La storia del Presepe dei Borbone alla Reggia di Caserta

Risale al secolo XVIII e fu commissionato direttamente dai Reali Borbonici. Un’opera d’arte di inestimabile valore. Il Presepe della Reggia di Caserta veniva allestito ogni anno con una scenografia diversa e rimaneva esposto dal 12 dicembre al 2 febbraio, festa della Candelora. Una tradizione portata avanti anche da re Ferdinando II di Borbone. Con il passare del tempo subì vari smembramenti e peripezie. Oggi il Presepe Reale con la sua magnificenza a torna a splendere alla Reggia di Caserta ed è possibile ammirarlo nella Sala Ellittica degli Appartamenti Storici

Roma, 23 dicembre 2022 – Presepe deriva dal latino praesaepe che significa “mangiatoia” e costituisce il simbolo più significativo del Santo Natale. In realtà, la raffigurazione della Natività ha origini molto antiche e risale ai primi cristiani che dipingevano le scene della nascita di Cristo nelle catacombe romane. Quando il Cristianesimo uscì dalla clandestinità, le immagini della Natività iniziarono ad essere dipinte sulle pareti delle prime chiese e, a partire dal XIII secolo, apparvero anche le prime sculture. Fu San Francesco ad ideare la rappresentazione della Natività e venne realizzata per la prima volta a Greccio, piccolo borgo nel centro Italia, nella Valle Reatina, la notte di Natale del 1223.

San Francesco si era fermato lì “provenendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia” (In: “Admirabile signum”, Lettera Apostolica di Papa Francesco, 2019). 

La storia di questa tradizione popolare, diffusissima in tutto il mondo cattolico, rivela molte altre sorprese. Nel 1534 nella città di Napoli giunse San Gaetano da Thiene, che aveva già dato prova di grande amore e dedizione per il Presepe nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. É proprio lui ad essere indicato come l’”inventore” del Presepe napoletano, ossia come colui che, in occasione del Natale,  diede inizio alla tradizione di allestire il Presepe nelle chiese e nelle case private.

Vi sono Presepi napoletani di notevole pregio ed interesse artistico, ma uno dei più importanti si trova nella Reggia di Caserta. Risale al secolo XVIII e fu commissionato direttamente dai Reali Borbonici. Si tratta di un’opera d’arte di inestimabile valore, composta da più di 1200 figure. Le sue statuine sono in terracotta, rivestite di pietre dure e di preziosa stoffa dell’antico opificio di San Leucio di Caserta. Questa tradizione venne portata avanti dai loro discendenti, ed anche da re Ferdinando II di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie e fratello della principessa D. Teresa Cristina di Borbone, che sarebbe divenuta imperatrice del Brasile, allorché sposò l’ imperatore del Brasile D. Pedro II.

Ogni anno, re Ferdinando II di Borbone era solito trovare una sala dell’appartamento reale per allestire il presepe sempre più grande. Rimase nella storia quello del 1844: era così grande che si dovette trovare nella Reggia una sala maggiore. Venne così individuata la Galleria cosiddetta della Racchetta. Di quel grandioso presepe, realizzato su progetto di Giovanni Cobianchi, il re volle che ne fosse tramandato il ricordo, e cosi incaricò il pittore di corte Salvatore Fergola di ritrarne diverse vedute. E continuò anche a farlo allestire a San Leucio, Carditello, Portici e nelle altre residenze ove i reali decidevano di trascorrere il Natale.

Tornando alle origini della tradizione del Presepe dei Borbone, la storia narra che il primo Presepe della Reggia di Caserta fu commissionato nel ‘700 da te Carlo di Borbone insieme a sua moglie, la regina D. Maria Amalia di Sassonia. L’allestimento del Presepe era una attività a cui partecipavano non solo gli artisti e gli artigiani di corte, ma gli stessi sovrani. Pare che lo stesso re Carlo, uomo devoto e sostenitore delle arti applicate, abbia addirittura disegnato alcuni dei modelli per i pastori e, qualche volta li abbia creati lui stesso, intagliandoli nel sughero. Le principesse di corte, invece, si occupavano direttamente della realizzazione degli abiti dei pastori. Nel corso dell’intero anno la regina Maria Amalia di Sassonia e le sue figlie erano dedite al ricamo e al cucito degli abiti dei pastori. Le figurine erano in parte realizzate in terracotta (testa, mani e piedi),  mentre il corpo era in stoppa e fil di ferro. Le figure più importanti, in terracotta dipinta, vennero create da artisti come Sanmartino, Bottiglieri, Gori,  Mosca, Celebrano e Vassallo.

Questo tipo di presepe napoletano venne definito “cortese” ed era diverso dai presepi religiosi allestiti nelle chiese e nei conventi. Per influsso degli scavi delle antiche città di Pompei e di Ercolano, allora condotti e incentivati dallo stesso sovrano, il Presepe si arricchì di rovine di templi greco-romani nei pressi della capanna di Gesù Bambino. Era composto da una miriade di figure che rappresentavano il quotidiano nella vita cittadina di Napoli, con i suoi abitanti e artigiani di ogni genere: calzolai, fabbri, sarti, sellai, maniscalchi intenti al lavoro davanti ai loro bassi, i venditori davanti ai banchi di frutta e verdura, mozzarella, ricotta, pesce e frutti di mare, pollame, acquaioli e contadini. I personaggi indossavano i costumi tipici delle varie province del regno di Napoli. Sullo sfondo c’era il vulcano Vesuvio fumante, o angoli di campagne vesuviane, con fiumi o laghetti, con greggi sparsi di pecore, zampognari, pastorelli e contadini che portavano i loro doni a Gesù Bambino. Immancabili i Re Magi con la variopinta moltitudine dei loro seguaci orientali, sultani, cammellieri, guidatori di elefanti, stallieri, asini, suonatori di vari strumenti, tutti nelle loro vesti orientali.

Il Presepe della Reggia di Caserta veniva allestito ogni anno con una scenografia diversa e rimaneva esposto dal 12 dicembre al 2 febbraio, festa della Candelora. Il suo allestimento si protrasse non solo durante il governo della dinastia Borbonica nell’Italia meridionale, ma anche successivamente. Infatti, a partire dall’Unità d’Italia (1861) e fino al 1984, il presepe borbonico continuò ad essere realizzato nella Reggia di Caserta, anche se di dimensioni molto più ridotte. Con il passare del tempo subì vari smembramenti e peripezie, ma nel 1988 venne ricostruito con impegno e tenacia, ispirato ai dipinti di Salvatore Fergola, sotto la direzione di Enzo Catello e la realizzazione di Roberto De Gennaro.  

Oggi il Presepe Reale con la sua magnificenza è nuovamente ubicato nella Reggia di Caserta ed è  possibile ammirarlo nella Sala Ellittica degli Appartamenti Storici. Viene conservato in una teca di cristallo in tutta la sua superficie che occupa ben 20 metri quadrati, ed è visibile dai quattro lati. Restaurato e pulito in ogni sua parte, il Presepe è aperto alla visita del pubblico tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 18.30. Le sue statuine sono vere e proprie opere d’arte che, con la loro bellezza e dovizia di particolari, mostrano la maestria della tradizione partenopea. Così viene tramandata la straordinaria testimonianza di quella che fu l’arte presepiale realizzata dai Borbone nella Reggia di Caserta.

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