Siria. Pausa umanitaria non rispettata a Ghouta est

Continuano i bombardamenti sull'area della Ghouta orientale in violazione all'accordo del cessate il fuoco ad ore voluto da Putin

Violata la tregua umanitaria ordinata dal presidente russo Vladimir Putin nella provincia Ghouta orientale, roccaforte dei ribelli della periferia di Damasco. La pausa era stata annunciata il 26 febbraio dalla Russia ed era prevista a partire da ieri dalle 9 – le 8 italiane – alle 14 – le 13 italiane – per trenta giorni, con l'obiettivo di proteggere civili che avrebbero dovuto attraversare corridoi umanitari e lasciare quell'area, dove in una settimana sono rimaste vittime di bombardamenti governativi oltre 500 persone. Ma l'Osservatorio siriano dei diritti umani ha invece denunciato raid aerei delle forze di Bashir Al Assad, subito dopo l'entrata in vigore della tregua. La risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu il 24 febbraio sul cessate il fuoco non è stata dunque rispettata come riferito dal portavoce a Ginevra dell'Ufficio per gli aiuti umanitari, Jens Laerke. Una tregua violata perfino dall' uso di armi chimiche, asserisce l'Osservatorio per voce dei ribelli secondo cui nella notte di ieri la Ghouta est è stata colpita da raid aerei e lanci di razzi. Attacchi e responsabilità che Damasco invece respinge.

Smentiti anche dalla Russia i sospetti che le forze del presidente Assad abbiano potuto usare armi chimiche nel raid di domenica a poche ore dalla risoluzione approvata dal Palazzo di Vetro. La morte di un bambino e oltre 13 civili con sintomi di asfissia dopo una incursione aerea, secondo fatti riportati da fonti locali farebbero supporre che la bomba sganciata contenesse gas. Impegni umanitari, presi anche da Putin che ha votato la risoluzione, traditi nelle ore successive perfino nella rimodulazione degli iniziali trenta giorni di pausa orientata dal capo del Cremlino verso una tregua giornaliera ad ore. Violata anche questa soluzione che se pur ristretta avrebbe dato ossigeno ai civili del nord est di Damasco in mano ai ribelli.

Nella zona secondo le Nazioni Unite vivono oltre 400mila persone bersaglio dei bombardamenti, secondo il governo siriano, delle forze antigovernative.

La Croce rossa internazionale pronta per l'evacuazione dei feriti ha chiesto ieri con insistenza corridoi umanitari necessari anche per i civili che vogliono lasciare il territorio. Rimasto invano fino ad oggi l'appello. Gli attacchi aerei continuano senza sosta sull'area della Ghouta orientale, ultima roccaforte ancora in mano ai ribelli siriani nei pressi della capitale Damasco. Un'area sotto assedio dal 2013 lacerata dal conflitto tra questi ultimi e le forze governative di Bashir Al Assad sostenute dall'esercito filo iraniano e dalla Russia.

Uno scenario cruento che non vede sbocchi e che potrebbe complicarsi intrecciandosi in un altra crisi che ha come attori Corea del Nord e Occidente. Secondo esperti Onu in un rapporto pubblicato dal New York Times, Pyongyang avrebbe fornito alla Siria materiali da utilizzare per l'industria di ordigni chimici.

Nel rapporto di denuncia delle violazioni delle sanzioni imposte alla Corea del Nord per esportazione di missili, le Nazioni Unite scriverebbero che a partire dal 2009 a largo della Grecia sarebbero state intercettate numerose navi sulla rotta siriana, anche se non battenti bandiera coreana, provenivano dalla Corea del Nord con a bordo armi e agenti chimici poi sequestrati. Lo stesso rapporto cita il sequestro avvenuto nel 2012 della Corea del Sud di una di queste navi che trasportava maschere a gas ed elementi missilistici.

 

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