L’Europa delle barriere, ma i giovani non ci stanno

I risultati dell’ultimo sondaggio Demos inchiodano l’Italia

Il più vecchio paese del continente, l’Italia ha perso circa 100mila unità nel 2015 in gran parte giovani partiti per cercare fortuna fuori dai confini della penisola. Confini che adesso più che mai la maggior parte degli italiani vorrebbe, specchio di una società – la nostra – sempre più vecchia e dalle idee chiare in merito a sicurezza e politiche migratorie. Si alle barriere. Insieme ai migranti negli ultimi mesi sono cresciute le inquietudini e i muri, i controlli e le frustrazioni di quanti – soprattutto i giovani – spesso condividono percorsi simili e non sono favorevoli alla “chiusura” bandita da papa Francesco pochi giorni fa all’Europa. Polemiche per quanto sta accadendo al Brennero e per la politica fortemente conservatrice dell’Austria che oltre al confine con l’Italia sta chiudendo quelli con Ungheria e Slovenia. Le frontiere insomma si trasformano sempre più in barriere, in Macedonia ad esempio ma anche in Bulgaria, al confine tra paesi che hanno enormi tradizioni civili e democratiche sia nel centro sia al nord del continente. Fra Gran Bretagna e Francia a Calais, e nei periodi di grande flusso migratorio anche tra Francia e Italia mentre la Danimarca e i Paesi scandinavi difendono con i “denti” il loro sistema di welfare. Tuttavia in Europa cresce dovunque la domanda di vigilare i confini basta guardare i dati del sondaggio di Pragma per l’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, curato da Demos per la Fondazione Unipolis. Nei Paesi europei dov'è stata condotta l’indagine, coloro che “insistono” a pretendere frontiere aperte, in Europa, costituiscono una minoranza limitata. Mentre la maggioranza dei cittadini vorrebbe reintrodurre i controlli, in Italia lo sostiene oltre metà delle persone (intervistate). La domanda di chiusura, peraltro, risulta più elevata fra le persone anziane. Dovunque. Parallelamente, la fiducia nell’Ue è più alta presso i più giovani. Dati, questi, che ci fanno comprendere, adesso più che mai, quanto il monito lanciato da papa Francesco all’Europa corrisponda ormai a una realtà consolidata.

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