Qui non ci sono attori e spettatori. Il Teatro è uno.
Sono parole di Pier Paolo Pasolini, ma non vogliono essere un precetto, un manifesto, attestano solo un fatto: quello che – raramente – si materializza quando una comunità di spettatori esce dalla routine dell’intrattenimento (i cui effetti in genere non superano il tempo dello spettacolo) e comincia a capire e condividere sentimentalmente un luogo, i suoi spettacoli, le sue diverse attività, la cultura che esprime. Tanti spettatori diversi, per età, condizione, interessi, eppure uniti da un tratto comune: non voler vedere solo spettacoli dagli intrecci futili e stiracchiati. Cercano racconti di realtà, di Storia, senza l’inutilità dell’effimero. Che divertano anche, certo, ma che non svincolino nella banalità. Figure, personaggi, temi di oggi e di ieri, solo apparentemente lontani, ma che parlino a noi, di noi. Per pensare meglio, fare il meglio. Tanti indizi di ciò, una prova piccola, ma certa: alla fine della serata, per lo più, i nostri spettatori lasciano lentamente la platea, attardandosi a scambiare qualche commento anche con qualcuno sconosciuto fino a poco prima. Se poi, come sempre più spesso da noi piacevolmente accade, qualche artista si ferma a dialogare con loro, be’ allora si può anche far notte. Domande, curiosità, spunte di civile, colta conversazione entrano a far parte della rappresentazione. Arte e Vita si parlano. Ecco cosa può fare il Teatro. Un bel respiro profondo di libertà.
Giancarlo Sammartano
La Stagione verrà inaugurata giovedì 24 ottobre con lo spettacolo Il corpo di Matteotti, testo e regia di Andrea Baldoffei, con Andrea Baldoffei e Matteo Vairo, disegno sonoro di Alessandro Giannone. Due corpi – l’assassino, lo squadrista Amleto Poveromo e la vittima Giacomo Matteotti – condividono uno spazio circoscritto e soffocante, in cui rumori laceranti impediscono di pensare ma non di sentire l’orrore dell’atto che sta per compiersi: è il momento della convulsa sepoltura del corpo di Matteotti. Ucciderlo è stato facile, nasconderlo sembra un’impresa impossibile. Tutto il coraggio cameratesco, incapace di concepire la sconfitta, la violenza esibita che vuole essere osservata, temuta ora vacilla e mostra l’abisso che c’è in un ideale che sa solo uccidere vilmente i suoi oppositori.
Si prosegue sabato 1 novembre con una serata evento dal titolo Il filosofo notturno – Franco Nebbia 40°, conducono Flavio Oreglio e Silvia Nebbia. Con Lino Patruno Jazz Show, Mariano Perrella, Pierfrancesco Poggi, Giovanni Vacca, Gigi Zito & The Jazzcab. A quarant’anni dalla scomparsa del geniale artista un evento interamente dedicato alla sua memoria. Franco Nebbia è stato compositore, cantante, attore e noto presentatore del quiz Il Gambero in Rai. La serata vede la proiezione di un breve cortometraggio su Franco Nebbia, con interviste a molti personaggi, testimoni dei fatti d’epoca: la nascita del “Nebbia club” a Milano, primo Teatro Kabarett italiano che ha raccolto i fermenti sociali, culturali e politici degli anni ’60-’70, la fondazione della prima Roman New Orleans Jazz Band (così battezzata da Louis Armstrong). Il video contiene anche brani cantati da Giovanni Samaritani (Arciliuto), accompagnato al piano dal M° Riccardo Biseo e brani di film e contributi televisivi con testimonianze di Franca Valeri, Enrico Vaime, Giancarlo Governi, Edmonda Aldini, Arturo Brachetti, Michele Mirabella, Lino Patruno, Maria Jatosti e molti altri.
Lunedì 11 novembre sarà in scena lo spettacolo Figlio non sei più giglio con Daniela Poggi e Mariella Nava, monologo a due voci scritto e diretto da Stefania Porrino. Prendendo spunto dalla famosa lauda Il pianto della Madonna di Jacopone da Todi, Stefania Porrino delinea in questo monologo la figura di una donna moderna, Maria, interpretata da Daniela Poggi, che vive anch’essa il dolore di una spada che le ha trafitto il cuore ma in una situazione rovesciata, in cui l’amato figlio non è vittima innocente dell’altrui malvagità ma autore egli stesso di violenza su una donna, su una madre che, come sua madre, è portatrice di vita. I pensieri, le domande e i sentimenti di Maria, costretta a misurarsi con la sua impotenza di fronte alla violenza perpetrata dal figlio su un’altra donna, vengono offerti al pubblico sotto forma di una lettera che la madre scrive al figlio per tentare di ricostruire le possibili e molteplici cause dell’atto assassino da lui compiuto e trovare uno spiraglio di speranza in una sua rigenerazione interiore che renda possibile a lei – madre – perdonare un figlio che non è più giglio.
Serata evento per la raccolta fondi in favore di Telefono Rosa.
Dal 15 al 17 novembre Cristian Masella, Claudio Spadaro e Andrea Fanfoni saranno i protagonisti dello spettacolo Il ServitoRe – libero da ogni potere, un’opera che ci parla di Libertà e di quanto la sua conquista sia vitale per ogni essere umano; la libertà dal padrone, la libertà dal potere, la libertà di respirare. Una dialettica, quella tra il Servo e il Padrone, che ha ancora molto da dirci e che nello spettacolo viene raccontata da due personaggi senza tempo con un linguaggio diretto, irriverente e inaspettatamente divertente.
In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne sarà in scena venerdì 22 novembre lo spettacolo Abbiamo tutte la stessa storia diretto e interpretato da Elisa De Paolis, Vanessa Littera e Alisia Pizzonia. Con le parole crude, vivide ed impietose di Tutta casa, letto e chiesa di Franca Rame e Dario Fo, tre giovani attrici affrontano coraggiosamente il tema della violenza quotidiana contro le donne, contro un sopruso fatto sistema. Cercano attraverso il Teatro, il nervo della coscienza di noi tutti, per raggiungere finalmente il reciproco rispetto tra uomini e donne, la parità dei generi.
Sabato 23 e domenica 24 novembre torna in scena, dopo il grande consenso ottenuto la scorsa stagione teatrale, lo spettacolo Pietro Orlandi, fratello testo e regia di Giovanni Franci, con Valerio Di Benedetto. Uno spettacolo con cui ripercorrere quarant’anni anni di silenzi ostinati, torbidi segreti e incredibili menzogne, a tu per tu con il pubblico. Una serrata stand up tragedy che affronta uno degli eventi più oscuri che hanno attraversato la storia del nostro Paese.
Dal 29 novembre al 1 dicembre Nicola Acunzo sarà in scena con lo spettacolo Il sindaco scomparso – la vera storia di Lorenzo Rago. Battipaglia, 1953 liberamente ispirato al libro omonimo di Massimiliano Amato, drammaturgia di Paolo Floris e Nicola Acunzo, regia di Giancarlo Sammartano. Lo spettacolo drammatizza, in un crescendo mozzafiato, la vicenda oscura ed irrisolta della scomparsa nella notte del 20 gennaio 1953 di Lorenzo Rago, sindaco socialista di Battipaglia, in provincia di Salerno. Vittima di un intreccio oscuro di interessi della camorra locale (Vittorio Nappi, Pascalone ‘e Nola, Alfredo Maisto) con probabili interventi dei Servizi deviati. Errori giudiziari, depistaggi, false testimonianze renderanno impossibile la ricostruzione della verità, in favore di una “ragione di Stato” che travalica il generoso lavoro di riscatto di tanti amministratori locali. Spettacolo di memoria e denuncia, in cui la figura del sindaco scomparso -un imprenditore prestato alla politica e al governo della sua città- rivive pur nell’assenza, con le sue luci ed ombre. Una storia dimenticata, che attraverso il Teatro può ancora raccontare molto dell’Italia del ‘900.
Venerdì 6 dicembre avremo Valentina Petrini in Chi decide sui nostri corpi? La disobbedienza di Sibilla. Sibilla Barbieri ha cinquantotto anni, da dieci combatte contro un tumore che non le dà tregua. Quando Sibilla riceve dai suoi oncologi la notizia che non c’è più niente da fare, prende una decisione: vuole morire in pace. Ma in Italia il fine vita resta un tabù, nonostante diversi Tribunali si siano espressi per affermare che “La libertà personale” è “inviolabile” (art. 13 della Costituzione) e che pertanto il Parlamento è colpevole di non aver ancora legiferato in tal senso. Sibilla racconta alla giornalista Valentina Petrini la sua scelta e insieme scrivono il racconto degli ultimi giorni di vita, la sfida alle istituzioni e l’ultimo viaggio verso la Svizzera. Dopo la morte, Valentina Petrini ha il compito datole da Sibilla di rendere pubblico il suo gesto e quello delle persone che l’hanno aiutata, tra cui suo figlio Vittorio che rischia dodici anni di carcere per averla portata a Zurigo, dove Sibilla ha potuto morire con il suicidio medicalmente assistito. Uno spettacolo di teatro civile, un dialogo tra Sibilla e Valentina Petrini che mette in luce le contraddizioni con cui lo Stato ha impedito a Sibilla, e prima di lei a Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Dj Fabo e molti altri, di esercitare il diritto di scelta sui propri corpi.
Protagonista della serata di venerdì 13 dicembre sarà Michele Mirabella con È intelligente, ma non si applica, un viaggio fantasioso da Dante a Pirandello fino ai giorni nostri, dalla prosa al cinema, dal varietà alla radio, alla televisione, attraverso i ricordi della sua vita tutta spesa dietro e davanti le quinte teatrali e sulle cattedre universitarie. Dal baule della memoria usciranno incontri, episodi, viaggi, malinconie, passioni, sorrisi e risate di un’esistenza giocata tra arte, studio, cultura e tavole del palcoscenico. Ne risulta uno spettacolo che è un insieme di tante forme teatrali, dalla narrazione all’avanspettacolo, dall’improvvisazione alla recitazione, all’intrattenimento musicale, dall’intervista al dialogo giocoso e divertente con il pubblico. Si riderà con il garbo del sorriso.
In occasione delle festività natalizie, il Teatro di Villa Lazzaroni propone una serie di spettacoli dedicati ai più piccoli.
Si parte sabato 28 e domenica 29 dicembre con Che confusione Elsa – supereroi contro principesse della Compagnia Road to Wonderland. Cosa succederebbe se il destino di Elsa fosse diverso? Gli Avengers, dopo le numerose battaglie intergalattiche sono a corto di super eroi e decidono di provare ad ingaggiare Elsa, la regina di Arendelle, perché ha i super poteri. Elsa si vedrà messa alla prova con nuove sfide e prospettive.
A seguire domenica 5 gennaio Tele Monte Olimpo, commedia musicale di Gianluca Boffoli. Gli dei dell’Olimpo sono i protagonisti del palinsesto di una nota emittente televisiva, Tele Monte Olimpo. Si raccontano ai nostri giovani spettatori i miti e le leggende dell’antichità in chiave divertente e ironica, e fra canzoni, balletti e scene esilaranti ritroveremo alcune, fra le numerose divinità, impegnate nella conduzione di uno show televisivo e alle prese con racconti e narrazioni “epiche”. All’interno dello spettacolo troveranno posto tanti temi importanti come la condanna della guerra e della violenza, l’importanza del rispetto per gli altri. Una rappresentazione dei personaggi mitologici “casalinga” e spassosa.
A conclusione delle festività, lunedì 6 gennaio sarà in scena Grosso guaio a Fiabilandia, commedia musicale di Gianluca Boffoli. Cosa accadrebbe se il mondo della fantasia all’improvviso si restringesse? Se tutti gli eroi e le eroine delle fiabe si ritrovassero insieme nella stessa fiaba? Se non ci fosse abbastanza fantasia per tutti loro? Una moderna rilettura di molte fiabe famose che affronta l’importante tema dell’amicizia trattato con ironia e semplicità, per far apprezzare al giovane pubblico la meraviglia di questo antico e imprescindibile sentimento. Lo spettacolo condurrà i giovani spettatori alla scoperta del mondo incantato e magico del teatro fatto di musica e parole dove, sentendosi a casa, tutto può succedere.
Venerdì 10 e sabato 11 gennaio Lorenzo Flaherty sarà in scena con Il Visitatore di Eric Emmanuel Schmitt assieme a Nicola Adobati, Andrea Vincenzo Verde e Maria Grazia Ciarlone, regia di Francesco Branchetti. Un testo inquietante e commovente scritto nel 1993 e portato in scena innumerevoli volte in tutta Europa. La scena si svolge nello studio di Sigmund Freud la sera del 22 aprile 1938, dopo l’invasione dell’Austria da parte delle truppe di Hitler, nel momento dolorosissimo in cui egli deve lasciare Vienna. Sigmund Freud attende notizie della figlia portata via dalla Gestapo quando appare un uomo alla finestra, un intruso che infastidisce ma affascina il grande psicanalista. Egli non sa chi sia ma intavolerà con lui una lunga discussione sui grandi temi a cui da sempre l’uomo non ha saputo dare risposta fin dalla fatidica domanda “Perché, se Dio esiste, accade l’orrore? L’uomo è Dio? È un pazzo che si crede Dio?” Freud che ha sempre negato l’esistenza di Dio si fa coinvolgere in questo confronto con lo sconosciuto e si rende presto conto che questo anomalo visitatore forse è davvero Dio. Una riflessione sulla condizione umana contemporanea. Uno spettacolo a tratti inquietante, doloroso, commovente ma che fa anche sorridere, coinvolgendo lo spettatore in riflessioni su argomenti oggi troppo spesso rimossi e dimenticati.
Dal 17 al 19 gennaio torna sul palco del Teatro di Villa Lazzaroni Andrea Rivera questa volta con lo spettacolo Nonsense di me! Una vita di follie fuori e dentro il palco. Esiste ancora la Satira? Con il mio Teatro- Canzone ho cercato di farla sempre a tutto tondo invece molti per lavorare oggi la fanno a spicchio di caramella. Il pubblico non sa più riconoscerla? Mi butterò sul privato. Volevo far stampare sui giornali il necrologio “È morta Vera Satira anni 70”. Ho desistito. Mi avrebbero tutti chiesto se fosse stata una mia parente e in un certo senso sì, lo è. Sono un figlio di madre ormai ignota. “Una risata vi seppellirà!” si gridava nel Sessantotto, ora ci han seppellito con battute sul sessantanove. Il pubblico ormai vuole esser rassicurato ed io vi rassicuro che vi sconcerterò raccontandovi la mia vita tragicomica anche attraverso i miei incontri-scontri artistici. Insomma con me la Satira è viva. Quindi, viva la Satira!
Sarà in scena venerdì 24 gennaio lo spettacolo Albania casa mia di e con Aleksandros Memetaj, regia di Giampiero Rappa. 25 febbraio 1991, Albania. Il regime comunista che per più di quarantacinque anni aveva controllato e limitato la libertà dei cittadini albanesi è ormai collassato. Migliaia di persone cercano di scappare verso l’Occidente partendo dai porti di Valona e Durazzo con navi, pescherecci e gommoni diretti verso l’Italia. Tra questi c’è anche Alexander Toto, trentenne che scappa da Valona a bordo del peschereccio “Miredita” (“Buon giorno”) e giunge a Brindisi. Su quel peschereccio c’è anche Aleksandros Memetaj, bimbo di 6 mesi. Albania casa mia è la storia di un figlio che crescerà lontano dal suo paese, in Veneto, luogo che non gli darà mai un pieno senso di appartenenza. Albania casa mia è anche la storia di un padre, dei sacrifici fatti, dei pericoli corsi per evitare di crescere suo figlio nella miseria di uno Stato che non esiste più. I destini di Aleksandros Memetaj e Alexander Toto apparentemente lontani si incrociano più volte nella storia fino a creare un’unica corda, un unico pensiero. Finché l’uno diventerà il figlio e l’altro il padre.
Sabato 25 e domenica 26 gennaio Maria Letizia Gorga sarà in scena con Monna Lisa unplugged scritto e diretto da Pino Ammendola. Sul palco solo il celebre quadro di Leonardo e un pianoforte. Poche note e si avvera quello che dice Antonin Artaud “la musica è il solo passaggio che unisca l’astratto al concreto”, accade il miracolo: Monna Lisa, ascoltando quella melodia, prende coscienza di sé, si libera della tela che la imprigiona da secoli e comincia a raccontarsi al pubblico come donna, come icona della pittura mondiale. Il racconto procede senza soluzione di continuità, tra i sentimenti della ‘persona’ madonna Lisa di messer Giocondo e la storia e le vicissitudini del quadro più famoso del mondo. La musica punteggia e contrappunta il racconto con canzoni e pezzi musicali dedicati alla Gioconda, mentre la miriade di immagini che l’hanno vista esaltata, deturpata, modificata, in qualche modo cannibalizzata, sia da grandi artisti come Duchamp che da oscuri pubblicitari scorrono in scena. Una riflessione sul potere visionario dell’arte e su come il capolavoro acquisti una vita propria e generi intorno a sé una misteriosa logica del consenso.
Il mese di gennaio si concluderà con lo spettacolo La bambina di carta in scena dal 31 gennaio al 2 febbraio, testo e regia di Flavio Marigliani, con Flavia Nardella, Fabio Vasco e Stefano Mondini. Prendendo spunto dalla vicenda di Nojoud Ali, sposa bambina yemenita che a soli 10 anni trovò il coraggio e la forza di chiedere il divorzio da un uomo più grande di lei che i genitori avevano costretto a sposare, e da altre notizie di cronaca, lo spettacolo vuole essere innanzitutto un’opera di sensibilizzazione nei confronti di un controverso tema ancora largamente ignorato in Occidente, ma che, con i crescenti flussi migratori, è diventato una realtà anche nei paesi europei. Una riflessione più ampia sulla libertà della donna, sul suo ruolo, sia nelle società mediorientali, sia nella società occidentale, al fine di stimolare un dibattito più consapevole per smontare le ipocrisie e i pregiudizi che inquinano la discussione su temi così delicati. Per questo motivo l’allestimento è organizzato come una conferenza stampa, con la rottura della cosiddetta “quarta parete” per consentire la partecipazione attiva del pubblico con domande e riflessioni.
A febbraio, venerdì 7 e sabato 8 Astra Lanz porterà in scena lo spettacolo Soltanto quel che arde di Christiane Singer ispirato ad una novella di Margherita di Navarra. Un racconto epistolare che i due protagonisti, un uomo e una donna, narrano rivolgendosi al medesimo interlocutore. Si assiste dunque al racconto della stessa storia che appare diversa poiché diversa è stata l’esperienza, soggettive le riflessioni e le considerazioni sul senso e significato del loro percorso evolutivo umano e spirituale. Anche l’interprete è la stessa, seppure i personaggi siano due: Sigismondo e Alba. Con questo spettacolo ci si propone di mettere a confronto le due differenti posizioni al fine di esplorare la diversità dei due elementi, maschile e femminile, per ricercare la complementarietà nelle due contrapposte energie.
Dal 21 al 23 febbraio si prosegue con Una storia vera fatta di bugie di Jennifer Clement, adattamento teatrale di Sabrina Biagioli e Iris Basilicata, con Sabrina Biagioli, Iris Basilicata, Mathilde Serre e Yaser Mohamed, che ne cura anche la regia. La narrazione affronta il tema della discriminazione di classe e delle disuguaglianze, conseguenza della dominazione coloniale. Leonora vive con i suoi sei fratelli e la mamma in un villaggio fuori Città del Messico. È una bambina che non ha mai conosciuto suo padre e per sopravvivere con le sorelle e la mamma va in montagna a raccogliere ramoscelli per farne scope. Portata in convento, dove avrebbe avuto un pasto ogni giorno e imparato un mestiere, Leonora a tredici anni viene scelta come domestica dalla signora Lourdes O’Conner. La vita di stenti sembra essersi allontanata: la casa è grande, calda, accogliente. Il signor O’Conner, il padrone della casa, un giorno, in assenza della moglie, si avvicina a Leonora “calpestando la sua ombra e impedendole ogni movimento”. Abituata fin da piccola ad ubbidire, a dire sempre sì, Leonora non saprà mai di essere una vittima ma quando si accorgerà, dopo diversi anni, che tutto intorno a lei è una trappola, troverà il suo riscatto e la sua libertà.
Spazio alla danza venerdì 28 febbraio e sabato 1 marzo con lo spettacolo Apple After Newton della Dance Company Uscite di Emergenza, coreografia e regia di Davide Romeo. Lo spettacolo associa la ricerca del corpo in caduta alla mela, simbolo che racchiude nel suo immaginario storie, detti, giochi e leggende. La leggenda vuole che Newton arrivò a concepire la gravità osservando una mela cadere dall’albero. Il corpo, nell’ebrezza della caduta verso il pavimento, che Nancy Stark Smith definiva ”irresistibile”, incontra un vuoto. Il faller è come se si addormentasse e il suo corpo si abbandona alla caduta senza una guida verso il pavimento, come fosse perso nello spazio. É in questo vuoto e in questo spazio che la famosa mela di Newton si perde, attraversando le numerose immagini che l’uomo ha attribuito ad essa. La mela e le immagini connesse ad essa diventano il leitmotiv di una ricerca antropologica su tutti i fronti: relazionale, evocativo, esperienziale, coreutico e coreografico. “L’altra metà della mela” è una ricerca di completezza in cui ognuno di noi è impegnato. Sentirsi completi alle volte è una dolce caduta in cui abbandonarsi completamente.
Domenica 2 marzo Marco Bonini sarà protagonista di La genesi di tutti i nostri problemi. “…e Dio creò i terrosi a sua immagine e somiglianza, li creò uguali, maschio e femmina li creò… ma non durò per molto”. Nuovo spettacolo per la storia più vecchia del mondo: il racconto delle origini. Cosa è veramente successo tra il capitolo 1 della Bibbia, la creazione dell’uomo, o meglio la creazione dei “terrosi”, maschio e femmina e il capitolo 2, la “costruzione” della donna? Che fine ha fatto la prima femmina creata? Con l’assoluta leggerezza della pesantezza si racconterà la Genesi del patriarcato e come questo sistema di potere sia la causa di tutti i nostri problemi, non solo di genere, ma anche politici, economici, pedagogici, finanche quelli energetici e ambientali. Questa è la storia della Genesi di un sistema di sfruttamento, dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna e dell’uomo sull’ambiente. Ma questa è anche la storia della Genesi della soluzione a tutti i nostri problemi.
Sabato 15 e domenica 16 marzo Massimo Wertmüller sarà in scena con In bocca al lupo, viva il lupo! di Francesco Sala e Massimo Wertmüller, regia di Francesco Sala. Un viaggio teatrale e sentimentale che racconta il millenario rapporto tra il lupo e l’uomo nella Storia. Preoccupati oggi più che mai per la probabile estinzione di questo bellissimo animale, dichiariamo tutti gli animali specie protette; anche dalle fake news che fanno passare l’antenato del cane come bestia terribile e pericoloso assassino. Attenti all’uomo piuttosto. Cosa possiamo e dobbiamo fare di fronte a problematiche come quelle di lupi e cinghiali? Risolvere sparandogli contro? E come ci guardano gli animali? Massimo Wertmüller ci accompagna in una escursione metafisica, surreale, politica, appassionata e divertente su sentieri della poesia e della Storia: inciampa nel mito, tra pastori antichi e moderni, predatori e prede. Nel suo diario di viaggio c’è la saggezza di Trilussa e quella di Lucrezio, ci sono le sonorità, le musiche, i richiami della natura evocati per noi dalle note e dagli effetti di Pino Cangialosi. Alla ricerca del lupo: senza sentieri, mappe, pregiudizi. Per trovarsi uno di fronte all’altro. Nell’habitat del lupo, dove lui è il padrone, l’individuo, e noi le prede. Un viaggio poetico e irriverente per una nuova politica della Natura, per salvare il nostro pianeta dallo sfruttamento e l’autodistruzione.
Isabel, tratto da una storia vera, di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo, sarà lo spettacolo in scena venerdì 21 marzo, con Caroline Loiseau. Uno spettacolo che si muove tra teatro, danza, e narrazione e racconta la vita di una donna e della sua famiglia attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra il 1963 e il 2022. Isabel è una donna, molte donne, è figlia, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole. Isabel è la costante ricerca della normalità e della quotidianità perduta, è la speranza che fatica a soccombere. Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti. Isabel è una donna semplice come tante. Questa storia è come tante altre storie, solo che questa è la storia di Isabel e per questo è speciale e unica. Lo spettacolo e i fatti raccontati all’interno sono ispirati alla storia vera di Victoria Donda, prima figlia di desaparecidos ad essere eletta alla Camera dei Deputati argentina.
Sabato 22 marzo sarà la volta di America America di Giuseppe Fava, con la Compagnia Metis Teatro, regia di Alessia Oteri. America America è l’interpretazione fantastica di una grande epopea umana che influì profondamente sulla vita di due popoli, quello siciliano e quello americano, all’inizio del ‘900. La rivoluzione dei Fasci siciliani e l’emigrazione di milioni di italiani del Sud verso il nuovo mondo. Narra un’autentica ed eccezionale pagina di storia, forse dimenticata e che, tuttavia, nel bene e nel male, lasciò il suo segno definitivo sull’evoluzione della civiltà occidentale. In America America rivive come materia di spettacolo, tutto l’immenso e pressoché sconosciuto patrimonio artistico popolare, le musiche e i canti di amore, di solitudine, di nostalgia, di dolore, e speranza espressi dalla misteriosa e tragica anima popolare siciliana. E c’è anche un dato affascinante e terribile: l’anima siciliana di oggi si può cantare con le stesse parole, la stessa musica di quel tempo.
A conclusione del weekend, domenica 23 marzo un imperdibile appuntamento con il Teatro degli Accettella con lo spettacolo Pulcinella e la luna. In scena Alessandro Accettella e Arianna Fiorin, regia di Danilo Conti. Che strano tipo è Pulcinella! Un giorno scopre che la sua pancia, sempre più affamata, sa parlare e cantare. Così la convince ad esibirsi in pubblico per fare Teatro. La Luna, incuriosita, si gode la scena dall’alto e dice a Pulcinella che anche lei vuole fare Teatro. Comincia così a raccontare due storie che la riguardano mentre Pulcinella si accuccia su di un tetto vicino. Il primo racconto è una leggenda indiana che narra di un lupo che perde il suo cucciolo nella foresta e chiede alla luna un aiuto per ritrovarlo. E poi c’è la fiaba persiana di un Re, che vuole raggiungere la luna costruendo una torre altissima di scatole fino a toccare il cielo. Pulcinella ascolta le due bellissime storie e, perdutamente, si innamora della Luna. Ma è una storia d’amore impossibile. Troppo lontani i due, troppo diversi tra loro. Forse, una dolcissima serenata potrebbe avvicinarli come mai prima d’ora. Uno spettacolo con attori e marionette a filo caratterizzato da momenti delicati, poetici, divertenti accompagnati dalla musica che scandisce tempi e movimenti della scena.
Ad inaugurare il mese di aprile sarà lo spettacolo L’ebrezza della volata finale di Valerio Molinaro, in scena dal 4 al 6 aprile. Con Francesco Latilla, Giancarlo Porcari, Cristina Tassone, Federico Paolini e Lorenzo Mastrangeli, regia di Gianni Aureli. Immaginate una calda giornata estiva del 1999 in un torbido ufficio da detective dalle parti di Miami Beach. Ora vi chiedo
un ulteriore sforzo: immaginate una donna sexy, glaciale e spietata che entra nel vostro ufficio e ancheggiando vi chiede di rintracciare Charles Bukowski, lo stesso scrittore che voi sapete per certo essere morto da qualche anno. Questo è ciò che ha vissuto Chuck Malone, un investigatore privato, fallito, alcolizzato come da cliché, coinvolto in una spirale di casi assurdi, alle prese con mogli fedifraghe, scommesse ippiche finite male e agenti dell’F.B.I. che si divertono a torturare i poveri cristi con gli elettrodi. Filo conduttore di tutta la vicenda sembra essere Miguel Garcia, il miglior cliente di Malone (anche se lui non l’ha mai incontrato di persona), che gli commissiona la ricerca di una misteriosa e fantomatica Fenice Rossa. L’azione si svolge tra squallidi sobborghi malfamati, splendidi quartieri residenziali, librerie e bar, soste obbligate per rimandare quanto più possibile gli impegni e sprofondare in una falsa autocommiserazione che non si a addice Chuck Malone, il più dritto detective di Miami Beach.
Si prosegue sabato 11 e domenica 12 aprile con Lettera da una sconosciuta di Stefan Zweig, con Stefania Barca, regia di Angela Bandini. Vienna 1922. Un affascinante scrittore viennese, di ritorno da una vacanza, nel giorno del suo compleanno, trova una lettera che dice: “A te, che mai mi hai conosciuta”. Incuriosito, poi via via più perplesso e affascinato, inizia a leggere e scopre l’amore assoluto di una donna nei suoi confronti, che la sta portando alla morte. È la donna che racconta accanto al letto di suo figlio morto, la nascita e lo sviluppo di questo sentimento nei suoi confronti. Bambina di tredici anni, vede arrivare, un giorno questo signore affascinante, da cui si sente subito attratta. Passano gli anni e finalmente l’uomo la nota e, conquistato dalla sua grazia, trascorre con lei tre notti d’amore. Il risultato sarà un bambino, la cui esistenza terrà celata all’uomo. Il bambino si ammala e muore e lei è sul punto di seguirlo. Solo a questo punto decide di raccontare all’uomo il suo amore fatale per lui. Lo scrittore nato e vissuto nel clima cólto, cosmopolita, libero, che fu l’Austria del primo Novecento, vede esplodere il suo mondo nelle macerie della Prima Guerra mondiale. L’ascesa del nazismo lo condanna al distacco definitivo da quel mito, e alla programmazione lucida del suicidio: Sono in giro per il mondo come una foglia al vento, o una nave in balia dei venti. La donna è anch’essa una foglia al vento che cerca disperatamente di ancorarsi, inventando una storia d’amore totale, pura, un mito perfetto ed eterno.
Giovedì 8 maggio Enrico Bonavera sarà in scena con Il Vino e suo figlio. Enrico Bonavera è oggi l’Arlecchino del Servitore di due padroni del Piccolo Teatro di Milano, spettacolo con cui, negli ultimi vent’anni, ha girato praticamente tutto il mondo. Oltre al virtuosismo nella recitazione con le Maschere della Commedia dell’Arte, Bonavera ha studiato le tecniche di narrazione popolare, sviluppando doti di affabulatore che ha saputo sapientemente coniugare con quelle di mimo ed attore gestuale. In Il vino e suo figlio protagonista assoluto è IL VINO, il suo valore ‘mitico e sacro’, la sua paradossale congiunzione tra ‘basso corporeo’ e filosofia del palato e della vita. Liberamente tratto da Il Navigatore del Diluvio di Mario Brelich, ripercorre, attraverso il racconto di Sem, figlio primogenito, le tappe misteriose della scoperta del vino da parte di Noè e, tramite quello, del suo rapporto strettamente personale con Dio, un Javhè molto complice e ‘umano’. Figlio di un “vecchio alpino”, anche Bonavera trova lo spazio, in una specie di “intervallo comico”, per raccontare la propria personale “rivelazione alcoolica” in un galoppo epico, divertente, spirituale (nel senso proprio di “spirito/alcool”).
Dal 9 all’11 maggio in scena Grido d’amore Edith Piaf di Ennio Speranza, diretto e interpretato da Gianni De Feo. Belleville, quartiere popolare al Nord di Parigi, 15 dicembre 1919. Nasce Edith Giovanna Gassion conosciuta solo qualche anno dopo e in tutto il mondo con il nome di Edith Piaf, il “passerotto”. Una donna che ha riversato nella voce la febbre di una vita difficile, spezzata da alti e bassi, colma di generosità, di allegria, di disperazione, di narcisismo. In lei una fusione di impulsi e sensazioni: liberazione sessuale, alcool, droga, amori convulsi. Una donna che ha avuto incontri, scontri, che è stata ispirata e che ha ispirato. Jean Cocteau che scrisse per lei Le bel indifférent e le rimase amico per tutta la vita fino al punto di morire lo stesso giorno, di lei disse: “Non ho mai conosciuto una persona meno parsimoniosa con la propria anima. La sperperava, ne gettava l’oro dalle finestre”. De Feo, accompagnato dal suono evocativo di una fisarmonica, racconta e canta le canzoni della chanteuse réaliste vestendo i panni di un poeta vagabondo, un clochard dei nostri tempi che, nel ripercorrere alcuni frammenti della propria vita, ripropone i passi dell’esistenza straordinaria di Edith Piaf, un’artista il cui sguardo e la cui voce hanno segnato un’epoca e sono entrati a far parte di un mito.
Venerdì 16 e sabato 17 maggio Ludovica Valeri e Silvia Guido protagoniste di Conflitti interiori, scritto e diretto da Ludovica Valeri. Lo spettacolo si apre all’interno del corpo di uno studente universitario. Stom e Deno, rispettivamente lo stomaco e la prima parte dell’intestino tenue del giovane, stanno litigando in merito al regime dittatoriale di Mente. Il primo vorrebbe continuare a rispondere alle richieste assurde del Capo nel tentativo di non far saltare il sistema, il secondo vorrebbe invece fare la rivoluzione facendo sostituire i vertici al comando. Mentre i due continuano a litigare su questo punto, parlando anche dei colleghi (Peter Pancreas, Paul e Moni, Cuore e gli altri), seguiamo da una parte ciò che succede fuori (con audio e/o video che ci immergono nella vita reale del ragazzo), dall’altra le avventure dei tre neuroni rimasti attivi nel cervello, alle prese con Caffeina. Il giovane stimolato dalle continue decisioni autodistruttive di Mente, che in realtà si scopre non coincidere esattamente col Cervello, Stom ha un’ischemia. Nel trambusto provocato, Mente da solo, cerca i suoi compagni. Appare un personaggio femminile: Immagine che terrorizza Mente. Chi è Immagine? Cosa è successo a Mente, tanto da portarlo ad avviare una procedura di autodistruzione anni prima? Come la conoscenza di una ragazza possa aver avuto un peso fondamentale in tutte queste vicende? I neuroni incontreranno un nuovo personaggio, Teina, e dovranno affrontare le conseguenze dell’uso di cannabis. Il fatto che Immagine sia visibile soltanto a Mente creerà molti effetti comici. Alla fine, grazie alla collaborazione di tutti, il finale sarà positivo, dopo essere passati ovviamente, come la ricetta della commedia comanda, dal punto più triste della storia.
La stagione si concluderà con Nicola Acunzo in scena dal 23 al 25 maggio con lo spettacolo il Fuoriuscito, tratto da Ricordi di un fuoriuscito di Gaetano Slavemini, testo e regia di Valdo Gamberutti. Quando apprende la notizia della Marcia su Roma, Gaetano Salvemini intellettuale socialista, meridionalista, Professore di Storia all’Università di Firenze – sottovaluta il pericolo e scrive al suo amico e collega Ernesto Rossi: “Mussolini è preferibile a D’Annunzio, perché accumulerà tanti spropositi da fallire in fretta e togliersi di torno”. Come ammetterà tempo dopo lo stesso Salvemini: “Mai previsione fatta da me fu così sballata come quella della rapida caduta del Duce”. Via, via, il Professore apre gli occhi e, a partire dal delitto Matteotti, diventa un aperto oppositore del Regime. Per le sue convinzioni entra e esce dal carcere, sia a Roma che a Firenze, e finisce ai primi posti nella lista degli “osservati speciali”. Nel 1925 riesce a fuggire all’estero: vive tra Parigi, Londra e New York, tenendo conferenze, incontrando altri antifascisti in esilio e pubblicando articoli su riviste internazionali. Non si definisce né esule, né evaso, né rifugiato, ma “fuoriuscito”, volgendo in positivo un termine che i fascisti adoperavano con disprezzo. “Uscito fuori” dal suo paese continua, armato solo di parole, a combattere la dittatura, osservando a distanza tutta la tragica parabola del Duce e dell’Italia in camicia nera, fino alla Liberazione. Le sue memorie sono l’appassionato documento di una presa di coscienza dolorosa e antiretorica, ancora in grado di parlarci direttamente con la forza delle idee e dei valori “non negoziabili”.
LE RASSEGNE
IL TEATRO DI ULDERICO PESCE A ROMA

Dopo il successo di pubblico e critica registrato nel corso della precedente stagione teatrale, il Teatro di Villa Lazzaroni ospiterà la seconda edizione della Rassegna Il Teatro di Ulderico Pesce a Roma che verrà inaugurata domenica 10 novembre con lo spettacolo I sandali di Elisa Claps di e con Ulderico Pesce. E’ la tragica storia di Elisa, la ragazza di 16 anni uccisa da Danilo Restivo nel sotto tetto della chiesa della Trinità di Potenza, dove rimane nascosta per 17 lunghi anni con la complicità, evidente, di molti rimasti ignoti.
Si prosegue il 7 e 8 dicembre con Novecento di Alessandro Baricco, con Ulderico Pesce. Novecento è uno di libri più letti in Italia, da cui Giuseppe Tornatore trasse il film La leggenda del pianista sull’oceano. E’ la storia, quindi, di Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull’oceano.
Domenica 12 gennaio sarà in scena La fisarmonica verde di con Andrea Satta per la regia di Ulderico Pesce. Un cappotto russo, una fisarmonica verde smeraldo e un documento che denuncia le atrocità della guerra. Sono le cose che, come una bussola, guidano un figlio a intraprendere un “viaggio verso il padre”, un uomo arcaico e grande “narratore di silenzi”.
Storie di scorie, di e con Ulderico Pesce, sarà lo spettacolo in scena domenica 9 febbraio. Si parte dalla lotta del popolo lucano contro il decreto 314 per ricostruire la storia dell’industria nucleare italiana e raccontare il pericolo che ancora oggi rappresentano le centrali atomiche e i rifiuti radioattivi. A raccontare questa inquietante storia è il quarantenne Nicola: attraverso le peripezie della sua vita, infatti, scopriremo quanti e quali gravi incidenti sono avvenuti in Italia nel settore nucleare, le indagini della magistratura e gli illeciti di cui non si è mai parlato.
L’8 marzo sarà la volta di Evviva Maria! di Ulderico Pesce, con Laura Chiellino. Le vicende rievocate sono quelle relative ai moti del 1970 in Calabria, quando a seguito di una grande rivolta popolare, esplosa come forma di protesta rispetto alla decisione di nominare Catanzaro capoluogo regionale invece di Reggio ci furono decine di morti e feriti. Ma come si lega questa vicenda alla morte dei cinque giovani che nella notte del 26 settembre 1970 erano diretti a Roma con l’intento di fornire prove ad un giudice riguardo proprio l’attentato al treno “La Freccia del Sud” dove morirono sei persone quella stessa estate? Cosa c’entrano i fascisti, già sobillatori della rivolta popolare tramutatasi in azione violenta? Infine: quale il ruolo del governo centrale rispetto a questi tentativi di destabilizzazione e infine quale ruolo aveva l”ndrangheta” in queste stragi?
A seguire il 9 marzo FIATo sul collo di e con Ulderico Pesce, la storia di Antonio e Angela, due operai della Fiat Sata di Melfi che, entrati in fabbrica, credono di realizzare un sogno: si sposano, comprano casa con un mutuo, mettono al mondo due bambine, acquistano una Punto. Ma la vita quotidiana in fabbrica trasforma il sogno in incubo.
Sabato 29 marzo sarà in scena A come amianto di e con Ulderico Pesce, la storia d’amore tra Nico e Maria, due solitudini che lottano per le vite dei loro genitori – e di tutti gli ammalati di mesotelioma pleurico d’Italia- minacciate dallo stesso elemento: l’amianto.
A seguire domenica 30 marzo Il folle volo, l’ultima notte di Amelia Rosselli, testo e regia di Ulderico Pesce, con Maria Letizia Gorga, un omaggio alla “più grande poetessa della seconda metà del Novecento”, così la definì Pierpaolo Pasolini.
Torna in scena il 13 aprile Doppio Boom Pasolini di e con Ulderico Pesce, il racconto dei veri motivi che sono all’origine dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini da ricercarsi non tanto nel mondo omosessuale romano, quanto nei rapporti occulti tra ENI e Governo italiano.
La rassegna si concluderà domenica 18 maggio con lo spettacolo Il cuore degli alberi di e con Ulderico Pesce e con Almerica Schiavo. È la storia di Irene, un’attrice di teatro e fiction televisive che stufa di ciò che le succede intorno sale su un autobus alla stazione Tiburtina di Roma e inizia un viaggio senza conoscere la destinazione.
DELITTI E PROCESSI DELLA STORIA
Il Teatro racconta
Una serie di vicende giudiziarie e degli storici processi che ne sono seguiti, racconta -attraverso le drammatizzazioni con giovani attrici ed attori di Fondamenta curate da Luigi di Majo- pagine oscure eppure esemplari della storia, della società, del costume.
Di seguito gli spettacoli inseriti nella programmazione della rassegna:
– 30 novembre Il delitto Matteotti
– 18 gennaio Artemisia Gentileschi
– 8 febbraio Enzo Tortora – Un’altra colonna infame
– 1 marzo La congiura di Catilina 63 a.C.
– 5 aprile Maria Stuarda
– 10 maggio Portella della ginestra – Il bandito Salvatore Giuliano
DISTRICT DANCE FESTIVAL
a cura della Compagnia ATACAMA
District Dance Festival, alla sua terza edizione, è un festival dedicato alla danza contemporanea, ideato e organizzato dalla Compagnia Atacama con la direzione artistica di Patrizia Cavola e Ivan Truol. La programmazione, che si svilupperà nel mese di dicembre, presenta opere inedite di autori contemporanei nazionali e internazionali testimoniando la volontà di offrire nuovi sguardi e linguaggi della danza al pubblico romano. District Dance Festival è realizzato in collaborazione con La Scatola dell’Arte ETS, con la cattedra di Storia della danza dell’Università La Sapienza di Roma, con l’Ambasciata del Cile, con il Municipio VII di Roma e il Teatro di Villa Lazzaroni.
Teatro di Villa Lazzaroni
Via Appia Nuova 522/Via Tommaso Fortifiocca,71 (parcheggio gratuito) – 00181 Roma
Info e contatti 392 4406597 – teatrovillalazzaroni@gmail.com
Orario botteghino: dal mercoledì alla domenica dalle ore 15 alle ore 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21 – domenica ore 17,30 – fatta eccezione per gli spettacoli della rassegna Delitti e processi della storia che si terranno alle ore 17.
Biglietti: €22 intero – €16 Gruppi, CRAL e Convenzioni – €12 Under25 e Over 65
Acquisto biglietti online: https://www.i-ticket.it/location/teatro-di-villa-lazzaroni-roma
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