Per ventidue anni la cantante è stata energia pura e inconfondibile accanto a Vasco Rossi, che la battezzò “la Ferrari del Rock”. Ma ridurre Clara Moroni a una seppur prestigiosa collaborazione sarebbe un errore imperdonabile. Artista eclettica, pioniera della scena punk e mente dietro a successi planetari legati all’Eurobeat e alle colonne sonore di anime cult come Initial-D e Nana, Clara torna oggi a far sentire la sua voce solista. Lo fa con “Lacrime dal cielo”, prodotto da Red&Blue, un brano urban pop rock potente, teso e intriso di metafore, che fotografa le “storture” di una società anestetizzata.
L’abbiamo incontrata per farci raccontare la genesi di questo progetto, la sua visione del mercato musicale attuale e il segreto di una carriera vissuta costantemente fuori dagli schemi.
“Lacrime dal cielo” viene descritto come un brano ‘urban pop rock’ che contesta una società indifferente e manipolata dalle notizie. Qual è stata la scintilla precisa, il momento in cui hai sentito l’impellenza di scrivere questo pezzo e di vestire i panni di una ‘Giovanna d’Arco moderna’ nel videoclip?
Non ricordo il momento esatto. Quando scrivo mi vengono fuori idee di getto. Di sicuro era da tempo che mi ponevo certe domande, visto quello che mi accade intorno, che accade intorno a tutti noi. Diciamo che nel video ho voluto fondere due figure, perché le ambientazioni e il modo in cui sono vestita richiamano un po’ Neo di Matrix.
È un testo pieno di metafore, in cui si intrecciano varie tematiche: dall’incomunicabilità data dalla velocità del consumo, anche emotivo, alla decadenza della verità, fino alla guerra. Pensa che il titolo stesso, Lacrime dal cielo, viene dal video dell’abbattimento di un drone su Kiev: i pezzi incandescenti cadevano al suolo proprio come lacrime di fuoco.
Per la produzione di questo brano (e dell’intero album) hai lavorato con Fabrizio Simoncioni e, per la pre-produzione, con Fidel Fogaroli dei Verdena. In che modo le loro diverse sensibilità musicali hanno aiutato a plasmare quell’atmosfera tesa ed epica che caratterizza il singolo?
Fidel Fogaroli è un creatore di mondi. È stato lui a dare quell’epicità al pezzo dopo aver sentito il testo. È anche un creatore di suoni: non sai come faccia, ma mette insieme tre o quattro elementi apparentemente distanti e crea un suono nuovo, unico ed emozionante.
Su Fabrizio Simoncioni, invece, si fa prima a elencare i dischi del rock italiano che non ha fatto. È un grande produttore, un grande musicista e un sound engineer straordinario. Ha messo tutto al suo posto, ha enfatizzato alcuni passaggi, ne ha aggiunti altri e ha cucito addosso al brano un sound veramente personale. È stato un vero piacere lavorare con lui.

Hai dichiarato che questo brano si interroga sulla condizione umana rispetto a ciò che un tempo era considerato il ‘sentire Umano’ (l’amore, l’empatia, il rapporto con l’ambiente). Secondo te, la musica e il rock hanno ancora il potere e il dovere di risvegliare le coscienze, o si stanno piegando troppo spesso alle sole logiche commerciali?
C’è una nuova avanguardia giovanile – per quanto ancora piccola – che non ne può più della junk music (la musica spazzatura) e ha riscoperto il piacere di imparare a suonare uno strumento, mettere in piedi una band e fare cose originali e personali. In parte questo ritorno lo dobbiamo al fenomeno dei Måneskin. Speriamo solo che il vento porti i semi e faccia aumentare questi fiori nel deserto.
«C’è una nuova avanguardia giovanile che non ne può più della junk music e ha riscoperto il piacere di suonare in una band. Speriamo che il vento faccia aumentare questi fiori nel deserto.»
Vasco Rossi ti ha definita “La Ferrari del Rock” e per 22 anni sei stata una figura iconica al suo fianco, fino alla svolta radicale dopo Modena Park. Quanto c’è di quell’incredibile bagaglio nei tuoi progetti attuali e quanto, invece, hai dovuto “azzerare” per far emergere la Clara solista di oggi?
In realtà io nasco come solista: prima di lavorare con Vasco ho pubblicato due dischi con la EMI e, ancora prima, facevo parte di un gruppo punk. Anche durante la mia lunga collaborazione con lui ho continuato a pubblicare vari album, di cui uno interamente in inglese. Di conseguenza, la percezione che ho sempre avuto di me stessa era semplicemente quella di cantare insieme a un altro interprete. Non ho azzerato nulla. Tengo tutto nel mio bagaglio: ogni singola esperienza che ho vissuto mi ha portato a essere la Clara che sono oggi, nel bene e nel male.
Moltissimi fan italiani ed europei stanno scoprendo solo ora che dietro alle colonne sonore di anime cult come Initial-D e Nana, o a hit di videogiochi mondiali come Fortnite, c’è la tua etichetta (DMI) e un team tutto italiano. Come riesci a far coesistere la tua anima rock e punk underground con la produzione di generi come l’Eurobeat e il J-Pop per il mercato globale?
L’Eurobeat, che poi è diventata famosa nel mondo grazie alle colonne sonore di serie anime leggendarie come Initial-D, ha in realtà una struttura di scrittura profondamente rock. Questo accade perché noi della DMI eravamo – e siamo tuttora – tutti un po’ rocchettari o metallari. Molti pezzi hanno chitarre rock pompatissime. Lo dimostra perfettamente anche il successo di gruppi come le Babymetal, che uniscono l’estetica delle idol giapponesi a basi estremamente metal.
Inoltre, viaggiare spesso in Giappone per tanti anni è stato bellissimo, amo moltissimo la loro cultura. Io mi reputo un’artista eclettica: posso fare tante cose diverse, perché precludermi nuove esperienze? L’unico genere musicale che non farei mai e poi mai è il reggaeton. Per il resto, mi piace tutto ciò che trasmette energia.
Paese Italia Press su WhatsApp
Resta dentro le notizie che contano
Segui il canale WhatsApp di Paese Italia Press per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.
Segui il canale WhatsApp

