I numeri dei musei: il crollo rispetto al 2020 e la necessità di trasformarsi

Arrivano le prime rilevazioni, tra resistenza e attesa

“Riaprire oggi è un atto di resistenza” aveva dichiarato al quotidiano Il Mattino Laura Valente, presidente della fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, a proposito della prima riapertura dei musei e dei siti archeologici. E questa resistenza si accompagna a numeri altalenanti che instillano speranza e attesa, nonostante il tam tam delle varianti e dei numeri del contagio di quella che sembra diventata a tutti gli effetti una terza ondata proveniente questa volta dalle Regioni del Centro Italia. 

“Nel 2020 il calo medio dei visitatori nei musei statali e’ stato del 75% rispetto al 2019. Ciò ha determinato un forte e corrispondente decremento degli incassi: dai 240 milioni di euro del 2019 ai 60 milioni del 2020”. Lo ha dichiarato l’Ufficio statistico del ministero per i Beni culturali(Mibact) a Famiglia Cristiana, dato ripreso da più testate, che ha dedicato un’inchiesta alla riapertura di mostre e musei in seguito al passaggio in zona gialla di molte Regioni. “Per superare questa crisi, e’ necessario che i luoghi della cultura ripensino la loro funzione, trasformandosi in centri aperti alla comunità per molteplici attività “, ha spiegato Massimo Osanna, da settembre direttore generale dei musei statali italiani. Ecco i dati, presentati sempre in una nota di Famiglia Cristiana, sul crollo delle visite nel 2020 rispetto all’anno precedente: “Il Museo egizio di Torino ha accusato un calo del 70%, le Gallerie dell’Accademia di Venezia del 68%, le Gallerie degli uffizi di Firenze del 70%, il Colosseo dell’80%, il Parco archeologico di Pompei dell’85%, il Museo archeologico di Reggio Calabria del 75%”. 

In Campania la notizia che mette speranza è l’elezione di Procida a Capitale della cultura 2022, ma per il resto la matematica delle visite è altalenante: in alcuni musei crescite esponenziali, in altri si procede a singhiozzo. Riportano diverse testate online, tra cui IdentitàInsorgenti.com, sulla riapertura del 18 gennaio: “Al Parco archeologico di Pompei i visitatori sono stati 178. Mentre il Museo Quisisana ha registrato solo 8 ingressi. Numeri lontanissimi dai 3000 circa al giorno a gennaio scorso in bassa stagione. La Reggia è andata meglio con 343 visitatori. A Paestum i visitatori quel giorno sono stati solo 58, mentre a Velia 12”.  

A Firenze, come riporta Artribune.com, dal 1 febbraio in sei giorni sono stati ben “7.300 i visitatori” degli Uffizi. Le stessa testata documenta una crescita positiva dei turisti della cultura: “Il 21 gennaio, quando il direttore Eike Schmidt ha spalancato nuovamente il portone, le presenze sono state 776. Numero che il giorno successivo, 22 gennaio, è balzato a 1167, salendo martedì 26 gennaio a quota 1293 . Il 27 i visitatori sono stati 1360, mentre giovedì 28 si è registrata una lieve flessione, con 1164 ingressi, subito interrotta il giorno dopo, venerdì 29, dal picco massimo di questi primi sei giorni di apertura: 1540 persone”. Per lo più il pubblico “è fiorentino e toscano”. 

Si attendono con ansia le prime rilevazioni dalla Capitale e i dati aggregati da tutta Italia. Intanto sul sito del ministero dei Beni Culturali è possibile seguire passo passo le riaperture al link https://www.beniculturali.it/evento/aperturadeimusei.

Nel frattempo guide culturali, professionisti del settore, archeologi, laureati in beni culturali, afflitti da un grande dramma lavorativo, in privato o con associazioni, si mobilitano per organizzare tour guidati con personalizzazioni d’occasione: dai quartieri più in voga, a quelli ricchi di storie antiche da scovare con tappe enogastronomiche annesse. Il 21 febbraio, a Roma, un esempio tra tanti, si va a Testaccio con l’archeologo Alfredo Chiari che sulla sua pagina Facebook insieme alla collega Silvia Poggiani propone una domenica tra un reperto archeologico, un’opera di street art e interessanti elementi urbanistici, in attesa che i musei riaprano nel fine settimana.

Ma non è tutto e non basterà. Da più parti arrivano istanze di trasformare i poli museali in qualcosa di nuovo: tra digitale, nuova tipologia di eventi, e temi ecologici. Un cambiamento cruciale, forse ineluttabile, da governare bene.

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