Bollicine di prosecco e rossi: l’oro dell’export italiano e la crisi

A ottobre arriva la ‘Special Edition’ di Vinitaly

“Il 2020 ha registrato una contrazione del valore delle importazioni mondiali di vino stimata di oltre 3 miliardi di euro rispetto al 2019, collegata anche all’importante riduzione delle vendite estere da parte della Francia, Paese che da sempre ricopre un ruolo predominante nel settore”. Lo hanno confermato i dati raccolti a novembre 2020 dall’Osservatorio Vinitaly -Nomisma Wine Monitor. “L’Italia ha chiuso l’anno con una crescita delle esportazioni di vino di circa il 2,9% rispetto al 2018 dovuta ad un risultato positivo riscontrato nei mercati degli Stati Uniti (+4,2% l’import di vino italiano), in Svizzera (+3,8), in Russia (+12%) e sorprendentemente anche in Francia (+6%)”. Brunello, Nobile di Montepulciano, Amarone, bollicine di Prosecco e Asti. Rosso, frizzantino, dolce amaro, inebriante: ecco i migliori vini italiani del 2019. E’ quanto emergeva dalla ricerca di Wine Monitor di Nomisma per Il Sole 24Ore sui dati delle Dogane relativi ai primi dieci mesi del 2019 rispetto ai Paesi in cima alla lista delle nostre esportazioni. Stati Uniti, Canada, Germania, Regno Unito e Russia erano nella top ten dei Paesi dell’export per i vini che “superano i 100 milioni di euro di fatturato”. “Al primo posto i due Docg del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e Colli Asolani e la macro Doc che arriva fino al Friuli e che hanno esportato a ottobre 2019 un controvalore di 870 milioni di euro, seguiti dai rossi toscani”. 

Un valore economico, una filiera industriale, che è anche agricoltura, cultura, patrimonio e made in Italy che la morsa del Covid19 sta mettendo a dura prova. Un’inversione di rotta che arriva dopo anni di costante crescita con un calo preoccupante dal mercato statunitense.

“Un tracollo di ricavi di oltre 1,5 miliardi di euro nel biennio 2020-2021 attraverso il canale Ho.Re.Ca.” (Hotellerie-Restaurant-Café) ovvero nel settore dell’industria alberghiera riporta una nota stampa in cui Vinitaly ha presentato una ‘Special Edition’ per ottobre prossimo, dal 17 al 19 a Verona. “Aver saltato due edizioni della tradizionale manifestazione di riferimento per il settore, insieme ai provvedimenti di contenimento della pandemia hanno messo in ginocchio il settore Ho.Re.Ca. in tutta Europa” ha detto il presidente di Federvini che ha accolto con entusiasmo l’impegno di Vinitaly con Veronafiere “con una serie incredibile di aperture e chiusure parziali e sincopate che determinano prospettive drammatiche per le imprese dei vini, fiore all’occhiello del Made in Italy nel mondo”.

Alle chiusure si aggiungono le restrizioni legate ai viaggi, agli incontri degli operatori specializzati del settore, tutte ragioni per le quali sono necessarie misure di sistema come approntate in altri Paesi. Federvini, aderente a Confindustria, ha chiesto quindi di guardare ai fondi del Next Generation Ue per puntare con attenzione a questo settore e a tutta la catena alberghiera, duramente colpita dalla pandemia. La vendita online, annunciata dall’Istituto del Commercio Estero che ha presentato l’accordo con il sito Tannico, non può comunque colmare il vuoto sorto in tutto quel mondo che ruota intorno al vino che è fatto di incontri, fiere, formazione, degustazioni, eventi culturali, ristorazione, viaggi. Lo ha ricordato, numeri alla mano, Coldiretti, sottolineando che “la chiusura fino a maggio affossa i 24mila agriturismi italiani con la primavera, ma ad essere colpita e’ tutta la ristorazione per la chiusura del servizio al tavolo o al bancone dei 360mila bar, ristoranti, pizzerie ed agriturismi presenti lungo l’intera Penisola con un crack da 7 miliardi per l’intero mese di aprile, rispetto alla possibilita’ di un’Italia solo rossa e arancione fino a maggio”.

I numeri dei primi 10 mesi del 2019, tornando alla ricerca Nomisma, segnavano cifre a tanti zeri, una stima di “870 milioni di euro” di bollicine, e “442 milioni” di rossi toscani. Non vanno dimenticati i bianchi più amati, riportati da www.winetaste.it, in una classifica che vede ai primi posti “friulano e ribolla gialla nella regione del Friuli; arneis e cortese (Gavi) in Piemonte;grillo, carricante e catarratto in Sicilia; reco, fiano e falanghina in Campania; garganega (Soave) in Veneto; nuragus e vermentino in Sardegna e petite arvine nella piccola regione della Valle d’Aosta nell’estremo nord-ovest”.

Mai come in questo caso è opportuno ricordare le parole dello scrittore e giornalista Mario Soldati: “Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra”. E’ tempo quindi di dire tutta la verità sulla matematica durissima di questa crisi e sui rischi che corre il nostro Paese che nell’ambrosia della tavola ha da sempre un primato. La ‘veritas’, lo sapevano bene gli avi della classicità, è ‘in vino’. Questa volta anche la nostra ricchezza. 

*Foto dal sito www.dire.it

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