Gorizia nel cuore della civiltà ha l’Isonzo nell’anima e il canto dell’eleganza nello sguardo

Gorizia. Bellezza da nobiltà antiche. Il senso della memoria è radicamento in un volo dagli accenti slavi. Qui Carlo Michelstadter ha vissuto. Lo abbiamo celebrato. Di là delle linee la Nova Goritia e il cimitero ebraico dove Carlo riposa con il padre e il fratello, anch'esso suicida. Sulla lapide i sassolini del rito. Il verde fa da contorno ad atmosfere dal mito greco. Senza mito la poesia anche per Carlo non avrebbe orizzonte...

Pierfranco Bruni

È l’ora del tramonto. Il crepuscolo non ha colori. Ho lasciato il quartiere abreo. Molte case chiuse. Molti balconi serrati. Le botteghe rimandano a un tempo che è andato via. Ma nulla sparisce del tutto. Scompare per restare nelle ricordanze. È così. Sempre è così. Per tutte le vite che verranno. Per tutti i giorni che saranno. Sotto i Portici. Piazza Sant’Antonio.
Gorizia. La città isontina italiana dove il senso della memoria è radicamento in un volo appena dagli accenti slavi. Gli echi sono tanti e restano infiniti tra un batter di ciglia e un immaginario che scava nella storia. Forse sarebbe meglio dire le Storie.
Qui Carlo Michelstadter ha vissuto. A due passi dalla sua statua dove vi è inciso il suono della fiamma e il crepitio della persuasione e della retorica.

Di là delle linee la Nova Goritia e il cimitero ebraico dove Carlo riposa con il padre e il fratello, anch’esso suicida. I destini si intrecciano e si incrociano con le voci dei silenzio e i riti ebraici. Sulla lapide i sassolini del rito. Si respira il cielo azzurro e il verde fa da contorno in un gioco di atmosfere che hanno del tempo il mito greco.
Senza mito la poesia anche per Carlo non avrebbe orizzonte. Il mio albergo è avvolto nella eleganza asburgica e le stanze del mio appartamento ha spazi immensi. Aristocratico. L’estetica campeggia. Bellezza da nobiltà antiche. Pur nell’umiltà delle civiltà che hanno inciso nelle vite. Ho trovato Largo delle Foibe. Oltrepassata la linea su una collina si vede la scritta “Tito”.

Statua Carlo Michelstaedter – Pierfranco Bruni. Gorizia ( 29 maggio 2025)


I segni ci sono. In alcune strade della Gorizia nuova si notano i segni. I condomini se pur tinteggiati con colori semi sgargianti hanno la fisionomia delle strutture comuniste. Storia che resta tempo che passa. Il cerchio del confine segna il campo del tragico e delle macerie che hanno già detto.

Carlo Michelstadter

A Gorizia abbiamo celebrato Carlo Michelstadter. La sua terra il suo fiume. Isonzo. L’Isonzo che fu recitato da Ungaretti e il poeta dei fiumi è ascoltato vissuto testimoniato. Gli anni sono passati con ciò che chiamiamo mitteleuropa. Giovanni Paolo II in una lapide che ricorda il suo passaggio sottolinea proprio l’attraversamento e la sintesi delle culture che vibrano tra il mondo latino e il mondo dell’est.
Le piazze hanno i loro colori e i viaggi per le strade. Invisibile il canto degli uccelli. Raccolgo la misura degli attimi. Uno dopo l’altro. Si è sempre antichi anche quando l’antico è distanza nella lontananza dell’immenso.
Persuasione. E la retorica? Ogni tempo incontra la morte nella vita come un flusso di esistenze che corrono lungo i sentieri dell’essere.

C’è sempre una crisalide nella valle delle rose per non dimenticare la Principessa austro ungarica chiusa nel suo castello con le finestre sui giardini. Ogni mattino si poggiava sul davanzale della finestra e osservava le rose. Un giorno accadde che metà del giardino era in territorio italiano e l’altra metà in territorio slavo. Così anche il Cimitero ebbe la stessa sorte e tuttora si osserva la linea marcante che separa. Terribile. Vero.

Osservo la geografia e diventa pensiero. Come se fosse la persuasione e la retorica. Appunto. Ma la Gorizia italiana ha un suo linguaggio e un suo particolare stile. A pochi chilometri da Trieste e da un areoporto dove d’Annunzio si preparava al grande volo. Venne anche Kafka incuriosito dal Gabriele Nazionale. Anche Mozart. Figuriamoci Casanova come conosceva gli intagli delle vie e delle fughe.
Ho trovato una accoglienza elegante. Bella. Concreta. Con stile e stime. Poche parole. Molta energia e la cultura è un vissuto che è abitato nel quotidiano. In queste città si vive con sobrietà e bellezza. Si discute con rispetto. Sono ancora sotto i portici e si è fatto tardi. Con il mio solito sigaro e un po’ di grappa mi lascio abitare con pazienza e lentezza. Non c’è oblio. La lentezza è mediterranea o meglio adriatica. Il caffè anche qui si prende con le gambe sotto il tavolo.
La vita si gusta fino in fondo. Intanto i miei pensieri vanno oltre. Alla donna che guarda il mare. Se fosse qui i suoi occhi sarebbero infinito viaggio e l’amerei nella notte di Gorizia con voluttà e passione.

L’ultimo sorso di grappa invecchiata e l’ultimo sigaro. Rincaso nelle stanze tra le stanze con le finestre nel giardino tra i tigli slavi e le rose della Principessa.
Mi lascio alle spalle una partenza e un ritorno. La griglia dei simboli è più importante di ciò che il reale ci mostra. È stato sempre così. Sarà sempre così anche se la storia reclama e insiste. Vivo per non dimenticare o forse per paura di essere dimenticato.

Slovenia. Totem della gioventù


I viaggi non si compiono soltanto per conoscere. Ma per capire cos’è la conoscenza. Gli incontri si definiscono quando sono terminati. È notte. Ma la città non è un deserto. Nel sud a quest’ora le città sono isole e i paesi sono abbandono. Le donne sono antiche nel sud e hanno la magia delle curandera. Qui non hanno alcuna retorica ma la persuasione è la stessa.
Gorizia nel cuore della civiltà ha l’Isonzo nell’anima e il canto dell’eleganza nello sguardo e il sorriso delle donne non è alchimia ma eleganza.

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Pierfranco Bruni è nato in Calabria.
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura

• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

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