Pierfranco Bruni
Le parole possono avere memoria? Cerco il silenzio da una stella di mare, ma è il deserto che mi parla e mi racconta. E così ascolto…
Nel respiro giallo del deserto, dove la sabbia è memoria in polvere e il vento ha la voce di chi ha dimenticato il nome, si incontrarono un Monaco buddista e uno Sciamano. Non per caso. Non esiste il caso. Il deserto, quando vuole, dispone gli incontri come pietre lungo una via invisibile.
Il Monaco camminava scalzo, il saio color della polvere bagnata, le mani vuote ma non assenti. Portava con sé un silenzio antico, quello che nasce quando si smette di chiedere e si comincia ad ascoltare. Lo Sciamano veniva da Sud, avvolto in pelli di serpente e amuleti di osso, gli occhi segnati dal khat e dalla veglia. Il suo passo era un tamburo rallentato, come se la terra battesse dentro i talloni.

Si fermarono perché il vento cessò per un istante. Quella pausa che non è assenza, ma presenza di attesa. Il Monaco fece un lieve inchino. Lo Sciamano rispose toccando la sabbia con due dita e portandole alla fronte.
«Hai percorso molta sabbia», disse il Monaco.
«Ho percorso molta notte», rispose lo Sciamano. «La sabbia è solo ciò che resta della notte, quando si è consumato il sogno».
Parlarono di pazienza. Il Monaco la descrisse come acqua che scava la roccia senza fretta: «È il tempo che si toglie le scarpe e cammina scalzo accanto a te». Lo Sciamano sorrise: «Per me è il fuoco che insegni a non bruciare la legna tutta in una volta. Pazienza è trattenere il canto finché l’ascolto non sia pronto a riceverlo». Si guardarono: due linguaggi, un’unica immagine. Un vaso che si riempie goccia a goccia perché la crepa non si allarghi.
Il Monaco parlò dell’amore. Un filo di luce tra le palpebre chiuse: «Non afferra, non chiede dimora. Ama perché riconosce». Lo Sciamano lo nominò con voce più bassa, quasi per non svegliarlo: «Amore è l’animale che ti segue nel deserto e non vuole acqua per sé. È la tigre che si accovaccia accanto al tuo sonno e conta i tuoi respiri perché tu non smarrisca il ritmo». Il vento intanto riprese a soffiare, sollevando un piccolo vortice tra loro. Lo chiamarono, insieme, “preghiera”.
La notte venne rapida, come accade nei luoghi dove il giorno non sa trattenersi. Accesero un fuoco. Il Monaco con un fiammifero di bambù. Lo Sciamano con pietre e resina. Non dissero quale dei due avesse “ragione”. Il fuoco non distingue mani, accoglie.
Attorno a quelle fiamme parve più facile nominare le assenze: il Monaco parlò del maestro morto prima di spiegargli l’ultimo koan; lo Sciamano delle figlie andate a nord con uomini che sapevano leggere le stelle ma non i silenzi. Le confessioni, nel deserto, non pesano: evaporano, diventano vento.

Prima dell’alba si scambiarono un oggetto. Il Monaco diede una ciotola di legno, levigata da anni di riso e di elemosine. Lo Sciamano versò nella ciotola un pugno di sale nero e una piuma di ibis. «Perché tu ricordi che la pazienza ha sapore e che l’amore migra», spiegò. Lo Sciamano ricevette in cambio un piccolo campanello di metallo opaco. «Perché tu ricordi che il silenzio ha un suono», rispose il Monaco.
Si separarono con il primo chiarore, senza promettersi ritorno. Ognuno proseguì con il passo che gli era proprio: uno contando i respiri, l’altro leggendo le tracce dei coleotteri sulla sabbia.

Ma entrambi portavano, cucita nel mantello invisibile del cammino, la stessa frase non detta: pazienza è la forma lenta dell’amore. Amore è la pazienza che ha trovato un nome.
E il deserto, quando vuole, conserva queste cose nei suoi cassetti di pietra. Finché un vento nuovo non le consegni ad altri incontri, ad altri passi, a un nuovo viaggio.
….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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