DISASTRO AMBIENTALE IN SIBERIA, IL PRESIDENTE RUSSO ORDINA LO STATO DI EMERGENZA

20.000 tonnellate di combustibile diesel e lubrificanti fuoriuscite dai serbatoi di una centrale elettrica e finite nel fiume Ambarnaya, le cui acque si sono colorate di rosso

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha ordinato lo stato d’emergenza in seguito a una fuoriuscita in un fiume in Siberia di una massiccia quantità di combustibile diesel da una cisterna di un impianto della compagnia Norilsk Nickel,  fortemente criticata dal capo del Cremlino per aver cercato di nascondere l’accaduto.

La perdita è di oltre 20mila tonnellate e si è verificata lo scorso 29 maggio, quando una cisterna di carburante è collassata in una centrale elettrica vicino a Norilsk, oltre il circolo polare artico. Si tratta del secondo più grave incidente del genere nella storia della Russia moderna, in termini di volume di sostanze tossiche fuoriuscite, ha spiegato l’esperto del Wwf Aleksei Knizhnikov.  L’incidente sarebbe stato causato dal cedimento dei pilastri che sostenevano il serbatoio: l’intera area è stata costruita sul permafrost che, a causa dell’aumento delle temperature, si sarebbe sciolto. L’impianto è gestito dalla NTEK, una sussidiaria della Norilsk Nickel, una delle più importanti società al mondo di estrazione e fusione di nichel e palladio.

In una teleconferenza Putin ha accusato il capo della controllata di Norilsk Nickel che gestisce la centrale, la Ntek, dopo che i vertici dell’azienda non hanno riferito l’accaduto in modo tempestivo. “Perché il governo deve saperlo giorni dopo? Deve  venire a sapere di situazioni d’emergenza dai social media?”, ha tuonato il leader russo contro il capo della Ntek, Serghei Lipin. Il ministro delle Emergenze, Evgeny Zinichev, si sta recando sul luogo dell’incidente mentre il Comitato investigativo ha annunciato l’apertura di un’inchiesta e ha già arrestato un impiegato della centrale elettrica.

Non è la prima volta che incidenti di questo tipo avvengono in impianti della Norilsk Nickel: nel 2016 da un impianto metallurgico di proprietà della società era fuoriuscito del materiale inquinante che si era riversato nel fiume Daldykan, colorandolo anche in quel caso completamente di rosso.

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