Arte e libri proibiti. BARBARA FRALE racconta i misteri del giovane LEONARDO

Una domanda tra tante: chi è davvero Monna Lisa? ''Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio'' Newton Compton Editori, ci porta a Firenze, nel 1482, dove tutto ha inizio. Barbara Frale continua ad appassionarci con pagine imperdibili che sanno di studio ma hanno il dono della narrazione e dei continui cambi di scena, confermando un talento che pone la storica del Medioevo, Ufficiale presso l’Archivio Apostolico Vaticano, tra le voci letterarie più alte degli ultimi anni.

Roma, aprile 2021 – Pergam. Io continuerò… E’ inciso a sangue da un vecchio che muore per obbedienza nelle carceri del potere. Attorno a questa espressione, appallottolata furtivamente in una nera cella di torture, si muove un mondo di trame e tele, assassini e donne fatali. Barbara Frale continua ad appassionarci con pagine imperdibili che sanno di studio ma hanno il dono della narrazione e dei continui cambi di scena, confermando un talento che pone la storica del Medioevo, Ufficiale presso l’Archivio Apostolico Vaticano, tra le voci letterarie più alte degli ultimi anni. Lo fa con il suo nuovo romanzo, Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio, Newton Compton Editori (pp. 314, euro 12), portandoci a Firenze, nel 1482, dove tutto ha inizio. Sono gli anni giovanili della vita di Leonardo da Vinci, apprendista alla celebre bottega del Verrocchio, che si è già fatto un nome e molti nemici, tanto che la città del Giglio non è più un luogo ospitale per lui. Quando Lorenzo il Magnifico, suo protettore, gli offre una possibilità, Leonardo accetta: dovrà recarsi a Milano, dal duca Ludovico il Moro, alleato dei Medici. Ufficialmente sarà uno dei valenti artisti chiamati a dare lustro alla corte degli Sforza, e avrà l’occasione di creare capolavori che lo renderanno immortale. Ma quella che nasce come una collaborazione finirà presto per trasformarsi in un insidioso legame, quando il nuovo mecenate di Leonardo si rivelerà il suo antagonista.

Barbara Frale con i suoi libri sui Templari ha tenuto inchiodati migliaia di lettori. Ora con la pazienza del maestro d’ascia e l’inchiostro che scorre leggero eppure fondato e forte, come il profumo delle rose che coltiva e ama, fa scoprire aspetti finora poco indagati del percorso umano e artistico di Leonardo, come ad esempio l’amore per la musica, tanto che costruì una lira d’argento, strumento a corde di piccole dimensioni simile a un antico violino, e raggiunge l’eccellenza anche con l’arte delle note prima di dedicarsi ad altre passioni.

In queste pagine c’è il giovane artista che deve scegliere la propria strada, fermo ai suoi primi incompiuti ma c’è anche il Leonardo ‘esoterico’, o meglio lo studioso delle dottrine orientali. Drappeggia sullo sfondo la teoria della rinascita delle anime dopo la morte, con la possibilità di vivere in un altro corpo. Una topologia di sapienza che lo vede insieme a Pitagora e a Giordano Bruno.

In fondo la verità gioca sempre a dadi e ricorda quelle “perle scaramazze” che sembrano sbagliate, autentici scherzi della Natura eppure bellissime con la loro arcana iridescenza che vira dall’argento al verde e al rosa, e muta al mutare della luce. E se con Anassagora “ogni cosa viene da ogni cosa”, ecco che sulla scena del romanzo si muovono personaggi e fatti si va dal medico Leone Ebreo a Girolamo Savonarola, da Ludovico il Moro a Lorenzo de Medici, dal sicario Azzo Spingarda a Lisandro Dovara, che nasconde un segreto nella carne. Un mistero da angelo incarnato che Leonardo amerà con tutte le sue forze. Quello spirito ribelle gira terre per assoldare artisti ma soprattutto dà la caccia a un testamento che può ribaltare il governo del ducato di Milano. Tra i personaggi di questo romanzo che sembra già un film, c’è Cicco Simonetta con la sua lista di libri proibiti e Jacopo Santarelli, il giovane per cui Leonardo si sente in lutto o in colpa. E ci sono il veneziano Pietro Mocenigo e la bottega di sapienza del libraio Corbinelli, con l’odore del minio e dell’inchiostro di galla. Straordinario il laboratorio di Basilio Stròbilos, il vecchio dei misteri, che a Leonardo dirà: “Vivete nel dubbio. In bilico tra due realtà, forse da sempre”. Il sangue di Medusa che custodisce nell’ampolla guarirà Lorenzo dei Medici: un veleno micidiale che una volta sparso faceva nascere serpenti, nelle tradizioni greche porta energia benefica capace addirittura di rigenerare Pegaso.

I disegni si tracciano con la sola sanguigna ma poi i progetti vanno portati a dama, anche quando sulle labbra si sente “il sale atroce delle lacrime”. C’è da scoprire cosa si nasconda in alcuni dipinti dove vengono raffigurati la conchiglia e un ramo di corallo. Dietro quei tratti di pennelli si cela il pensiero di uomini “che non temevano di sfidare il fuoco dell’inferno pur di raggiungere la conoscenza”. Il loro consesso era detto Cenacolo dei Silenti. Si raccolsero attorno a papa Pio II, l’umanista Enea Silvio Piccolomini, e recuperarono antichi manoscritti che si credevano perduti da secoli. Arrivando fino alla teoria della migrazione delle anime, fecero tremare l’inferno che forse non esiste o è un cantiere vuoto.

Il linguaggio occulto dei Maestri pittori è il “cuore magico dell’arte”. La conchiglia rimanda all’utero cosmico, il corallo dice il perpetuo divenire: la vita rinasce continuamente sotto nuova forma. E si la mutazione è vera, io che son ne la notte, aspetto il giorno, e quei che son nel giorno, aspettano la notte, scriveva il Nolano.

Un affresco mostra che “la verità proviene dall’Oriente. E sta di spalle, non mostra il suo volto. Il cuore magico dell’arte è un segreto. E tale deve restare”. La conoscenza è forse il nome di un diavolo zoppo. Gioca con pergamene e lacci di spago e li fa trovare  solo a chi vuole. Ma forse è vero il contrario: “Il diavolo interessa poco a ser Leonardo. Le sue colpe, se ne ha, ruotano tutte e solo intorno all’uomo”. Leonardo ha passione per l’Uomo, per le sue battaglie di carne e pensiero, per la sua inesausta – ulissistica – voglia di conoscere e superare i grenzen, i confini conosciuti.

Padre Giordano rompe le giare. Appare lo scritto di Timagene sui Re di Atlantide, e poi le pagine di Giamblico e il ‘terribile’ trattato di Origene Sui principi. C’è la sapienza dei santi evangeli ma ci sono anche testi apocrifi, tenuti nascosti perché capaci di far ballare il dogma sotto i colpi di quella logica che, scriveva il Nolano, “è attissimo organo a la venazione della verità”. Una logica che fa tremare le porte della Chiesa.

Per ogni uomo il tempo delle lotte è fatto di “lunghe nubi stracce”, di passi e parole tenute controvento combattendo l’arcano potere della màntica. Ma il destino sa sterrare strade. E “proprio come accade in certi giorni instabili di marzo, la tempesta tonante pronta scoppiare s’era immediatamente dissolta lasciando il posto a un sole splendido su uno sfondo di smalto azzurro come le maioliche di Luca della Robbia”.

L’astuzia di re Francesco carezza le ambizioni del cardinal Numai secondo il verso del pelo. Nel 1519, un anziano Leonardo racconta la sua vita al Re di Francia e al legato di papa Leone. Era stato Lorenzo il Magnifico a intercettare la denuncia anonima di avere intrattenuto rapporti contro natura con un giovane, poi trovato cadavere in riva all’Arno. Accusa gravissima, mortale. Da qui la proposta del de’ Medici di trasferirsi a Milano, al servizio del reggente Ludovico che stava riunendo artisti per fare grande la città.

Il mistero ha ancora una domanda: chi è davvero Monna Lisa? C’è un orologio che sarà caricato dall’artista e all’ultima pagina – che sarà anche l’ultimo respiro del genio – porterà la verità.

Pergam. Io continuerò. In fondo “quale magia è più grande della vita che non finisce mai?”

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