Pierfranco Bruni
Osservo il mare. Il vento ha l’autunno che sta per entrare nell’inverno. Nessuno potrà impedirmi di pensare e di contemplare il silenzio. Seduto sulla mia poltrona mi ascolto. Fumo come fumavano un tempo i turchi. Metafora più consona a quante sigarette fumo durante i miei riposi.
Non dovrei riposare per smettere di accendere una sigaretta con l’altra. Il mio medico é molto preoccupato. Lo sono inconsciamente anche io. Ma sono un piacevole incosciente. Fumo. Tra le nuvole che affollato i miei occhi e il mio viso mi viene a trovare quel ribelle con il quale convivo da anni.
Giacomo Casanova. Rompe così la mia solitudine. Mi guarda. Mi pone una mano sulla spalla.
Gli dico: Il caffè è già pronto. Io non bevo the. Il caffè mi rende nevrotico e lo so. Ma ho bisogno perché mi porta a mia madre e al suo caffè sempre a portata di mano. Vizi. Stravizi. Sigaretta caffè e dolci: i miei antichi rimedi per sfuggire alla quiete e alla follia della pazienza.
Giacomo: “Ormai siamo coetanei. Alla tua età mi trovavo già in Boemia. Chiuso nella biblioteca del castello di Dux indagavo sui ricordi della mia esistenza. In solitudine mi affacciavo spesso alla finestra per guardare l’arrivo di qualche carrozza con la speranza che potessero arrivare notizie dal quel mondo che mi aveva abbandonato. Venezia era distante. Henriette era diventata una chimera. Eppure ero lì, anche io a volte sprofondato in una poltrona, a vivere di memoria e fantasia. Tutta la mia vita è stata una fantasiosa finzione oppure un misterioso inganno o soltanto un incanto. Eppure lottavo per non lasciarmi aggredire dalla solitudine e dalla grettezza del tempo che segnava di solchi tutto il mio corpo. Già. Il mio corpo. È stato lo strumento per sfidare la seduzione e ora vivo il crollo. La vecchiaia. Ho riletto tante volte il libro della vecchiaia di Petrarca. Mi sono consolato con Seneca. Ho ucciso le note di Mozart per tentare di ridurre a macerie la malinconia. Non ci sono riuscito. Costretto a sopportare anche la malinconia. E con essa la nostalgia. Dai, versami un pò di caffè…”.
Ho versato il caffè in una tazza aggiungendo latte e miele. Ho attentamente osservato le sue mani. Mani da vecchio. Non proprio come le mie ancora ben affilate con il marchio di uomo vissuto ma vissuto abbastanza per essere ancora solide.
Ho chiesto: Giacomo mio, suoni ancora il violino? Potresti esercitarti ora abiti le tue stanze tra libri memorie quaderni pennini e solitudine…
Giacomo: “Non ci riesco. Le mani hanno iniziato un tremore calmo ma insistente. Anche nello scrivere noto un tremolio delle dita. È la mia età. Tu dici di aver vissuto abbastanza? Non dirlo mai. Noi siamo gli eredi di noi stessi. Non siamo mai uomini che vivono abbastanza. Dopo di noi non ci sarà nulla. Mi sto convincendo di ciò. Mi solleva da tutto. Riesco a leggere molto poco. Sono invaso da libri che vedo giungere da tutti i tavolini. Fare il bibliotecario è una devastazione. Non voglio essere devastato da tutti questi saperi. Io ho già la mia vita che mi devasta. Figurati se dovessi continuare nella logica della conoscenza. Non voglio più conoscere. La mia esistenza è stata una costante conoscenza. Invidio la tua quiete nevrotica. Ma sono sempre in attesa. Aspetto”.
Aveva lo sguardo vuoto.
Perso tra ciò che aveva detto e ciò che pensava di dire. Smarrito e questa volta non c’era alcuna finzione. Stanco deluso amareggiato. Un uomo che era diventato un esilio. Abitava appunto l’esilio, come ha detto di sé la mia amica Maria. Nonostante ciò stringeva negli occhi ironia e tanta voglia di vivere.
Voleva ritornare nella sua Venezia. Non gli interessava più la cultura perché lui era la cultura. Si era nutrito di grecità e soprattutto di Pitagora e non accettava il caso. Cercava di trovare il numero perfetto per chiudere la sua geometria dell’abisso.
Aveva spesso ascoltato Voltaire ma non condivideva il suo senso della ragione. Il suo specchio rifletteva Ariosto. Perché nella bellezza vedeva la rovina e nell’amore il perduto. Sapeva bene però che la vera avventura non era l’amore ma il Pensiero. Viveva da ribelle e la ribellione lo rendeva terribilmente affascinante a se stesso.
Le donne lo attraversano e lo attraevano ancora. La donna era l’intelligenza della bellezza e del mistero. Ma si sentiva come Robinson in un’isola sperduta e nonostante tutto aveva la forza e il coraggio di svegliarsi ogni giorno tentando di inventare e inventarsi la vita.
Non smisi di osservarlo mentre sorseggeva con gusto il caffè. “Tutto, diveva, deve essere piacere altrimenti si muore prima del previsto e si muore con disgusto”.
Lo ascoltai.
Mi permisi soltanto di dire: Perché sei venuto a trovarmi?
Mi rispose: “Tutto ciò che pensi anche se non lo hai detto in parole ma ho compreso bene dal tuo silenzio osservante, è completamente vero. Dalla stanchezza alla solitudine. Ebbene sì. Vero. Comprendo. Ho compreso perché in me è rimasto lo stregone l’alchimista il fingitore. Il poeta che sempre sono stato oltre ad essere un filosofo che legge il pensiero dagli occhi e non più, come ti dicevo, dalle pagine dei libri. Il problema, mio caro, è un altro. È il tempo. L’unica cosa che non si può sconfiggere è la morte che il tempo ci regala. Non possiamo farci nulla. Comunque non mi rassegno. Vado avanti senza rassegnazione…”.
Si alzò improvvisamente e mi salutò alzando la mano.
“Ritorno nei miei ritagli di tempo. Ci saranno epoche in cui sarò dimenticato completamente. Poi qualcuno mi ritroverà e dirà: Casanova è destino e non finirà in un archivio impolverato”.
Così mi disse e sparì.
Rileggo continuamente la sua Histoire.
Siamo ormai diventati amici inseparabili. Unici. Verrà studiato. Si scriverà sempre su di lui. Si inventeranno avventure. Ma nessuno si renderà conto che Casanova è una Profezia.
…

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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