AUTORITRATTO DI UN MITO. “COCO SECONDO COCO”

di Sara Piccolella
"Sono schiava del mio stile: Uno stile non va mai fuori moda. Chanel non passa di moda”.

Su Gabrielle Chanel, più conosciuta come Coco Chanel, è stato detto tutto o quasi.  La geniale stilista che  dagli anni ’20 in ""poi  ha  cambiato per sempre il modo di vestire delle donne è  nel mondo sinonimo di stile, glamour, lusso.

Basta pensare  alla  celebre maison  che rappresenta ancora oggi  l’allure  inconfondibile e chic creato quasi 100 anni fa da Mademoiselle Coco.

Anche i neofiti della moda  riconoscono il suo stile unico e imitatissimo  attraverso  le sue creazioni-   dagli  intramontabili tailleur al leggendario  profumo Chanel n. 5,  dalle borse matelassé con la catena d’oro, al simbolo della maison-  la gardenia bianca.  Coco non solo ha creato uno stile,  lo ha incarnato lei stessa, diventando “lo” stile, sacerdotessa del lusso e  del glamour.  Nel piacevolissimo libro  ‘’Coco secondo Coco’’  edito da  L’Ippocampo, Patrick Mauriès  traccia un profilo nuovo della “Grande Mademoiselle”  attraverso  una  raccolta  di citazioni : una collezione di massime  ”pronunciate  come una sentenza” da questa piccola  donna bruna di umili origini  e dalla tempra d’acciaio  che grazie alla sua straordinaria intelligenza e caparbietà è diventata un’icona del lusso.  ‘’La durezza dello specchio mi rimanda la mia stessa durezza. È una lotta accanita ""tra lui e me. Esprime quel che c’è in me di preciso, efficace, ottimistico, ardente, realistico, combattivo, beffardo, diffidente: il mio lato francese. E poi ci sono i miei occhi castano dorato che regolano l’accesso al mio cuore:  da lì si vede che sono una donna”.

La sua più grande paura è la noia,  la sua missione è il  lavoro,   “il lavoro ha molto più sapore del denaro” afferma.  Il ""percorso di Chanel non è  dettato dalla fortuna ma dall’ impegno e il sacrificio,  non ha trovato le porte aperte, le ha spinte con tutte  le sue forze.

In nome del lavoro e del successo rinuncia a tutto,  perfino ai sentimenti:    ‘’Non c’è cosa peggiore dell’essere soli. Sì una: essere soli in due’’.     

 Attraverso la sua incredibile capacità di anticipare i tempi  è stata la prima couturière a guardare  alla moda in forma moderna, eliminando i corpetti stretti della Belle Epoque  che riducevano il corpo femminile ad un soprammobile e  ispirandosi a donne vere, forti,  che lavorano.   “Una moda che non scende in strada non è una moda”  e  rivoluziona  così il  modo di vestirsi, rendendolo comodo e allo stesso tempo elegante, sempre al passo con i tempi. “La cosa più difficile del mio mestiere? Permettere alla donna di muoversi liberamente, di non sentirsi travestita”.

 Dedica  tutta sé stessa  al capriccioso  mondo della moda che “ogni anno distrugge cio’ che ha appena adorato e adora cio’ che sta per distruggere”, in netta contraddizione con la  ricerca dell’essenza dello stile, di cio’ che lo rende   immutabile, eterno,  immanente. Una contraddizione rilevata anche da Roland Barthes, che per il brio e l’autorevolezza dei suoi detti la paragona a uno scrittore del Grand Siècle.

Lo stile diventa un concetto filosofico, espresso nei famosi apoftegmi nati dalla collaborazione con molti scrittori del tempo, che si limitavano ad ascoltare e riscrivere le sue famose battute: Louise de Vilmorin, Paul Morand, Edmonde- Charles Roux, Michel Déon.  Un amore per la battuta comune anche a Karl Lagerfield,  direttore creativo della Maison che di lei ha scritto  “La Coco Chanel che preferisco è quella degli inizi. La ribelle, l’eccentrica, quella che una sera si taglia i capelli prima di una “prima” all’Opéra, perché l’esplosione di uno scaldabagno le ha bruciato la splendida capigliatura. Amo la cattiveria di quando era buffa, la sua intelligenza. E’ a lei che penso nel creare le mie collezioni.”

Il resto è leggenda.

 

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