In mostra a Brescia 60 opere dell’artista curda Zehra Dogan realizzate in prigionia

“Avremo anche giorni migliori – Zehra Dogan. Opere dalle carceri turche” Una personale dell’artista e giornalista curda Zehra Dogan, a cura di Elettra Stamboulis, il percorso espositivo sarà aperto al pubblico da sabato 16 novembre 2019 al 6 gennaio 2020

– A cura di Elettra Stamboulis
– Date: 16 novembre 2019 – 6 gennaio 2020 
– Luogo: Museo di Santa Giulia, via Musei 81/b – 25121 Brescia 
– Inaugurazione: venerdì 15 novembre, ore 19.00 | Sala conferenze di Santa Giulia, via Piamarta 4  | Brescia 
– Orari: Martedì – Venerdì 09.00 – 17.00 | Sabato – Domenica – Festivi  09.00 – 18.00 | Chiuso tutti i lunedì non festivi 
– Info: tel. 030 2977833 – 834 | mail. 
santagiulia@bresciamusei.com | web. www.bresciamusei.com — Biglietti: Dal 16 al 30 novembre 2019 In concomitanza con il Festival della Pace Ingresso libero | Dal 1 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020 € 5,00 (intero) | € 4,00 (ridotto) 

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Il Comune di Brescia e la Fondazione Brescia Musei, diretta da Stefano Karadjov, presentano per la prima volta in Italia, nella cornice del Museo di Santa Giulia, una personale dell’artista e giornalista curda Zehra Dogan (Diyarbakir, Turchia, 1989).

IL PROGETTO
Avremo anche giorni migliori – Zehra Dogan. Opere dalle carceri turche” è un progetto originale curato da Elettra Stamboulis e costituisce la prima mostra di impianto critico curatoriale dedicata all’opera della fondatrice dell’agenzia giornalistica femminista curda “Jinha” e sarà aperta al pubblico da sabato 16 novembre 2019 al 6 gennaio 2020. Dopo il grande successo della performance organizzata lo scorso maggio presso la Tate Modern di Londra, città in cui Zehra Do?an ha scelto provvisoriamente di vivere il proprio esilio, l’artista è ora protagonista a Brescia di una potente esposizione, in occasione della sua partecipazione al Festival della Pace, organizzato dal Comune di Brescia e dalla Provincia di Brescia.

L'ARTISTA
L’arte di questa artista si interseca e intreccia con la vicenda personale e, inevitabilmente, con i drammatici eventi politici della più stringente attualità. La mostra fa luce sulla sua poetica, affrontandone le tematiche e i motivi ricorrenti, evidenziandone la complessità linguistica e mostrando l’ampia gamma di supporti e tecniche utilizzate per produrre opere d’arte: oggetti inconsueti, estremamente fragili, ma di grande potenza espressiva.

L'ESPOSIZIONE
Il percorso espositivo concepito da Elettra Stamboulis riunisce circa 60 opere inedite, tra disegni, dipinti e lavori a tecnica mista, che interessano tutto il periodo della detenzione dell’artista nelle carceri di Mardin, Diyarbakir e Tarso, dove Zehra è stata rinchiusa per 2 anni, nove mesi e 22 giorni con l’accusa di propaganda terrorista per aver postato su Twitter un acquarello tratto da una fotografia scattata da un soldato turco. Questo disegno digitale mostrava la città di Nusaybin distrutta dall’esercito nazionale nel giugno 2016 con le bandiere issate e trionfanti, e i blindati trasformati in scorpioni. Accanto alle immagini, anche brani del diario scritto durante la prigionia.

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