse l’unico compito che l’uomo ha ricevuto in sorte dal primo giorno. Abitare non è possedere. Non è occupare uno spazio. Abitare è restare dentro una relazione. Con l’altro che è diverso da me e proprio per questo mi interroga. Interrogarsi è vivere appunto dentro la vita. Senza assentarsi.

Noi abbiamo smarrito l’arte di abitare. Abbiamo costruito case, palazzi, città, reti. Ma non abitiamo più. Attraversiamo. Consumiamo luoghi. La differenza ci fa paura. La vogliamo omologare. Invece abitare con e nelle differenze significa riconoscere che l’identità non è un muro. È un confine. E il confine non serve a separare. Serve a incontrarsi. Perché l’invenzione è ascoltare ascoltandosi.

Fare dell’uomo una comunità di speranza. L’uomo da solo non è comunità. È solitudine. È individuo consumato dal suo io. La comunità non è somma di solitudini. È speranza che si fa condivisione. Senza speranza non c’è comunità. C’è comitato d’affari. C’è gruppo di potere. La speranza è ciò che tiene insieme le generazioni. È il filo che lega chi è venuto prima e chi verrà dopo. Senza di essa l’uomo è un inquilino senza casa.

Restare in una pedagogia dell’umanesimo. Umanesimo non è una parola da museo. È un metodo. È una pedagogia. Significa educare l’uomo a rimanere umano. In un tempo che lo vuole strumento, numero, algoritmo, dato. Restare umani è un atto rivoluzionario. La pedagogia dell’umanesimo è la fatica di ogni giorno di insegnare che l’altro vale perché è uomo. Non perché serve. Non perché produce. Perché è. L’essere!

Leggere le civiltà per comprenderle come espressione di identità a confronto. Le civiltà non si scontrano. Si incontrano. Lo scontro è l’ideologia che le strumentalizza. Ogni civiltà è identità che racconta se stessa. La civiltà mediterranea, la nostra, ha sempre saputo che l’identità è confronto. È dialogo tra rive. Gerusalemme, Atene, Roma non sono tre città. Sono tre modi di interrogare il mistero. Se le leggiamo così, comprendiamo che non esiste una civiltà superiore. Esiste una civiltà che sa ascoltare le altre. Nella civiltà dell’uomo c’è la fedeltà al sacro.

Riconoscere che l’uomo in rivolta è un uomo in cammino. Camus ci ha insegnato che la rivolta non è distruzione. È affermazione di un limite. L’uomo che si rivolta dice: fino a qui sì, oltre no. Perché oltre c’è la negazione della mia dignità. L’uomo in rivolta non è un violento. È un cercatore. È in cammino. E il cammino, appunto, è la ricerca del proprio esistere. Nessuno esiste se non cammina. Chi si ferma è già perduto. Il cammino è fatica, polvere, sete. Ma è l’unico modo per esistere. Non c’è esistenza statica. Esistere è ex-sistere. Uscire fuori. Mettersi in via. Il cammino. San Francesco è questo cammino.

Dialogare è sapienza di cuore. Il dialogo non è tecnica di comunicazione. Non è negoziato. È sapienza che viene dal cuore. Il cuore, nella tradizione biblica e mediterranea, non è sentimento. È centro del pensiero. È luogo dove si decide. Dialogare con il cuore significa non aver paura di lasciarsi ferire dall’altro. Chi dialoga per vincere non dialoga. Conquista. Ma la conquista è un perdere nel tempo.

Ascoltare è il dono vero dell’obbedienza. Abbiamo rovesciato tutto. Pensiamo che obbedire sia sottomettersi. Obbedire, ob-audire, vuol dire ascoltare stando di fronte. Con intensità. Ascoltare è il dono più grande. Perché quando ascolto veramente, do all’altro il tempo della mia vita. E il tempo è l’unica cosa che non torna.

Di-sperare e sperare. Togliere sempre la di… La nostra lingua è sapiente. Di-sperare è il prefisso che nega. È la dispersione. È lo smarrimento. Sperare è raccogliersi. Ogni giorno dobbiamo togliere una di. Una piccola sillaba che ci avvelena. Togliere la di dalla sfiducia e resta fiducia. Togliere la di dal disamore e resta amore.

Non dimenticare perché non bisogna perdersi. E se ci si sente persi bisogna ritornare a ricordare. L’uomo contemporaneo ha paura della memoria. La cancella. La riscrive. Ma chi dimentica si perde. La memoria non è nostalgia. È radice. Senza memoria l’albero cade al primo vento. Ricordare, re-cordis, riportare al cuore. Quando ti senti perso, non cercare una mappa nuova. Torna al cuore. Torna a ciò che ti ha generato. C’è sempre un Dio che ci toglie dal deserto e dalla notte buia.

La memoria è il tempo che lega. Il tempo non è cronometro. Non è orologio. È legame. La memoria tiene insieme passato e futuro. Senza di essa il presente è solo un attimo che si consuma. Con la memoria il presente diventa soglia. Restare sulla soglia è preparare il salto. Kierkegaard è testamento.

Abitarsi è ritrovare sempre il centro conoscendo l’orizzonte, il confine, il limite. Ecco il punto ultimo. Non si abita solo una casa. Si abita se stessi. Abitarsi. Verbo riflessivo dimenticato. Abitarsi significa tornare nel proprio centro. Ma il centro si ritrova solo se si conosce l’orizzonte che ci chiama, il confine che ci incontra con l’altro, il limite che ci ricorda che non siamo dèi. Senza orizzonte si è ciechi. Senza confine si è invasori. Senza limite si è disumani. Dentro la metafisica dell’anima è il conoscere le parole. María Zambrano è riuscita ad amare anche l’esilio.

Abitare con e nelle differenze è tutto qui. È una teologia laica. È una antropologia mediterranea. Una metafisica appunto che vivo o cerco di vivere giorno dopo giorno. Tra il mio giardino abitato dalle rose e le stanze della mia casa in Calabria che mi aspettano. Un’attesa che non dimentico. Ho la tradizione lungo i passi. Francesco non è solo una meta. È il mio cammino. 

@Riproduzione riservata

💬

Paese Italia Press su WhatsApp

Resta dentro le notizie che contano

Segui il canale WhatsApp di Paese Italia Press per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.

Segui il canale WhatsApp
Stampa Articolo Stampa Articolo