Mare nostrum, un mare di rifiuti

Fondazione Openpolis: in media 700 rifiuti rilevati ogni 100 metri di litorale

Mare Nostrum, mare di plastica. 700 è il numero medio di rifiuti rilevato ogni 100 metri di litorale, tra il 2015 e il 2017. L’impietosa statistica è riportata in una nota dalla Fondazione Openpolis. Sono le spiagge dell’Adriatico a risultare più inquinate, secondo quanto riportato, sia per rifiuti monouso che per quelli legati a pesca o agricoltura. Ionio e Mediterraneo centrale rappresentano le aree con le spiagge più pulite.  Ma la sensibilizzazione sul tema ambientale, che aveva visto negli ultimi tempi una felice corsa di privati e luoghi pubblici a diventare ‘plastic free’, ha visto una repentina discesa con il sopraggiungere della pandemia. 

Secondo il WWF, ogni anno finiscono nelle acque del Mar Mediterraneo 570 mila tonnellate di plastica, come se ogni minuto gettassimo 33800 bottigliette di plastica.
Si tratta di un tema spesso sottovalutato e ignorato, come denunciano da sempre le associazioni e se non verrà risolto in fretta, porterà a conseguenze disastrose.

Volgendo lo sguardo al globale si stima, come si legge nel sito di riferimento della Fondazione Openpolis, che ben il 40% degli oceani è soggetto a inquinamento con tutto quello che ciò comporta su risorse ittiche, perdita di habitat e attività umane che a questo ecosistema sono legate. 

Dispositivi di protezione individuale legati al Covid19 e loro continuo ricambio rappresentano certamente un’insidia ulteriore in una situazione già severa: produzione di rifiuti incessante e sempre minore consapevolezza sulla questione. Anche per questo le associazioni impegnate sul campo, come Ambiente Mare Italia, un esempio tra quelle più giovani nate con questa vocazione specifica per il mare, non arretrano dal rinnovare l’urgenza di questo tema e la necessità di un impegno che non deve scomparire dai radar delle Istituzioni, né della società civile tanto più in questa fase.

Secondo una stima delle NazioniUnite, la sopravvivenza di oltre 3 miliardi di persone dipende dagli ecosistemi marini, mentre le risorse e le industrie marine e costiere valgono il 5% del Pil mondiale. E’ in questi numeri che si gioca la parabola del rischio, la sopravvivenza nostra e di quel mare di cui è “benedetto il sale e il fondale” come scrive nei suoi versi struggenti lo scrittore Erri de Luca descrivendo il Mare Nostrum.

*Foto di Ambiente Mare Italia

Stampa Articolo