Wisława Szymborska, l’Odio, la storia arrotonda gli scheletri allo zero … comprendere il male assoluto con le rime della poetessa polacca

la polverizzazione di vite nell’oblio di uno sterminio di massa: nella Giornata della Memoria i versi del Premio Nobel 1996 per la Letteratura. Rime liriche che descrivono con lucida sfida gli strali velenifici della pulsione più schiacciante dell’animo umano.

L’Odio

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no –
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.


Sempre energico, avvolto da una coltre di funesta maledizione è il più performante degli impulsi umani. Generatore di esplosivi contrasti abbaglia la mente e il cuore soffocandoli in una immensa e dolorosa dannazione. L’odio.

Galleggia immondo maleficamente, sovrastando sentimenti e fratellanza favorisce insane gesta, consegnando alla storia lacerazioni profonde e crimini contro l’Umanità. Letterati e poeti hanno esaminato l’odio mentre, con fare insinuante nelle piaghe sociali, sanitarie come le pandemie e crisi politiche, provoca squarci sottili e perversi, suscitando avversione verso l’altro, verso il diverso.

A raccontare  ‘’L’Odio’’ la poetessa polacca Wisława Szymborska, rime liriche per descrivere con lucida sfida gli strali velenifici della pulsione più schiacciante dell’animo umano. Versi vibranti che, nella Giornata della Memoria, restituiscono la comprensione profonda del male assoluto.

Nelle sezioni di Auschwitz e  Birkenau all’interno del complesso di Auschwitz, adibite a campo di sterminio, dove si trovavano le camere a gas, dal 1940 al 1944, secondo le più accredidate recenti valutazioni storiche, circa un milione e cento mila prigionieri appartenenti al popolo ebraico europeo, fu cancellato dall’orrore nazista, dalla esaltazione della violenza, dalla celebrazione del male nell’odio.

Esistenze polverizzate nell’oscuro silenzio della morte all’interno di uno sterminio di massa, simbolicamente spiegato dall’arrotondamento degli scheletri  in Campo di fame presso Jaslo, altra poesia di Wisława Szymborska. Una superba metafora della poetessa Premio Nobel 1996 per la Letteratura, per spiegare il dissolvimento di vite nell’oblio di un genocidio.

Campo di fame presso Jaslo

Scrivilo. Scrivilo. Con inchiostro comune
su carta comune: non gli fu dato da mangiare,
morirono tutti di fame. 
Tutti? Quanti?È un grande prato. Quant’erba
è toccata a testa? Scrivi: non lo so.
La storia arrotonda gli scheletri allo zero.
Mille e uno fa sempre mille.
Quell’uno è come se non fosse mai esistito:
un feto immaginario, una culla vuota,
un sillabario aperto per nessuno,
aria che ride, grida e cresce,
scala per un vuoto che corre giù in giardino,
posto di nessuno nella fila.

Wislawa Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca.

Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, considerata, la più importante poetessa polacca degli ultimi anni. Introspezione intellettuale, arguzia sintetica succinta ed elegante scelta delle parole, caratterizzano lo stile della Szymborska. In un’occasione la poetessa, ironicamente osservò intervenendo sulla poesia Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

la biografia

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