Bisogna saper mantenere il segreto. Una filosofia della pazienza in ogni tempo perduto

Resistere è saper mantenere vivo il segreto. Perché "...solo l'uomo che è capace di tenere un segreto e degno di essa". In filosofia il segreto è un tempo in quella fenomenologia della memoria che è memoria della parola...delle emozioni. Anche la morte è una emozione. Qui cerco la solita chiave. Cosa fa la filosofia? Sgalambro si pone davanti a questo interrogativo: "Se non sai consolare un morente, a che vale tutta la tua filosofia?"...

Ciò avviene quando il crepuscolo diventa notte e i fatti futili e vani sono oltre il profondo.

Roma, 8 dic.2023 – Resistere. A cosa? Alla malinconia? Alla nostalgia? Alla solitudine? Ma se marcisce anche il pensiero (Manlio Sgalambro) come si può resistere a uno scavo della sobrietà illuminante che ferisce le emozioni? Sua emozione. Anche la morte è una emozione che noi non riusciamo a vivere nel momento in cui tocca il nostro tempo interiore. Tanto meno riusciamo a consolarci per la nostra morte quando la morte arriva. Pensarci è comunque resistere alla vita. 

Bisogna mettere ordine alla grande confusione della coscienza che opprime il pensiero stesso. Perché: “Si leva il vento delle parole/perisce la proporzione, le/ stimmate dell’assunzione/ si cancella l’insubordinazione”. Ciò avviene quando il crepuscolo diventa notte e i fatti futili e vani sono oltre il profondo. Perché dovremmo uscire dall’irrazionale? Per vedere ciò che della morte rimane. Dopo di essa non siamo più soli perché entriamo in quella spirale che è il ricordare negli altri che restano. Oltre il caos e il labirinto dove una via può essere attraversabile, nonostante la luna completamente nera, c’è anche la spirale. Un inizio e una fine. Ovvero l’inizio misterioso e la fine devastante. 

La fine è sempre voragine devastante che però incuriosisce. Siamo fatti di curiositas. Fino a quando questa domina siamo nel campo di Giobbe. Quando scompare siamo nel calvario e nella terra di Giuda. La necessità, o il necessario, di Cartesio viene superata/o. Ma grazie a cosa? Ad aver abbandonato il dubbio e la ragione della desolata terra (un po’ come in Eliot) per un promessa terra (non solo biblica ma mitica da mito). 

Sgalambro ci intristisce dicendo: “… se i confini tra il giorno e la notte non sono mai stabili e sicuri non è, forse, che non c’è nessun giorno e c’è solo il crepuscolo e la notte?”. Più che tristezza è agonia dell’agonizzante. In questa visione tragica della storia c’è solo la sconfitta. Il viaggio all’inferno trova lungo il percorso uni spiraglio in cui ogni ombra può sfuggire al crepuscolo e non diventare notte. Non so se l’ombra abbia un incipit prima dell’aurora o dopo. 

L’ombra è a volte impenetrabile. Qui avviene un incontro che è quello tra il consolatore e il morente. Qui cerco la solita chiave. Cosa fa la filosofia? Sgalambro si pone davanti a questo interrogativo: “Se non sai consolare un morente, a che vale tutta la tua filosofia?”. La consolazione diventa un morire insieme. Arriva tutto alla fine. Il filosofo è una costruttore di devastazioni oltre la morte o di attesa o di rivelazione. Negli ultimi istanti nasce una filosofia che sta oltre le pagine scritte già. 

Ancora Sgalambro: “…gli ultimi cinque minuti nella vita di un uomo sono tutto ciò a cui possiamo badare”. La consolazione è un consolatore che usa la pazienza e si impossessa della morte “… e gliene toglie la spina dolorosa”. A questo punto si affaccia sulla scena Anatol. Ovvero un mondo come volontà e rappresentazione. Il quale dice: “Nel malinconico destino della filosofia, trovai la via”. Anatol è l’altro io o il vero io di Sgalambro o della filosofia stessa? L’urgenza è data dal segreto che ogni pazienza possiede. La solitudine è pazienza come la malinconia o la nostalgia. Ecco. Bisogna resistere a non rivelare il segreto della pazienza e restare pazienti fino a fermare la devastazione del crepuscolo – notte. 

Resistere è saper mantenere vivo il segreto. Perché “…solo l’uomo che è capace di tenere un segreto e degno di essa”. Il segreto è in quella solitudine dove tutto si raccoglie in un vento di malinconie che hanno l’eco di nostalgie tra un tempo che non c’è più sul piano del reale ma che continua a esserci sulla tastiera del mistero. Inconfondibile. In filosofia il segreto è un tempo in quella fenomenologia della memoria che è memoria della parola. Bisogna restare nel segreto per non cedere alle lusinghe e alle illusioni. Resistere è restare con sé stessi. Bisogna saper mantenere il segreto. Una filosofia della pazienza in ogni tempo perduto.

…..

Pierfranco Bruni, nato in Terra Calabra cui è profondamente legato, vive tra Roma e la Puglia da molto tempo. Presidente Commissione Conferimento del titolo “Capitale italiana del Libro 2024“, con decreto del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano del 28 Novembre 2023. Archeologo, antropologo, letterato e linguista, fecondo saggista e poeta è presidente del Centro Studi Francesco Grisi e vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Dal carismatico e sopraffine stile letterario, Bruni è alla seconda candidatura al Nobel per la Letteratura. Già Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali e componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, nel corso della sua carriera è stato docente in Sapienza Università di Roma ed ha appronfondito lo studio rivolto alla tutela e alla conoscenza delle comunità di minoranze etnico-linguistiche.Archeologo già direttore del Ministero Beni Culturali, Direttore responsabile del Dipartimento Demoetnoantropologico, Direttore Responsabile unico della Biblioteca del Ministero dei Beni Culturali. Membro Commissione Premio Internazionale di Cultura per l’Antropologia presieduta da Luigi Lombardi Satriani, decano dell’antropologia contemporanea Ordinario Sapienza Università di Roma.

@riproduzione riservata

Stampa Articolo Stampa Articolo