Il Mosteiro de São Bento da Bahia

Storia del più antico Monastero Benedettino delle Americhe

Immagini: Monastero di San Benedetto Salvador Bahia Brasile- Il chiostro del Monastero di San Benedetto a Salvador Bahia. Foto di A.R.R.- Museo del Monastero di San Benedetto a Salvador. Foto di A.R.R.- Statua di São Pedro Arrependido nel Museo del Monastero. Foto di A.R.R..

Il Mosteiro de São Bento da Bahia (in italiano Monastero di San Benedetto di Bahia)  si trova nella città di Salvador, nel nordest brasiliano ed è il primo monastero fondato dall’Ordine dei Benedettini nelle Americhe e fuori dall’Europa. Perciò è anche l’unico, in tutta l’America Latina, ad avere il titolo di Arciabbazia, una delle nove nel mondo. Venne fondato nel 1582. Il complesso è formato dalla Basilica di San Sebastiano, la Biblioteca, il Museo, la Sala del Coro, il Collegio, la Facoltà, il Laboratorio di Restauro, il chiostro, ecc. Riveste una importanza fondamentale per le antiche vestigia storiche e culturali, oltre ad una bellezza impari, che rende questo sacro luogo testimone e detentore di un patrimonio artistico e bibliografico prezioso. Edificato e rimaneggiato nell’arco di quattro secoli, riflette tutte le tendenze dell’epoca, con notevoli meriti architettonici. La Basilica e il Monastero sono situati nella parte alta della città e vennero costruiti fuori le mura della primitiva Salvador. L’imponente edificio della Basilica di São Sebastião ha origine da una piccola cappella dedicata a San Sebastiano, costruita dai Gesuiti, subito dopo la fondazione della città nel 1549, in un luogo precedentemente occupato da un villaggio indigeno. La storia della fondazione del Monastero è legata a quella di Bahia e del Brasile. Nell’ultimo quarto del secolo XVI il Brasile coloniale visse i primi anni dell’ espansione politica dei lusitani nell’America portoghese che si estese fino al 1640. La nuova Congregazione del 1575  permise di fondare monasteri in altre terre. Perciò l’ Abbazia benedettina portoghese di São Martinho de Tibães pensò di fondare nella colonia brasiliana il primo monastero fuori dell’Europa. Nel 1580 inviò frate Pedro de São Bento per verificarne la possibilità e due anni più tardi giunsero  altri nove frati che ricevettero in dono il terreno con la cappella di San Sebastiano. A testimonianza di quel periodo ancora esiste l’immagine del santo, gelosamente custodita nel Museo. Ebbe quindi inizio la costruzione del  Monastero che ai nostri giorni costituisce una fantastica fonte di conoscenza storica. Nel corso dei secoli subì molte vicissitudini. Nel Monastero vennero stilati i primi manoscritti, tra i quali il documento con cui l’india Catarina Paraguaçu donò le sue proprietà ai monaci di San Benedetto. Nel 1624 venne occupato dagli olandesi che invasero Salvador saccheggiando e distruggendo l’edificio. Il monaco architetto frate Macario de São João preparò un nuovo progetto in stile neoclassico, e le opere di ricostruzione si conclusero definitivamente alla fine del secolo XIX. Il complesso architettonico servì come infermeria nel secolo XVII, durante il periodo della peste spagnola. Testimoniò le rivolte del periodo coloniale, (ricordiamo la Conjuração Baiana del 1798), e  nei suoi archivi sono ancora conservati i libretti originali dei rivoltosi che inneggiavano alla libertà e indipendenza. Il più importante artista plastico del Brasile dei primi anni della colonizzazione apparteneva al Mosteiro de São Bento.  Si trattava di frate Agostinho da Piedade, autore di opere quali i busti reliquiari di Santa Barbara e Santa Lucia, oltre al suo capolavoro: São Pedro Arrependido.

Nel secolo XVIII il Monastero accolse le vittime della Guerra de  Canudos. Nel 1867 fu precursore della fine della schiavitù perchè decise di liberare tutti gli schiavi alle sue dipendente, fatto che quasi portò al fallimento delle attività del Monastero, visto che l’apparato produttivo dell’epoca dipendeva dal lavoro schiavo. Questa presa di posizione fu molto importante visto che la schiavitù in Brasile terminò ufficialmente solo nel 1888. Nel secolo XX, durante la dittatura militare (1964-1985), il Monastero accolse decine di perseguitati politici, rafforzando l’immagine di difesa della libertà che l’Ordine proclamava fin dalla liberazione degli schiavi. Divenne anche uno dei centri principali di propagazione delle idee di rinnovamento liturgico e dell’apertura al mondo voluta dal Concilio Vaticano II. Nel 1982 Papa Giovanni Paolo II elevò la chiesa a Basilica Minore di San Sebastiano e qualche anno dopo,  il 24 novembre 1998, elevò l’intero Monastero di Bahia a categoria di Arciabbazia. Del complesso del Mosteiro de São Bento fanno parte, inoltre, il Mosteiro de Nossa Senhora da Graça con la sua chiesetta fondata nel 1535 da Diogo Álvares, detto Caramuru, e il Mosteiro de Nossa Senhora de Mont Serrat, con la sua chiesetta, fondata nel 1580 dai Signori della Torre de Garcia d’Ávila. La preziosa Biblioteca del Monastero venne fondata anch’essa nel 1582 e conserva migliaia di opere rarissime. Dagli anni ’30 del secolo scorso è annoverata nel patrimonio artistico nazionale (IPHAN). Il suo patrimonio supera i 200.000 volumi, mentre il settore delle opere rare è formato da circa 13.000 opere a stampa che vanno dal  XVI al XIX secolo.  Si tratta di manoscritti, codici miniati, prime edizioni di libri, documenti storici, lettere, mappe, disegni, progetti architettonici e spartiti musicali che rendono questa Biblioteca una delle più importanti del Brasile, con una sala di consultazione aperta al pubblico dal lunedì al venerdì. La preoccupazione di preservare l’eredità culturale nel corso della storia è sempre stata una prerogativa di tutti i monasteri benedettini. Così anche il patrimonio di questa Biblioteca negli anni sta subendo un minuzioso processo di restaurazione. Inoltre, è in corso un lungo processo di digitalizzazione per rendere disponibile la consultazione dei volumi direttamente on line e da ogni parte del mondo.  “Libri Rari” (Livros Raros, http://saobento.org/livrosraros/) è il titolo del progetto di Conservazione e Restauro Libri Rari che si sta sviluppando nel Laboratorio di Conservazione e Restauro, uno dei più importanti di tutto il Brasile. Questo settore, coordinato da Don Ângelo de Oliveira, OSB,  venne creato con l’appoggio della Fundação Odebrecht, per preservare non solo il patrimonio bibliografico del Monastero, ma anche quello della città e dello stato di Bahia. Il Laboratorio dispone di moderni strumenti che permettono lo sviluppo adeguato del trattamento di preservazione del supporto cartaceo, seguendo le norme internazionali. Il Museo si trova nelle gallerie superiori della Basílica de São Sebastião ed è aperto alla visita. E’ composto da più di 2000 opere, tra quadri, porcellane, cristalli, mobili, 223 immagini religiose, ecc. che spaziano dal XVI al XIX secolo. Sono opere di autori anonimi e popolari, ma anche di rinomati artisti come José Joaquim da Rocha, fondatore della Escola Baiana de Pintura. Un’altra attività importante nel Monastero è quella del Coral da Juventude, il Coro della Gioventù, che ha vinto Premi in vari concorsi. Venne fondato nel 1964 e ha portato molti giovani alla passione per il canto. E’ di notevole importanza come perno di aggregazione sociale ed educativa insieme al Collegio e alla Facoltà. Ma il Monastero di San Benedetto di Bahia rimane sempre fedele nei secoli soprattutto al suo compito di depositario delle tradizioni benedettine che risalgono a 1500 anni fa.

Risuonano alte le parole dell’ Arciabate Don Emanuel d’Able do Amaral OSB, 79° Abate del Mosteiro de São Bento da Bahia il quale ha affermato: “Una persona che cammina per viale Sete de Setembro, nel centro di Salvador, forse neppure immagina che le mura secolari della Arciabbazia di San Sebastiano di Bahia, tradizionalmente conosciuta come Monastero di San Benedetto, conservino molto più di un patrimonio materiale di valore incalcolabile. La grande ricchezza dell’antico Monastero risiede nel suo continuo rinnovamento e nella vita che scorre tra le sue mura secolari. La grande ricchezza sono i monaci. Non è facile per una persona che legge la Regola di San Benedetto, immaginare che quel testo venga vissuto da più di 1500 anni. Non è facile comprendere come gli insegnamenti possano influenzare uomini e donne del secolo XXI e far sì che molti lascino tutto per vivere una esistenza basata sulla preghiera, sulla umiltà, sulla obbedienza.” Infatti, nei suoi 400 e più anni di storia, i monaci non hanno mai abbandonato il loro compito di lavoro, contemplazione e preghiera. Ricordiamo che l‘Ordine di San Benedetto (OSB) è il più antico ordine di monaci in Occidente e fino alla fine del secolo XI, è stato l’unico Ordine dei monaci in Occidente. I monaci benedettini hanno svolto ruoli importanti in attività apostolica, in materia di istruzione, e nelle arti. “Ora et labora”, questa è la regola di San Benedetto (480-547) seguita nel mondo, e in Italia dai tanti suoi Monasteri, tra i quali vogliamo ricordare Subiaco e Monte Cassino che divenne il centro da cui si diffusero la Regola e l’Istituto.  Così i monaci benedettini hanno varcato da secoli l’oceano e oggi, ogni domenica, i loro bellissimi canti gregoriani si espandono durante la Messa delle ore 10.00 nella Basilica di São Sebastião, a Salvador Bahia.  Chi volesse conoscere meglio il complesso può farlo collegandosi al sito http://www.saobento.org

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