Pierfranco Bruni
Quando lo sciamano si pone come dimensione onirica, la curandera diventa accoglienza.
Cos’è lo sciamanesimo? È una domanda nella ritualità del tempo e della spiritualità che non conosce prassi e, tanto meno, ragione. Un impeccabile “esercizio” di vita e di morte per giungere alla piazza della Luce, dove ogni spiritualità ha la sua alchimia. L’uomo non decide se non possiede dentro di sé l’alchimia del segno magico.
È Plotino che ci dice: «Tutte le cose sono piene di segni, ed è un uomo saggio chi riesce a imparare una cosa da un’altra».
L’ascolto è fondamentale. Non è una religione e non è soltanto un’antropologia. Penso spesso alle voci che hanno accompagnato la mia vita. Tutto è vitale. Persino la morte ha una sua vitalità trasfiguratrice. I morti sono dentro di noi. Finché restano dentro, hanno la forza di guidarci, nonostante la loro assenza fisica.
Mi trovo nelle Ande.
Nel cuore delle Ande, dove il sole si leva ogni mattina e il vento sussurra segreti antichi, la presenza di Mamani, uno sciamano che ha dedicato la sua vita alla cura della terra e delle anime, custodisce un sapere alchemico antico. La sua storia è un racconto di introspezione e di memoria. Un percorso che si snoda tra la tradizione e la modernità, tra la saggezza ancestrale e la ricerca di senso. Lo sciamanesimo è una via di conoscenza, una via che conduce all’unità e alla comprensione del mondo.
Mamani è uno sciamano che ha seguito questa via: ha imparato a leggere i segni della natura e a comprendere il linguaggio degli animali, delle forme, del paesaggio e delle tracce. «Il mondo è un libro aperto, e noi siamo le pagine che lo compongono». Questa frase di Mamani riassume la sua visione del mondo, profondamente radicata nella cultura andina e nella tradizione sciamanica.

Come anche Carlos Castaneda, che con i suoi personaggi ha unificato la ruota del tempo lungo i viaggi onirici della mente. La mente è il possibile dell’impossibile, senza cedere alle utopie nelle quali le società moderne si sono nascoste, senza tener conto delle civiltà che hanno come centro la metafisica della tradizione. Nei miei libri ho spesso raccolto le voci degli sciamani e delle curandere che mi vengono a trovare nelle notti crepuscolari.
Lo sciamanesimo andino è una pratica spirituale che risale a migliaia di anni fa, quando gli antichi abitanti delle Ande credevano che il mondo fosse abitato da spiriti e divinità. Gli sciamani erano mediatori tra il mondo umano e quello spirituale. Avevano il compito di curare le malattie, prevedere il futuro e mantenere l’equilibrio della natura.
In fondo, lo sciamanesimo andino è una pratica di cura, fondata sulla comprensione dell’interconnessione di tutte le cose. Ma non solo quello andino. Penso anche agli sciamani, non così distanti storicamente, dei campi dei Nativi d’America.

I tamburi, le danze, i canti: una ritualità di tempo spirituale che si scontra con il tempo dell’orologio, ovvero quello lunare. Il tempo lunare è un tempo pitagorico; quello spirituale è piuttosto alchemico-ancestrale. Si ha bisogno di curare il tempo dentro di noi.
Dice sempre Mamani: «La cura è un atto d’amore, un atto che richiede comprensione e compassione». In tale contesto, il ruolo della curandera è fondamentale nello sciamanesimo andino. La curandera è una donna che ha ricevuto la chiamata a curare e che ha dedicato la sua vita a questa pratica. È mediatrice tra il mondo umano e quello spirituale e ha il compito di curare le malattie e mantenere l’equilibrio della natura.
La curandera peruviana, María Sabina, osserva: «La cura è un processo di trasformazione, un processo che richiede comprensione e compassione». La curandera è una maestra della trasformazione: ha il compito di aiutare le persone a cambiare e a crescere.
Dice Castaneda: «Questa strada ha un cuore? Se lo ha, la strada è buona. Se non lo ha, non serve a niente». Saper ascoltare il silenzio dell’anima è il vero principio del viaggio.
Il mondo sciamanico è un mondo di simboli e di metafore, abitato da spiriti e divinità. Gli sciamani sono mediatori tra il mondo umano e quello spirituale. Hanno il compito di interpretare i segni della natura e comprendere i linguaggi.
Ancora Mamani: «Il sogno è un portale, un portale che conduce al mondo spirituale».
Il mondo sciamanico è un mondo di trasformazione, in cui le cose non sono mai come appaiono. Gli sciamani sono maestri della trasformazione e hanno il compito di aiutare le persone a cambiare e a crescere.
Perché la trasformazione è un processo di morte e di rinascita, un processo che richiede comprensione e compassione. Per Mamani la vita resta sempre «un viaggio, un viaggio che richiede comprensione…». Si vive nell’ignoto, pur illudendoci di avere tra le mani la conoscenza. Non c’è conoscenza se non nel mistero, ovvero nell’ignoto. È un percorso in solitudine che necessita della solitudine per essere pronti all’autenticità.
Suggerisce Castaneda: «Il mondo è incomprensibile. Non lo capiremo mai e non penetreremo mai i suoi segreti». Bisogna abitarli, accettarli, non superarli, custodirli anche se ci attraversano e, a volte, inconsapevolmente li attraversiamo.
C’è sempre una profezia che entra nel destino. Ascoltare è esserci dentro, con i limiti dell’invalicabile impresa di essere soggetti viventi. Finché anche chi si è perso o non c’è più resterà nella nostra anima, saremo insieme esseri viventi.
Esseri viventi. Ancora Plotino: «L’insegnamento giunge solo a indicare la via e il viaggio; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere».
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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