Per Merkel dura sconfitta, vincono paura migranti e populismo

Una bocciatura della Cancelliera che paga soprattutto le sue aperture verso l’accoglienza e la non chiusura egoistica sul problema dei rifugiati

                       

 

Siamo quotidianamente assaliti da orde di dolore e sgomento per violenza e terrore spesso geograficamente remoti, che tuttavia provocano paura e senso di impotenza che pesano sulle nostre vite. A maggior ragione ci pare giusto ricordare il terzo anniversario dell’elezione del papa Bergoglio. Da subito, con la scelta del nome Francesco, ha voluto indicare l’urgenza di un profondo rinnovamento della chiesa e l’approfondimento del suo compito evangelico tra tutti gli uomini credenti e non credenti. L’anno santo straordinario della Misericordia ne contrassegna il cammino e indica a ciascuno la responsabilità personale per un rinnovamento interiore e l’impegno coerente per realizzare opere conseguenti.                                                                                                                           

E’ il voto in Germania però a tenere banco. Voto amministrativo che ha interessato oltre 12 milioni di elettori in regioni di grande rilievo. Ne risulta una bocciatura della Cancelliera che paga soprattutto le sue aperture verso l’accoglienza e la non chiusura egoistica sul problema dei rifugiati. Un prezzo salato lo pagano anche i socialdemocratici, considerati subalterni alla Merkel e privi di una reale proposta alternativa. Ciò pone un grosso problema anche per la scelta del leader cui affidare la guida del Spd alle elezioni politiche del prossimo anno. Più in generale il voto esprime una insofferenza per la politica delle grandi coalizioni, nate per situazioni di emergenza e che invece sembrano diventare la regola. Il problema di fondo però, quello davvero più preoccupante, è la galoppante onda xenofoba anti emigranti che ha colpito in modo generalizzato la società tedesca alle prese con populismi e rigurgiti nazionalisti, addirittura neonazisti. Un segnale orribile per l’intera Europa che , a maggior ragione, dovrebbe finalmente riuscire a darsi una politica programmatica ed istituzionale adeguata, credibile e riconoscibile dai cittadini europei.

(14 marzo 2016)         

 

da www.aje.it

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