Controllo della polizia nell’hotel di Ilaria Salis, la Questura di Roma: atto dovuto per segnalazione Schengen

Intervento all’alba nella Capitale per identificare la europarlamentare eletta durante la vicenda giudiziaria a Budapest: versioni a confronto e polemiche politiche del partito della Salis, mentre il caso richiama le garanzie degli articoli 14 e 68 della Costituzione


ROMA – Un controllo di polizia in un albergo del centro di Roma ha coinvolto nella mattinata del 28 marzo Ilaria Salis, europarlamentare eletta nel 2024 mentre era al centro del procedimento giudiziario a Budapest, dove è imputata per fatti legati a manifestazioni contestate dalle autorità ungheresi.
Secondo il racconto della stessa Salis, gli agenti si sarebbero presentati all’alba nella struttura dove alloggiava, dando luogo a un controllo definito “preventivo”, durato oltre un’ora, con richieste di documenti e chiarimenti sulla sua presenza nella Capitale.
Di diverso tenore la ricostruzione fornita dalla Questura di Roma. In una nota, gli uffici di polizia hanno parlato di un “atto dovuto”, collegato a una segnalazione inserita nel sistema informativo Schengen da un altro Stato europeo. Gli agenti, viene precisato, si sarebbero limitati alla identificazione della persona, senza effettuare perquisizioni né accedere alla stanza, interrompendo l’attività una volta verificata l’identità e il ruolo istituzionale.
La vicenda richiama alcuni principi costituzionali. La camera d’albergo è considerata domicilio e, come tale, è tutelata dall’articolo 14 della Costituzione della Repubblica Italiana, che ne sancisce l’inviolabilità salvo casi previsti dalla legge, come il consenso dell’interessato, un provvedimento dell’autorità giudiziaria o situazioni di urgenza.
Allo stesso tempo, l’articolo 68 della Costituzione della Repubblica Italiana prevede che i membri del Parlamento non possano essere sottoposti, senza autorizzazione della Camera di appartenenza, a perquisizioni personali o domiciliari, né a limitazioni della libertà personale, se non in caso di flagranza di reato. Un principio che, pur riferendosi al Parlamento nazionale, richiama il tema più ampio delle garanzie riconosciute anche ai membri del Parlamento europeo.
Secondo quanto riferito dalla Questura, l’intervento non avrebbe comportato attività invasive tali da richiedere queste garanzie, configurandosi come un controllo di identificazione. Resta invece nella ricostruzione di Salis l’accento sulle modalità e sulla durata dell’operazione.
Sulla vicenda si sono registrate anche reazioni politiche. Esponenti del partito Democratico Europeo, di cui fa parte la parlamentare, hanno espresso forti perplessità, parlando di un intervento ritenuto sproporzionato e chiedendo chiarimenti sulle modalità del controllo, soprattutto in relazione allo status istituzionale di Salis e al contesto in cui è avvenuto.
Il caso si inserisce nel quadro della cooperazione tra Stati europei attraverso il sistema Schengen, che consente segnalazioni e verifiche sul territorio, ma che opera comunque nel rispetto delle normative nazionali e dei principi costituzionali.

Si riporta in merito il comunicato di Coisp Sindacato Polizia di Stato: controllo dovuto da obblighi europei, da irresponsabili alimentare tensioni

“L’intervento della Questura di Roma legato al controllo nei confronti di Ilaria Salis in una struttura ricettiva della Capitale, e impropriamente descritto come una perquisizione, non ha nulla a che vedere con la manifestazione in programma oggi ma risponde a un preciso obbligo derivante da una segnalazione inserita nei circuiti di cooperazione europea. In questi casi non esiste discrezionalità: le forze di Polizia sono tenute a procedere con le verifiche nei confronti del soggetto segnalato e di chi si trova con lui al momento del controllo. Parlare di ‘atto preventivo’ legato al corteo, dunque, significa alterare la realtà dei fatti e rischia di creare un clima di tensione ingiustificato. Le dichiarazioni di una certa parte politica sembrano avere il chiaro intento di trasformare un atto dovuto in uno scandalo, come se qualcuno pensasse di essere al di sopra delle leggi e delle regole che valgono per tutti, europarlamentari compresi.

Ma in uno Stato di diritto non esistono eccezioni su misura: le norme si rispettano senza scorciatoie e senza privilegi”, dichiara in una nota Domenico Pianese, segretario del Sindacato di Polizia Coisp, secondo cui “è grave che si cerchi di mettere in discussione il lavoro delle Forze dell’Ordine che operano nel rispetto delle norme e degli accordi internazionali, piegando un adempimento tecnico a una lettura politica. Ancora più grave è che questo avvenga da parte di chi ricopre incarichi istituzionali: alimentare polemiche infondate in un contesto già delicato significa gettare benzina sul fuoco e non contribuire alla serenità del dibattito pubblico. Le forze di Polizia meritano rispetto per il lavoro che svolgono ogni giorno, spesso in condizioni complesse, e non di essere trascinate in polemiche strumentali”.


Al momento non risultano ulteriori sviluppi ufficiali della vicenda.

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