L’anno che inizia oggi, per l’Ucsi

di Vania De Luca, presidente nazionale Ucsi (Unione Stampa Cattolica Italiana)

"Ne è valsa la pena? Tutto vale la pena, se l'anima non è piccola"(Fernando Pessoa, Mar português).

Un anno che si chiude e un altro che inizia ricorda una soglia, un passaggio, da attraversare con doppio sguardo, uno al cammino fatto e un altro a quello da percorrere. Il passato e il futuro, e in mezzo, noi, con la volontà di fare delle scelte, tra bilanci e ripartenze, fardelli da lasciare e scommesse nuove da rilanciare. Legare o sciogliere? Continuità o rottura? Restare o andare?

Ciascuno è alle prese con i suoi conti e le sue domande, a cavallo d’anno, per andare avanti ma facendo memoria delle esperienze vissute, delle persone incontrate, delle riflessioni maturate… Gioie e amarezze, incomprensioni e gratificazioni, fallimenti e successi, delusioni e sorprese. Al fondo una domanda: su cosa puntare per ripartire?

Non è un momento felice per la categoria, indebolita su tanti fronti (non ultimo quello dei tagli all’editoria decisi dalla manovra economica e finanziaria, progressivi negli anni fino all’azzeramento a partire dal 2022). A rischio tante testate e tanti lavoratori, inclusi quelli dei settimanali diocesani presenti in tutta Italia. Per non parlare di quelli costretti a un precariato permanente, o a quelli che pur facendo attività giornalistica sono ben lontani da una giusta retribuzione. Già alla vigilia del provvedimento come Ucsi avevamo sottolineato che quando una voce libera si spegne, o si affievolisce, è una luce in meno su una parte di realtà che rischia di cadere nell’ombra, con un danno che è collettivo. Non possiamo che ribadirlo, auspicando che si trovino le strade per garantire le condizioni di una dignitosa sopravvivenza per chi svolge il proprio ‘servizio’ di informare il pubblico, nell’interesse della collettività.

"È evidente che dobbiamo fare un discernimento del presente, ma dobbiamo frequentare il futuro, senza perdere la nostra memoria". (Francesco, La forza della Vocazione, Dehoniane 2018)

Pensando al percorso Ucsi tanti sono i desideri, guardando avanti, e non tutti, probabilmente, realizzabili. Entriamo con il 2019 nel sessantesimo dalla fondazione uscendo da un anno intenso: il sito che non è solo una vetrina ma ormai un riferimento costante per molti colleghi, la partecipazione a tante battaglie per un’informazione libera e responsabile, (spesso insieme all’Ordine e alla Fnsi) il rilancio di Desk con gli ultimi due temi proposti, Giustizia e Città, che ci auguriamo possano continuare a offrire spunti per iniziative in tutta Italia, la scuola Giancarlo Zizola, che per il terzo anno abbiamo svolto ad Assisi, le tante iniziative proposte dalle Ucsi regionali(particolarmente qualificate quelle formative, con i crediti riconosciuti dall’ordine dei giornalisti), la riflessione interna sull’opportunità o meno di una revisione statutaria mentre il futuro della legge nazionale sul terzo settore, con le possibilità offerte a tutto l’associazionismo, non è più cosa certa come si presentava appeno un anno fa.

Una notizia di questi giorni però qualche riflessione dovrebbe indurla. Il 27 dicembre infatti il Ministero del Lavoro ha pubblicato la circolare sugli adeguamenti statutari richiesti, tra gli altri soggetti, alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale per rientrare nel nuovo Codice del Terzo Settore. Gli statuti andranno modificati entro il 2 agosto 2019.

A fronte di tutto questo viviamo tempi non facili per la libera informazione e per quel pluralismo, pilastro di democrazia, in cui abbiamo sempre creduto (basti pensare ai numerosi richiami del presidente della Repubblica Mattarella, nel corso dell’anno, di cui abbiamo puntualmente dato conto sul nostro sito).
Un modo per frequentare il futuro può dunque tradursi nello sforzo di immaginare forme nuove in cui possa vivere al meglio lo spirito antico, quello che diede origine all’Ucsi, 60 anni fa, con la volontà di una testimonianza cristiana nel mondo del giornalismo che allora era soprattutto la stampa, insieme a un po’ di radio e a una televisione nascente. In appena sei decenni si è compiuta una rivoluzione, di cui internet, il digitale, i social sono le espressioni più evidenti. 

«Siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). Dalle community alle comunità.

E’ un tema che ci interpella quello della 53 esima giornata per le comunicazioni sociali 2019, che già si conosce anche se il messaggio del papa uscirà a fine gennaio. Sottolinea quanto sia importante “restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona”, ponendo l’accento “sul valore dell’interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro”. Avremo modo, a partire dal messaggio, di proporre riflessioni, iniziative e percorsi di ricerca “sullo stato attuale e sulla natura delle relazioni in Internet per ripartire dall’idea di comunità come rete fra le persone nella loro interezza”. Ma più importante di ogni possibile attività o iniziativa, tanto più nell’anno del sessantesimo, sarà lo spirito, l’anima, che sapremo metterci dentro. L'augurio è che ciascuno si ponga le sue domande, sapendo che le risposte non sono soltanto per se stessi.

 

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                    Vania De Luca, è presidente nazionale dell'Ucsi (Unione Stampa Cattolica Italiana)

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