15 feb. 2026 – Negli ultimi anni la questione della possibile cancerogenicità del glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, ha visto crescere l’attenzione scientifica, regolatoria e mediatica. La sostanza è largamente utilizzata in agricoltura e per il controllo delle infestanti, e le sue possibili conseguenze sulla salute sono state oggetto di valutazioni contrastanti tra agenzie sanitarie internazionali e ricercatori.
Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) aveva inserito il glifosato tra i probabili cancerogeni per l’uomo, classificazione basata su evidenze limitate negli esseri umani e su dati sperimentali negli animali. Al contrario, altre autorità come l’ECHA e l’EFSA avevano concluso che le prove disponibili non giustificano una classificazione di cancerogenicità certa nelle condizioni di uso reale, pur raccomandando prudenza nell’esposizione.
A partire dal 2016 l’Istituto Ramazzini di Bologna ha avviato una ricerca di lungo termine sul glifosato e sui prodotti erbicidi a esso collegati, nota come Global Glyphosate Study. Lo studio è stato coordinato dal professor Daniele Mandrioli, direttore del Centro di Ricerca sul Cancro “Cesare Maltoni”, e ha coinvolto ricercatori internazionali. Mandrioli, laureato in medicina e specializzato in farmacologia e tossicologia, aveva costruito la sua carriera combinando studi sperimentali sugli effetti chimici e tossicologici su modelli animali con analisi di epidemiologia ambientale. La sua esperienza e il ruolo di leadership hanno permesso di organizzare uno studio con centinaia di soggetti animali, follow-up pluriennale e analisi dettagliate di diversi organi e sistemi biologici.
I primi risultati significativi sono stati presentati nel giugno 2025. Lo studio ha mostrato che l’esposizione cronica al glifosato, anche a dosi considerate sicure da alcune autorità, era associata a un aumento di tumori benigni e maligni in tessuti multipli dei ratti, con mortalità precoce e effetti in organi come fegato, ovaie e sistema nervoso. Questi risultati hanno ampliato il dibattito scientifico internazionale, perché suggeriscono possibili effetti avversi che le autorità regolatorie devono considerare nelle valutazioni dei rischi per la salute umana.
Il 31 dicembre 2025, poco dopo la trasmissione dei dati preliminari alle autorità regolatorie, l’Istituto Ramazzini ha rimosso Mandrioli dal ruolo di direttore del Centro di Ricerca. La direzione ha parlato di riorganizzazione interna, mentre Mandrioli ha negato che si trattasse di un accordo consensuale. La decisione ha provocato reazioni critiche da parte di colleghi e membri del comitato scientifico, che hanno denunciato mancanza di trasparenza e possibili pressioni esterne, comprese quelle industriali e politiche.
Mandrioli, noto nella comunità scientifica per il rigore metodologico e per la difesa della ricerca indipendente, ha espresso preoccupazione sul clima interno e sulle possibili conseguenze per la libertà scientifica. Negli anni precedenti aveva partecipato a numerosi studi sui rischi chimici e tossicologici, collaborando con istituzioni europee e statunitensi e sviluppando protocolli sperimentali innovativi per valutare effetti multigenerazionali e cronici delle sostanze chimiche. Il suo allontanamento ha quindi suscitato un dibattito sulla gestione della ricerca indipendente in Italia, sulla protezione dei ricercatori e sulla trasparenza delle istituzioni scientifiche.
La ricerca sul glifosato continuerà con il contributo di altri ricercatori del Ramazzini e di collaboratori internazionali. La vicenda mette in luce le difficoltà della scienza moderna nel tradurre dati sperimentali complessi in valutazioni di rischio per la salute pubblica, bilanciando evidenze sperimentali, dati epidemiologici, pressioni industriali e aspettative della società. Anche se alcuni risultati indicano effetti avversi nei ratti, ciò non significa automaticamente che gli esseri umani siano esposti allo stesso rischio, ma indica la necessità di ulteriori studi rigorosi per chiarire i possibili impatti a lungo termine sulla salute.
In sintesi, Daniele Mandrioli ha guidato uno studio ambizioso che ha generato risultati significativi e controversi, il cui impatto scientifico e regolatorio si estende ben oltre i confini dell’Italia. La sua rimozione dall’Istituto Ramazzini avvertita non ha fermato la ricerca, ma ha acceso un dibattito sul ruolo della leadership scientifica, sulla libertà di ricerca e sulla gestione delle pressioni esterne nelle istituzioni di ricerca indipendente. @Riproduzione riservata


