Palermo, “un solo drink è già troppo”: ASP e associazioni insieme contro i rischi dell’alcol in gravidanza

Mocktail, quiz interattivi e confronto con gli esperti nel cuore di Palermo per sensibilizzare sulla FASD.

di Gian Piero Corso

PALERMO, 9 settembre 2026 – (gpc) Informare, sensibilizzare e soprattutto prevenire. Con un messaggio semplice e inequivocabile: in gravidanza non esiste una quantità sicura di alcol e “un solo drink è già troppo”.

È questo il messaggio al centro dell’iniziativa che, martedì 8 settembre, ha richiamato numerose donne nella suggestiva cornice di “Sartoria – Miscelazione democratica, Cocktail Bar”, in via Discesa dei Giudici, nel cuore di Palermo.

Una scelta non casuale quella di un locale abitualmente legato alla socialità e al consumo di bevande, trasformato per un pomeriggio in un vero e proprio presidio di informazione e prevenzione. Le partecipanti hanno potuto degustare un mocktail, cocktail completamente analcolico, e cimentarsi nella compilazione di quiz interattivi, confrontandosi direttamente con esperti sanitari sui rischi della FASD, i Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico, legati all’esposizione prenatale all’alcol.

L’iniziativa è stata promossa dall’ASP di Palermo, in collaborazione con l’associazione LIFE and LIFE ETS e con gli specialisti di AIDEFAD, nell’ambito del progetto “Mamma Dieci Alcol Zero! Prevenzione dei Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico e della Sindrome Feto-Alcolica”, inserito nel Piano aziendale della prevenzione dell’ASP di Palermo.

A sintetizzare il senso della campagna è lo slogan scelto per l’iniziativa: “Un solo drink è già troppo”.

«Questa iniziativa è volta a sensibilizzare la popolazione sui problemi dell’uso dell’alcol in gravidanza – ha spiegato Giampaolo Spinnato, direttore dell’Unità Operativa Complessa Dipendenze Patologiche dell’ASP di Palermo –. Abbiamo scelto questo locale proprio perché il nostro intento è coinvolgere gli esercenti nell’attività di prevenzione, visto che i locali sono luoghi frequentati anche per il consumo di alcol».

L’obiettivo, ha sottolineato Spinnato, è arrivare all’azzeramento del consumo di bevande alcoliche durante la gestazione. «È particolarmente importante – ha aggiunto – visto che una quota di disturbi del neurosviluppo infantile è legata proprio all’uso dell’alcol in gravidanza. Se azzeriamo il consumo, possiamo ridurre una quota dei disturbi del neurosviluppo, a favore della salute dei nostri figli».

Sui possibili effetti dell’esposizione prenatale all’alcol è intervenuta anche Patrizia Riscica, medico e presidente del Comitato scientifico di AIDEFAD.

«Siamo l’unica associazione italiana che si occupa di FASD – ha spiegato – che raccoglie tutti i possibili danni che l’alcol può causare quando la madre consuma bevande alcoliche. La FASD si presenta principalmente con problemi di tipo neurologico, come ritardo intellettivo e disturbi del linguaggio, e questi danni possono durare per tutta la vita».

L’esposizione all’alcol, ha ricordato Riscica, può essere associata anche a malformazioni organiche a livello cardiaco, renale e scheletrico. Da qui un’indicazione netta: «Non esiste una quantità sicura di alcol in gravidanza: anche piccoli consumi potrebbero causare danni. C’è però una buona notizia: la FASD è prevenibile se non si beve durante la gravidanza. Quindi anche un solo drink è già troppo».

A ribadire la necessità dell’astensione dall’alcol già nella fase precedente al concepimento è stata Maria Rosa D’Anna, responsabile scientifico del Dipartimento Materno Infantile dell’ospedale Buccheri La Ferla di Palermo, da anni impegnata nella collaborazione con LIFE and LIFE ETS.

«L’alcol è una sostanza psicoattiva che dà dipendenza e interferisce in tutti i trimestri della gravidanza – ha affermato D’Anna – provocando possibili complicanze sia sul versante materno sia su quello fetale, con conseguenze che possono ripercuotersi sulla famiglia e sulla società».

Per quanto riguarda la salute materna, tra i problemi evidenziati vi sono il mancato assorbimento di alcune vitamine essenziali per la salute della donna e del feto, oltre a un aumentato rischio di aborto e di complicanze durante il travaglio.

«Sul versante fetale – ha proseguito D’Anna – si va dal ritardo di crescita intrauterino fino alla temibile sindrome feto-alcolica, nota come FAS, che può determinare ripercussioni dal punto di vista fisico, neurologico e comportamentale, con conseguenze che possono persistere per tutta la vita».

Da qui la raccomandazione: «Consigliamo di abolire l’uso dell’alcol sin dal periodo preconcezionale e di perseguire questo proposito per tutta la gestazione e l’allattamento. L’unica certezza è abolire totalmente l’alcol».

Perché quando si parla di gravidanza e salute del nascituro, il messaggio della campagna non lascia spazio a equivoci: alcol zero, fin dal periodo preconcezionale. (GPC)

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