Un giorno inventerò il destino tra le vie di San Lorenzo

Ascoltiamo il mare nell'orizzonte. Menti mi baci. Mentre ti bacio.La Calabria. Il mare è nell’anfora. Antica. Il mio paese è nel sogno. Cammino. Lungo i passi della grecità. Donne arabe con gli occhi neri e ebrei riccioluti si abbracciano nei letti di ferro. Ho amato. Tanto. Grandi amori. Una passione che è luna. L’età si chiude nel cerchio.Uso simboli e metafore. San Lorenzo del Vallo è una cartolina. Immaginario. Il tempo dello scrittore non è soltanto quello che vive ma quello che è stato e quello che sarà....

Pierfranco Bruni

     Inventerò. Se la vita non è fantasia è macerie di ricordi. Il mio tempo è fermo. O sono oltre. San Lorenzo del Vallo è una cartolina. Immaginario. Ci sono anni. La Calabria. Il mare è nell’anfora. Antica. Il mio paese è nel sogno. Forse. O è solo una nostalgia. La danza si fa notte. La notte è una danza. Cammino. Lungo i passi della grecità. Amori perduti. Io perso. Poi. Ritrovato.

      Terre di Magna Grecia. Di Mare e di uliveti.

      Gli ulivi nelle notti di luna si inargentano. Le foglie tremano. E musicano con i granelli di sabbia.

      Nell’antica città pugnali e canti. Donne arabe con gli occhi neri e ebrei riccioluti si abbracciano nei letti di ferro. Ho amato. Tanto. Grandi amori. Una passione che è luna. L’età si chiude nel cerchio.

      Sibari. Taranto. Crotone. Allora. Si raccontavano. Il mio paese è un raccontare.

      Uso simboli e metafore. Cammino con il bastone con il pomo d’argento. E vedo questo pezzo di futuro che è nel mio presente. Il tempo si racconta nella lacerazione tra presente e memoria.

      Il tempo dello scrittore non è soltanto quello che vive ma quello che è stato e quello che sarà.

      Allora.

      Il mare greco di Pitagora. Azzurro striato con tessiture di tremolante – ante verde. La memoria è futuro.

      Vorrei una tomba tra le pietre odorose di scoglio – zagare nel tempo di Pitagora. Tra giorni sarò greco in Cielo.

      I trionfi sono spesso una maschera dietro la quale si nasconde la fragilità della situazione. Queste leggende sono mito. Anche la religione si ammanta di miti. E la memoria illumina il passato come un arco arcobalenante nel cielo.

      Il percorso è tutto in questo incrocio. Un incrocio dove i simboli ondeggiano nel vento dei segni e non c’è bisogno di alcuna spiegazione, non c’è bisogno di alcuna giustificazione.

      Cosa resterà?

Voglio raccontare un frammento di una storia. Comprensibile. Non so. Ma ecco. Nel cammino dell’antico.

Il Mediterraneo è un sogno.

Colette.

La fantasia colora le insegne dei giorni. Bella.

Era bella. Nella pazzia che invade. I cuori. Le anime.

Si vive scorrendo i giorni. Così.

Ancora.

Amami… Baciami con passione.

Stringimi.

O prendimi come sai fare tu.

Prendimi. Stringimi con ardore. Coglimi… Vento.

Non andare via. Pazzia nei giorni.

Colette del tango.

La mia vita è come un fiore. Fiorisce presto e presto muore.

E’ sol per te il mio cuor!…

Ci sono i tramonti che non tramontano ancora.

Ammaliati dalla pazzia bellezza. Avanti con le memorie.

E. poi. Cosa ci resta.

Ancora.

Si danza la tua danza.

È sol per te il mio cuor!…

Il sogno diventa vero.

La verità annulla il sogno?

Appesi a un filo di luna i ricordi fanno compagnia. Quando non ci saranno più. Noi chissà dove saremo.

Una nuova danza. Musica. Musica a cielo di luna.

Luna nel lago. Il lago negli occhi.

L’infinito si perde dentro gli occhi.

E aveva negli occhi…

Sguardo d’acqua e di terra.

Colette ha raccolto tutto il mistero.

Viviamo di misteri.

O di segreti.

Amami con passione. Prendimi con ardore

In questo amore. Unico…

      Raccolgo memorie antiche.

      Nella memoria, nessuno scompare e finisce. Non so come ma tutti risorgono. E quando li chiamiamo con la memoria vengono a trovarci. La vita è senza morire.

      La resurrezione. Viene per tutti. Peccatori e santi. Vinti e vincitori. Per quelli di prima e per quelli che non sono riusciti a destinarsi.

      Le metafore chiudono il cerchio.

      Il viaggio si fa intenso e denso di significati e di contenuti.    

      Vorrei vivere vicino questo dolce mare e nel verde degli ulivi. E vedere dalla collina i delfini che danzano nel mare dei greci.

      Nella resurrezione la nascita e la morte sono un solo punto. Il cerchio si chiude.

      Sono un’ape che ha raccolto molto miele. E lo consegno agli uomini perché siano felici nella loro pazzia.

      Nell’intreccio delle parole la vita si riempie di senso perché si racconta.

      Il mare.

      La colonna. San Francesco. Tommaso. Gioacchino. Tutto ha senso. Anche noi.

     La preghiera è partecipazione attenta alle cose del mondo che, anche per il miracoloso della preghiera, perdono la storia per diventare necessari passaggi attraverso i quali si compie la salvazione.

      Ogni cosa è necessario che avvenga. Anche la Via Crucis della perdizione.

      La preghiera riscatta la storia dal suo peccato di essere esistenza. E non significa un movimento di labbra, ma una partecipazione responsabile al destino di un uomo o di una società.

      Significa anche entrare nei disegni di Dio per liberarsi dalla schiavitù del potere, dell’abitudine, dalla desolante ipocrisia quotidiana.

      La esperienza del sacro scrive e ordina, distingue e non cede ai compromessi.

      La concretezza del sacro accetta e ama la tradizione, rifiutando la novità del conformismo e lavora per il ‘nuovo’ che il tempo richiede dalla nostra passione.

      Il mio Buonaiuti compie una operazione rischiosa: quella di seguire la generazione dell’esodo che ha vissuto questi anni introducendo i temi attraverso episodi personali. Quasi per dare agli argomenti una più eccitante veste di credibilità.

      La spartizione così netta tra storia e teologia che aveva condotto alla rigida disciplina teoretica sembra spezzarsi di fronte al dolore. Anche l’orgoglio reclama umiltà nell’ora dell’esodo.

      Forse perché vedo il mare e mi immagino di navigare verso la Terra Santa o verso l’Egitto.

      Mi hanno detto che laggiù nei paesi del deserto vi è una grande primavera di preghiere cristiane.

      Vedremo.

      Intanto resto qui. In questa immensa circonferenza che è la Magna Grecia. Ed è come se mi rivolgessi ad una dea.

      Così.

      Ti ho parlato degli ulivi. E dei girasoli. C’erano chitarre andaluse e danze zigane nelle parole ingemmate di sogni d’oro.

      La luna di seta bianca inargentava.

      Forse innocenza siderale era il tuo cuore.

      Ho cercato la tua mano esitante e silenziosa.

      Un saluto frettoloso.

      Mi dicesti. Soltanto le favole sono la vita. E mi lasciasti la tua ombra acerba tra i platani morenti del quartiere.

      Lascio, comunque, la città dei due Mari.

      Mi incammino. Vado. Oltre. Magna Grecia. Un sogno. L’ironia. Il gioco. L’incontro. L’attesa. Ci sono gli applausi. Teatro. I futuristi recitano il nostro incanto. So. Gli applausi dureranno nei secoli. Forse un giorno ci ritroveremo. Nel deserto. Tra i mari. Il Sud. Tra i mari del Sud.

Avvinti come l’edera. Siamo un gorgheggiare di onde. Affacciati alla finestra. Ascoltiamo il mare nell’orizzonte. Menti mi baci. Mentre ti bacio.

….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria.
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura

• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.

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