L’identità del Chris Cappell College di Anzio raccontata dai suoi docenti all’avvio del XXIV anno scolastico 2026

Nato nel 2002 dalla volontà di Franco e Adriana Cappelluti di trasformare la memoria del figlio Christian, scomparso nel 1998 a 23 anni, in un progetto dedicato alla formazione dei giovani, il Chris Cappell College di Anzio celebra la continuità della propria storia con gli incarichi affidati agli ex studenti Fabrizio Bartucca, oggi vicepreside, e Camilla Tabarini, docente dell’istituto. Un percorso che si intreccia con il sostegno della Fondazione Christian Cappelluti alla cultura e alla nuova edizione integrale e commentata dello Zibaldone di Giacomo Leopardi curata da Franco D’Intino e Luca Maccioni


Link alla Fondazione Christian Cappelluti ETS

Notizie dal Mondo di Christian

Anzio (Roma) – Il ventiquattresimo anno scolastico del Chris Cappell College prende il via con i consueti ritmi di settembre, tra aule che si rianimano e programmi didattici da avviare.

Il Chris Cappell College, un’eredità trasformata in progetto educativo

Nato dalla volontà dei coniugi Franco e Adriana Cappelluti di custodire la memoria del figlio Christian, scomparso prematuramente nel 1998 all’età di 23 anni, il Chris Cappell College di Anzio è stato inaugurato nel 2002 come istituto scolastico statale realizzato attraverso la donazione della famiglia al Comune. Un progetto concepito per offrire ai giovani un ambiente di formazione moderno, nel quale la tradizione degli studi liceali si incontra con l’innovazione tecnologica, la musica e le attività sportive.

L’edificio, immerso in un ampio spazio verde con vista sul mare, è stato dotato di laboratori scientifici, linguistici, informatici e musicali, di uno studio di registrazione, di un auditorium, di una biblioteca multimediale e di strutture per lo sport. Una concezione dell’istruzione che già nei primi anni Duemila puntava sull’integrazione tra studio, creatività e tecnologie digitali.

La famiglia Cappelluti, attraverso la Fondazione Christian Cappelluti, ha continuato a sostenere le iniziative dell’istituto, contribuendo alla crescita di una realtà scolastica che nel tempo ha ampliato la propria offerta formativa con il Liceo Musicale e il Liceo delle Scienze Umane. La storia del College si intreccia così con quella di una comunità educativa nella quale alcuni ex studenti, come il professor Fabrizio Bartucca e la professoressa Camilla Tabarini, hanno scelto di tornare a insegnare, fino ad assumere nuove responsabilità all’interno della scuola.

È dentro questa storia, cresciuta negli anni attorno a un forte legame tra formazione, appartenenza e continuità, che si inserisce oggi una novità significativa nell’organigramma del College: il professor Fabrizio Bartucca ha assunto l’incarico di vicepreside.

Presenza ormai storica nel corpo docente dell’istituto, Bartucca aggiunge un ulteriore tassello a un percorso del tutto singolare. Prima ancora di sedere dietro la cattedra, infatti, ha vissuto queste stesse aule da studente. Vederlo oggi assumere un ruolo direttivo restituisce il senso esatto di un cerchio che si chiude. Rappresenta la traiettoria naturale di chi si è formato in un ambiente, ne ha assimilato la cultura e ha poi scelto di restare per diventarne una colonna portante.

Affidare la vicepresidenza a un ex alunno delinea una comunità scolastica capace di generare un profondo senso di appartenenza. Una dinamica, peraltro, condivisa con altri colleghi: anche la Prof.ssa Camilla Tabarini, infatti, insegna oggi nello stesso istituto in cui ha studiato. Un passaggio di testimone diretto, dove l’esperienza maturata ieri tra i banchi diventa la risorsa più autentica per guidare i ragazzi di oggi.

D’Intino decifra il labirinto di Leopardi nella nuova edizione dello Zibaldone
Roma

Mercoledì 2 settembre è uscito nelle librerie, edito da Quodlibet, un progetto editoriale di assoluto rilievo, destinato a segnare uno spartiacque negli studi su Giacomo Leopardi: la nuova edizione integrale e commentata dello Zibaldone. A quasi trent’anni dalla precedente stampa del 1997, leggere questa sterminata raccolta di appunti significa sempre inoltrarsi in un cantiere filosofico e linguistico magmatico, privo di confini rigidi.

Il merito di aver governato una tale vertigine va ascritto in primo luogo a Franco D’Intino. Con una dedizione durata oltre un decennio e una visione critica profonda, il direttore del Laboratorio Leopardi della Sapienza ha orchestrato un’operazione radicale. Affiancato dalla cura certosina di Luca Maccioni, ha ricondotto il testo alla fonte primaria, verificandolo per intero sul manoscritto autografo. Non si tratta quindi di una semplice riproposizione: i due studiosi hanno forgiato una vera e propria bussola esegetica.

Questo apparato permette di orientarsi tra le pieghe del ragionamento leopardiano, restituendo ai frammenti il loro respiro originale. La lettura su più livelli è garantita da un corredo che isola visivamente le citazioni e le aggiunte tardive, offrendo inoltre la traduzione immediata di tutti i passaggi in lingua straniera, dal greco antico all’ebraico. Quasi cinquecento pagine di commento e un poderoso indice analitico di cento pagine lavorano in sinergia per districare le reti di rimandi testuali. Svelano così la biblioteca materiale e ideale dell’autore, catalogando le letture fatte in famiglia e quelle scoperte nei viaggi tra Roma, Firenze e Milano.

Una tale cura filologica trova riscontro nella pregevole fattura dell’oggetto libro: un massiccio volume in tela rossa di quasi tremila pagine, stampato su finissima carta bibbia. La sua realizzazione ha riunito una fitta rete di sostegni istituzionali (dalla Regione Marche al Ministero dell’Università, fino all’Università La Sapienza), cui si affianca l’impegno della Fondazione Christian Cappelluti, fondamentale motore anche per le recenti traduzioni estere dell’opera. Lontano dai tecnicismi asettici o per soli addetti ai lavori, questo sforzo restituisce ai lettori un territorio finalmente esplorabile, offrendo la mappa per misurarsi in presa diretta con l’inquietudine e la genialità di una delle menti più affascinanti della nostra storia letteraria.


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