Gino Iorio, vincitore del Premio Letteratura con l’opera poetica “Testamento”

Insignito per la seconda volta dall'Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Gino Iorio, come tutti i poeti, ha lasciato da tempo frenesie, illusioni e deliri propri della ricchezza e del successo. Nel suo Olimpo non c’è l’ambrosia degli Dei, ci sono “sorbo, corbezzolo, grano, fico, melagrana, pietre, sedie e penne”, oggetti delle sue liriche e platea delle sue emozioni più intime. Nota critica di Nicola Caprio di Monaco

NAPOLI – Era una domenica di primavera, nel giardino della mia amica Anna era fiorita la mimosa. Quel giorno, di qualche anno fa, ho conosciuto il dott. Luigi Iorio col quale mi sono intrattenuta in una piacevole conversazione. Il suo modo di penetrare l’essenza delle cose e dipingere con un tratto di penna l’esistenza umana, anche nelle esperienze più spigolose, aveva suscitato in me l’interesse per quell’uomo dotato, senza dubbio, di una sensibilità fuori dal comune. Quando poi ne ho approfondito la conoscenza, e sono emerse tante sfaccettature, sia nel campo del pubblico impiego sia in quello imprenditoriale sia, infine, in quello universitario e formativo dell’arte poetica, ho capito di aver avuto la fortuna di incrociare il mio cammino a quello di un Poeta esemplare; un connubio di sapienza e saggezza, un animo gentile da cui lasciarsi incantare, ma non meno anche edificare, dai versi di vita vissuta nell’amore e dall’amore stesso per la vita. 

Gino Iorio, per antonomasia il vate di Calvi Risorta, la Cales di Tito Livio – cuore dello scontro tra Fabio Massimo, “Il temporeggiatore”, e Annibale, nemico numero uno di Roma – già nel 2021 l’Istituto Italiano di Cultura di Napoli lo aveva insignito del Premio “Letteratura” per l’opera poetica “Amore”. L’autore, grazie anche al contributo della Regione Campania, ha pubblicato la silloge “Il colore delle Emozioni d’Amore” in 3.000 copie quale riconoscimento al vincitore del Premio. Nell’edizione 2022 la nutrita giuria presieduta dal Prof. Roberto Pasanisi, direttore dell’Istituto (e composta da Steven Carter, Università della California; Massimo Cocchi, Università di Bologna e scrittore; Giovanni Dotoli, Università di Bari – Università la Sorbona Parigi e scrittore; Antonio Illiano, Università della Carolina del Nord – USA: Mario Selvaggio, Università di Cagliari e scrittore; Mario Susko, Università statale di New York e scrittore; Nàsos Vaghenàs, Università di Atene; e dallo stesso presidente Roberto Pasanisi, direttore del Libero Istituto Universitario per Stranieri “Francesco De Sanctis” e scrittore) ha insignito nuovamente Gino Iorio del Premio Letteratura per la poesia “Testamento”. Le opere del Poeta, 25 delle quali già pubblicate – in gran parte dalla casa editrice Pluriversum di Ferrara -, evidenziano una semplicità naturale, intensa, scorrevole come le sorgenti dei colli che danno vita al Volturno.

da dx Gino Iorio e Sergio Camellini

Cito solo una piccolissima parte dei suoi riconoscimenti. Nel 2012 Premio Ercolano per la letteratura grazie al romanzo “Amore Amaro” e alla silloge “Momenti 99 poesie d’amore”; nel 2014 Medaglia del Presidente della Repubblica per i romanzi “La Casa di Tonia” e “Il viaggio di Tonia”; sempre nel 2014 l’Accademia Francesco Petrarca di Roma gli consegna la Coppa d’oro per la silloge “Trenta emozioni d’amore”; nel 2015 l’Accademia dei Bronzi di Catanzaro gli consegna una Targa in argento massiccio per il secondo posto con l’opera poetica “Quattro gennaio 2015”; sempre nel 2015 riceve la Medaglia di bronzo del Presidente del Senato per il romanzo “Il posto delle Aquile”; nel 2016 riceve il Premio alla carriera dall’Assessorato alla cultura Regione Piemonte  (Associazioni culturali, Vittoria Bruni); nel 2017 viene nominato“Poeta dell’anno” al Premio internazionale di Poesia di Milano; nel 2017/2018 riceve la Medaglia del Presidente del Senato per l’opera poetica “Letino” presso la sala consiliare della provincia di Asti; nel 2019 con il critico d’arte Carlo Roberto Sciascia e la poetessa Anna Cappella istituisce il Premio internazionale della Cultura con la prima edizione che si è tenuta a Letino, nel Parco Nazionale del Matese; nel  2019/2020 l’Accademia Internazionale “Francesco Petrarca” a Bassano Romano gli consegna una Coppa d’argento su una estemporanea poetica; nel 2021 l’Istituto Italiano di Cultura di Napoli lo dichiara vincitore del Premio “Letteratura – XXXVII edizione con l’opera poetica “Amore”; analogamente nel 2022 alla XXXVIII edizione, con l’opera poetica “Testamento”.

Dal 2014 Gino Iorio è membro del Senato Accademico e Preside dell’Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo di Napoli. Lo scrittore e poeta ha raccontato la sua storia anche in romanzi di indiscusso valore estetico, riconosciuti da critici e da apprezzamenti continui dei suoi tanti lettori. Per lui scrivere ha voluto significare leggersi dentro, trasformare in parole l’abisso del proprio io, circoscrivere l’orizzonte e nello stesso tempo spingersi oltre le colonne del mare cognito, rinunciare all’oblio che addolcisce le passioni, continuare a fare i conti con la propria storia. Lui, per una vita a inseguire successi e a comprimere ferite, sempre attivo e pronto per nuove scommesse in una società che fa della velocità la propria religione, non ha mai fatto inaridire il fiume sotterraneo della propria interiorità e dei propri sentimenti. Di seguito la lirica con la quale ha vinto l’edizione 2022 del Premio “Letteratura”

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5 Novembre 2018, ore 8:39 – bottega

TESTAMENTO

Il tempo

consuma i pensieri

mentre i ricordi

si accavallano nella mente

sino a raggiungere

piano piano la vetta.

L’alba è oramai trascorsa

ed anche il chiarore

del primo mattino.

Ho consumato

in un pranzo sfarzoso

la mia gioventù;

ho goduto il riposo

dopo tante fatiche;

ho cenato

con intorno

la vita che cresce.

Ora cala la sera,

le luci

sono sempre più fioche.

A testa alta

mi avvio

verso il fiume

per andare oltre.

Ti lascio

dentro un vassoio d’argento

il meglio della mia vita:

il sorbo e il corbezzolo, il fico,

il grano e la melagrana,

le pietre,

la sedia e la penna

e infine il vento,

l’unico amico che mi ascolta.

Gino Iorio

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NOTA CRITICA

Diverse le sfumature del fascino che unisce primavera e autunno: i delicati profumi di aprile, i rotondi sapori di novembre. Una sintesi d’autore la si trova nelle note di Vivaldi, dove la giovinezza e la maturità delle stagioni toccano vertici di bellezza insuperati. Gino Iorio, poeta e scrittore di conio antico e di marcata matrice lirica, nel “testamento” racconta a se stesso prima che agli altri i crucci della sua vita e i brividi che ne hanno accompagnato il percorso. Vivaldi e Iorio, parole al posto delle note. Sintesi e bilancio di una vita, la storia di un uomo, la sua. Ma “Il testamento” è anche una sorgente viva, palpiti e malinconia, nei quali ogni lettore può attingere e ritrovare frammenti di se stesso.

Ricordi sbiaditi ritornano e acquistano spessore e colori, pensieri della notte scivolano nell’albore del giorno, un caleidoscopio fissa le immagini del viaggio vissuto, tappe di una vita, stagioni intense, veloci, controverse, mai ferme. C’è il pranzo sfarzoso della giovinezza, con le sue lusinghe, e il riposo del guerriero, deposte le armi del successo e gli inganni che ne sono la compagnia. Tenera è la sera del poeta, soffuse le luci, mentre intorno la vita cresce ed esplode. Calante la notte che si avvicina e il poeta, a testa alta, è pronto ad avviarsi verso e oltre il fiume: ha vissuto e lascia dentro “un piatto d’argento” il meglio della sua vita. Non dice a chi, e i beni che lascia – i versi, le emozioni, le storie – non hanno un notaio.

Gino Iorio, come tutti i poeti, ha lasciato da tempo frenesie, illusioni e deliri propri della ricchezza e del successo. Nel suo Olimpo non c’è l’ambrosia degli Dei, ci sono “sorbo, corbezzolo, grano, fico, melagrana, pietre, sedie e penne”, oggetti delle sue liriche e platea delle sue emozioni più intime. Non manca neppure un amico, il vento, con il quale si confida e che lo ascolta e gli parla. Lirica sublime, capolavoro del suo genere, questo testamento del Vate di Cales, così diverso dall’angoscia e dal travaglio dei poeti maledetti della moderna tradizione francese e americana, così vicino al Cantico delle creature di Francesco d’Assisi. Iorio non si ribella, non si lamenta, lascia una eredità di affetti e di emozioni, orizzonte e linea di confine di chi crede in Dio e apprezza i suoi Doni.

Nicola Caprio di Monaco

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