Il lavoro minorile è un fenomeno globale che non risparmia l’Italia, è molto diffuso, ma sembra invisibile. Nel nostro paese la legge stabilisce la possibilità per gli adolescenti di iniziare a lavorare a 16 anni, avendo assolto l’obbligo scolastico. I minori che lavorano prima dei termini stabiliti dalla legge rischiano di compromettere i loro percorsi di crescita ed educativi. Uno dei motivi principali che spinge i ragazzi e le ragazze a lavorare è l’avere i soldi per sé, anche la necessità o volontà di aiutare la propria famiglia o i propri genitori. Spesso anche il livello di istruzione, relativamente basso della famiglia di appartenenza, può influire nella scelta dei minori di iniziare a lavorare. I settori più interessati sono la ristorazione, la vendita al dettaglio nei negozi o in attività commerciali, le attività in campagna, in cantiere. Ultimamente stanno emergendo anche altre forme di lavoro minorile, come quello online per esempio nella realizzazione di videogiochi. È diffuso anche il lavoro nero nelle mani della criminalità organizzata, molti ragazzi vengono reclutati da associazioni criminali, anche tramite Internet, questa è una piaga dalle mille sfaccettature, i minori vengono inseriti per esempio nei giri della prostituzione, o della malavita in generale, dal Nord al Sud Italia.

Molti ragazzi entrano nel mondo del lavoro troppo presto, senza un contratto, nessuna forma di tutela, di protezione e conoscenza dei loro diritti. La crisi economica rischia di far crescere il numero dei minori impiegati in settori produttivi, spingendoli verso forme di sfruttamento intense. Stando ai dati ufficiali dell’ISTAT e dell’INAIL, nel 2022 in Italia i lavoratori di età compresa tra i 15 e i 17 anni sono stati 69.601 e secondo Save the children 1 quattordicenne o quindicenne su 5 svolge un’attività lavorativa prima dell’età legale consentita. Questi giovani vanno incontro a problemi psicologici e fisici a causa dei lavori usuranti che compiono, spesso degli abusi, dell’abbandono scolastico, della mancanza d’istruzione e dell’isolamento sociale che ne consegue. La povertà è la principale spinta che porta i minori a lavorare. Sono stati avviati alcuni progetti pedagogico-inclusivi, per esempio nel quartiere di Quarto Oggiaro a Milano, l’obiettivo è di individuare i minori in fragilità e organizzare spazi di ascolto e di orientamento offrendo luoghi educativi di coesione sociale. Spazio Agorà è un progetto nato nel cuore di Quarto Oggiaro con operatori qualificati, promuove una cittadinanza attiva e solidale. Solo interventi mirati attraverso la diffusione del diritto all’istruzione, garantendo una formazione di qualità che possa portare i ragazzi a un futuro dignitoso, possono ridurre lo sfruttamento lavorativo dei minori.
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