PNRR, il momento perfetto: le risorse a sostegno della telemedicina

Siamo all’alba di una nuova era che va verso la precision medicine e cioè la medicina personalizzata supportata dai dati
Da sinistra Roberto Liscia-Presidente di Netcomm, Luciano Rovera -AD IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Gianluca Gaia – MSD Italia, Michele Perino AD – Medtronic Italia

Roma, 11 novembre 2021 – Risorse immense, uno strumento finanziario senza precedenti per importi e modalità di restituzione: i fondi europei che si riversano sull’Italia a supporto della realizzazione del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) ammontano complessivamente a 222,1 miliardi (191,5 dall’Europa e 30,6 da risorse nazionali) a cui si aggiungono 13 miliardi del React EU. Come richiesto dell’UE, non meno del 20 per cento delle risorse dovrà essere destinato alla digitalizzazione e l’Italia ne investirà il 27 per cento. In questo quadro prende forma il dibattito sulla telemedicina in Italia che, “adesso o mai più”, ha la possibilità di affermarsi in maniera sistematica nelle prestazioni del sistema sanitario nazionale.


Se ne è parlato a Roma in occasione della presentazione alla Camera dei Deputati delle quattro proposte in materia di telemedicina identificate dal Gruppo di Lavoro “Digital Health e Pharma” di Netcomm (Consorzio del Commercio Digitale Italiano), guidato da Humanitas, Medtronic e MSD per permettere alla sanità italiana di cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione ed evolversi verso un sistema a valore aggiunto per i cittadini e per gli operatori della salute.


Oggi esistono tecnologie abilitanti che tendono a convergere tra di loro – spiega il Prof. Francesco Gabbrielli del Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali-, si tratta di una evoluzione spontanea con la conseguenza che anche in medicina avremo a disposizione tecnologie e accesso a informazioni come mai prima. Come usare questa opportunità? Occorre pratica medica e assistenziale: non è detto che una tecnologia, benché perfetta, sia poi effettivamente utile al paziente. Occorre comunque la sperimentazione clinica, servono evidenze scientifiche e servono criteri di governance per la sanità”.

Siamo dunque all’alba di una nuova era caratterizzata dalla disponibilità di dati relativi alla salute e ad altri aspetti della vita della persona che, interagendo tra loro, ci avvicinano alla realizzazione della medicina personalizzata in cui al centro del percorso spicca la persona a 360 gradi e non solo la dimensione del paziente.


Parlando di telemedicina, il gap da recuperare è elevato. Una ricerca condotta prima della pandemia ha mostrato che tra il 2014 e il 2017 sono state condotte centinaia di esperienze di telemedicina. Di queste 350 non hanno superato i 3 anni di sperimentazione e pochissime i 5 anni. Il motivo? Erano progetti collegati a finanziamenti pubblici e una volta terminati sono state interrotti, facendo perdere così le competenze acquisite: i team, infatti, erano composti per lo più da giovani medici e giovani ingegneri che, una volta terminato il finanziamento, hanno preso strade diverse.

Poi, però, è arrivato il Covid.

Ci siamo subito adoperati per mettere a disposizione tutte le conoscenze che avevamo raccolto – continua Gabbrielli- e abbiamo anche suggerito delle tariffazioni sperimentali per le prestazioni”.


Lo scenario che si apre adesso dovrà prioritariamente fare i conti con due temi: la formazione del personale, specialmente se si considera che nei corsi di laurea in medicina l’e-health non è tra le discipline di studio; la stabilizzazione della medicina da remoto al pari delle altre prestazioni sanitarie, svincolandola quindi dalla dipendenza da finanziamenti attivi.


I big data nel settore sanitario

I dati sono imprescindibili per progettare una nuova presa in carico del paziente partendo dalle sue esigenze. Si tratta di riuscire a rendere interoperabili i sistemi (si pensi alle cartelle cliniche e al fascicolo sanitario elettronico), di raccogliere i dati in modo usabile e strutturato; si tratta di adottare standard e sviluppare sistemi di intelligenza artificiale che, attraverso l’implementazione di algoritmi, sostengano la predictive analytics (analisi predittiva) per migliorare la qualità dell’assistenza, migliorare i risultati e ridurre i costi anticipando l’assistenza necessaria. “E per misurare la qualità del servizio offerto – aggiunge Gianluca Gaia di MSD Italia -. Fino ad ora si è fatto telemedicina perché la tecnologia è allettante, ora serve durabilità della progettazione e sostenibilità degli investimenti”.

La telemedicina è entrata ufficialmente tra le prestazioni del sistema sanitario nazionale. Le linee guida del Ministero della Salute del dicembre 2020 stabiliscono che avrà lo stesso valore delle prestazioni in presenza. Lo sviluppo di queste dimensioni avviene in stretto raccordo con le società medico scientifiche. La sfida più complessa è la tele certificazione per le sue ricadute in termini civili e penali, ma è quella determinate per il completamento del ciclo della presa in carico.

Recuperare il gap tecnologico

Stiamo assistendo a una vera e propria trasformazione del sistema salute in cui la tecnologia assume un ruolo fondamentale. – spiega Michele Perrino, Presidente, AD Medtronic Italia, tra le più grandi aziende al mondo di HealthCare Technology con sede a Dublino – Abbiamo 15 anni di esperienza nella pratica clinica in tutte le cronicità. Fino ad ora i finanziamenti erano intermittenti e a macchia di leopardo ma adesso abbiamo l’opportunità di recuperare la distanza e portare tutto il sistema allo stesso livello”.
Come emerso anche nel corso del G20 di Roma, ci si aspetta uno “shift di governance”, un cambio di modello di gestione, in molti settori e quello digitale è il primo ad essere chiamato in causa.
Oggi abbiamo risorse per fare la cosa giusta – conclude Perrino – è il momento perfetto”.

Infografiche e foto di copertina: Marta Tersigni

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