Pierfranco Bruni
Il viaggio di San Francesco d’Assisi non è soltanto geografico. La geografia è un “andare” che raccoglie quelle metafisiche del sapere che sono racchiuse nei concetti di Povertà, Ilarità, Morte.
Si tratta di un cammino nel camminare, nella nostalgia di Cristo. È un andare oltre, un aprire le strade verso un itinerario spirituale che si infutura. Il suo viaggio non è verso l’ignoto o verso il vento. Non c’è una meta o un porto.
È dunque un viaggiare, un viaggio il cui riferimento è sempre l’Esigire. Non c’è un luogo da raggiungere. Il pellegrino ha come viaggio appunto il viaggio. Ciò è parte integrante anche della visione della Natura che si vive nel Cantico delle Creature, o meglio di fratello Sole.
Viaggiando a piedi, in contatto con il tutto, compresa la terra-strada, resta un pellegrino anche quando è sempre oltre il proprio cammino ed ha come consapevolezza la curiosità e la conoscenza. Perché in fondo è un samaritano. Perché non ha la dimensione del restare. Perché non è un ritornare. Perché non è un assentarsi. Perché non ha bisogno di un porto.

C’è il tempo della misericordia che crea l’immensa utopia del mistico. Nell’utopia c’è la realtà, ma il reale cerca l’essenza della verità che si apre verso lo specchio. Lo specchio è il cielo che mostra il dolore e la Grazia.
Francesco è il pellegrino della Grazia e cattura la luce di Dio per dare un senso al sigillo della preghiera che è la perfetta letizia. Dentro questo mosaico sacro ci sono l’armoniosa speranza e il dono della Fede (fedeltà spirituale).
Una visione profetica che ha il suo incipit iniziale nella sua conversione. Da qui a una concezione immanentistica nella quale “Deus sive Natura”, ovvero Dio ovvero la Natura, che richiama l’Etica di Baruch Spinoza del 1677.
Un messaggio che Spinoza pare abbia ripreso proprio da Francesco. Vivere accanto: è la bellezza dell’umiltà. Scrive Luigi Salvatorelli: “L’amore di San Francesco per tutto il creato rappresenta (…) la percezione precisa, entusiastica, della bellezza conferita all’universo da Dio”.
In fondo Francesco mobilita i cuori, come è accaduto anche a Nikos Kazantzakis che chiude il suo Prologo su Francesco con queste parole: “Per me San Francesco è il modello dell’uomo militante che, con una lotta incessante e durissima, riesce a compiere il dovere supremo dell’uomo, quello che è superiore anche alla morale, alla verità e alla bellezza: trasformare la materia che Dio gli ha affidato rendendola spirito”.
C’è tutto, sostanzialmente. Francesco è il mistico che ha fatto della Natura il Tempio di Cristo.
Anche questo è un viaggio. Un viaggio senza cercare un approdo.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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