Può esistere una spiritualità o un cammino religioso senza metafisica? La religiosità ha diversi cammini. Tra spiritualità e misticismo vi sono il silenzio e il mistero. Due visioni della religiosità che implicano, da una parte, il Pensiero e, dall’altra, la Fede.
È certo che entrambi possono restare uniti. Chi li tiene legati o intrecciati è la metafisica. Al centro vi è l’umanità, ovvero l’uomo che chiede a Dio di non essere abbandonato.
Maritain sosteneva che «i santi e i martiri sono i veri educatori dell’umanità». La Profezia è la giusta verità della dimensione cristocentrica. Senza Cristo non può esserci verità. Non si tratta di una logica conseguenza della fede.
È una metafisica dello spirito. Altri, sbagliando, hanno parlato di “fenomenologia dello spirito”. Ma lo spirito non è un fenomeno. Chi ha tentato questa operazione ha falsato il concetto di profeta e anche quello di Profezia.
Mi riferisco a Hegel e, soprattutto, a Marx. Lo sosteneva anche Popper, secondo il quale lo storicismo e il totalitarismo sono gli «aspetti peggiori» del marxismo e, direi, anche dell’hegelismo.
Il cristianesimo va oltre, perché non si basa su una dottrina o su un libro rivelato, come invece l’ebraismo e l’islam. Si focalizza su Cristo, su una persona. Il seguito è dato dai Vangeli.

Questo lo aveva ben compreso Francesco d’Assisi, il Santo definito “Alter Christus”. Proprio questo termine penetra la metafisica dell’anima, poiché assume una valenza profonda, orante e ontologica. Senza incorrere in una peregrinazione teologica, Francesco è il pellegrino dell’amore e dell’anima.
Tutto si affida a Cristo. Infatti Francesco è la domanda metafisica che diventa invocazione e salvezza, ovvero Fede.
Da questo punto di vista si è distanti da ogni filosofia, perché ci si trova in quella richiesta che pose Giovanni Paolo II: «Aprite le porte a Cristo». Francesco ha aperto le porte del cuore e dell’anima a Cristo, come fece anche san Bonaventura, in un’armonia di pazienza, pace e carità oltre le tenebre. Sullo sfondo campeggiano chiaramente Paolo e Agostino.
Scrive Dario Antiseri che tutta la tradizione del pensiero francescano «trova la sua ultima radice nella scelta di fede in Gesù Cristo fatta da san Francesco d’Assisi quando si convertì a lui quale “sapienza del Padre” e “via, verità e vita” dell’uomo».
Siamo dunque lungo il cammino di quella metafisica francescana che ha come riferimento il legame Cristo-Uomo.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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