Tutti al mare? No, in campagna (elettorale)

Con lo scioglimento delle Camere decretato il 21 luglio dal Presidente Mattarella, cadono definitivamente i due tabù della politica italiana: il primo, non si vota in autunno; il secondo, non si fa campagna elettorale in agosto. Con la colonnina del termometro che sfiora i 40 gradi che ruolo avranno le tribune politiche o i talk show? Quali saranno i canali attraverso cui gli italiani si formeranno un’opinione?
L'Aula di Montecitorio - Roma.

Roma, 22 luglio 2022 – All’inizio fu il Papeete Beach, uno stabilimento balneare a Milano Marittima. L’allora Ministro degli Interni, Matteo Salvini, tra un mojito e l’altro, decretò la fine del Primo Governo Conte. Era il 20 agosto (2019), a nulla valse il ritiro della mozione di sfiducia presentata dalla Lega. Ma almeno il Ferragosto era stato risparmiato.

Deputati e Senatori fecero ritorno nella caldissima Capitale, innervositi più dalla fine delle ferie che dalla crisi, e Mattarella evitò le elezioni autunnali che, si diceva, “non si fanno mai in autunno”.

Questo tabù fu definitivamente superato nel 2021 quando, causa Covid, molti enti locali si ritrovarono a dover posticipare le elezioni per il rinnovo del Sindaco e si andò a votare in autunno. Il 3 e il 4 ottobre – le date in cui si svolse il primo turno- non furono legate al precipitare degli eventi. Nel 2021, infatti, si andava incontro ad una scadenza naturale degli organi, scadenza non più procrastinabile nemmeno con il perdurare della pandemia. I partiti ebbero il tempo di organizzarsi, pianificare strategie ed alleanze, curare i dettagli di una campagna di comunicazione lunga. L’allora Sindaco di Milano Sala annunciò la propria ricandidatura addirittura l’8 dicembre 2020. Quasi un anno prima.

Tranne rare eccezioni, a tutt’oggi senza logiche spiegazioni (come la candidatura di Enrico Michetti a Roma), i candidati più forti arrivarono preparati.

Non fu però così per i numerosi aspiranti consiglieri comunali che si trovarono ad affrontare città deserte alla ricerca di visibilità e di elettori sotto l’ombrellone, sperimentando la fatica di avviare una campagna elettorale senza nessuno intorno.

A conferma che oramai i due assiomi della politica (non si vota in autunno e non si fa comunicazione politica in estate) sono definitivamente infranti arriva lo scioglimento delle Camere niente meno che di 21 luglio. Fa caldo, in tutti i sensi.

Non si vota in autunno…anzi si

Anzitutto si vota in autunno in pieno ciclo di bilancio.

Mai accaduto prima, e forse a buon ragione. La sessione per la formazione del bilancio dello Stato inizia infatti il 20 ottobre con una serie di tappe e adempimenti che non conoscono ritardi. Una marcia forzata che si ripete ogni anno e che deve necessariamente concludersi la notte del 31 dicembre.

Ce la faranno i nuovi eletti e il nuovo Governo a fare tutto per tempo?

Non si fa campagna elettorale d’estate…anzi si

In termini strategici, esistono solo due periodi dell’anno in cui avviare qualsiasi comunicazione risulta del tutto inutile: agosto e Natale.

Nella speranza che nessuno ci privi del pranzo più atteso dell’anno, vediamo come si prospetta questa torrida estate 2022.

Le tempistiche della campagna elettorale 2022

12, 13 e 14 agosto: deposito dei simboli elettorali
21 e 22 agosto: presentazione delle liste di candidati presso le Corti d’Appello
26 agosto: inizio della propaganda elettorale, con possibilità di affiggere manifesti elettorali, prende avvio ufficialmente 30 giorni prima del voto
25 settembre: voto
15 ottobre: prima seduta delle Camere. Tale termine è indicato dalla Costituzione che, all’articolo 61, prevede che la prima riunione abbia luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni

Che tipo di campagna elettorale ci aspetta

Urlata e necessariamente corta.

Sarà una campagna in cui i leader dovranno urlare per attirare l’attenzione degli italiani sfiancati da ore di caldo estremo e finalmente, dopo di due anni di reclusione, in vacanza. Non si escludono incursioni nei villaggi turistici, nelle arene all’aperto, nelle sagre di paese e in amene località di riposo.

Sarà la campagna dei “responsabili” contro gli “incoscienti”, due categorie fluide in cui di volta in volta si ritrovano tutti secondo un ciclo abbastanza prevedibile di accuse reciproche, in cui l’unico messaggio spendibile sarà “sono peggio di noi, non votateli”.

Ne parliamo con Giuseppe Fiordalisi, consulente di comunicazione, da alcuni anni impegnato in campagne politiche digital.

Che tipo di campagna elettorale ci attende?

Ci aspetta una campagna elettorale insolita sia dal punto di vista della tempistica sia dal punto della logistica. I partiti dovranno presentare i candidati nelle varie circoscrizioni entro il 15 agosto. Avranno un potere decisionale notevole non solo le sedi centrali ma anche le sedi regionali. Sicuramente si creerà scompiglio e molti mal di pancia in diverse giunte regionali poiché molti consiglieri regionali e assessori scenderanno in campo andando a ridefinire notevolmente il gioco-forza all’interno di queste sedi.

Sarà una campagna nelle località di vacanza?

Dal punto di vista della logistica, sarà una campagna “sotto l’ombrellone”, penso che i luoghi dediti alla campagna elettorale non potranno essere i soliti a cui siamo stati abituati (palazzetti, piazze, sale convegni ecc.). Matteo Salvini, ad esempio, già alcune estati fa ha ridefinito i luoghi della politica: lidi, discoteche e lungomari vedremo se anche gli altri leader lo seguiranno.

Quali sono i punti di forza e di debolezza di una campagna elettorale estiva?   

Un punto di debolezza sarà l’affluenza al voto. In questi ultimi anni in qualsiasi tipo di competizione elettorale abbiamo notato un calo drastico degli elettori che si sono recati alle urne. Nel nostro Paese, sembra che ormai vadano a votare soltanto i cosiddetti “fidelizzati”. Inoltre il periodo estivo e le possibili temperature torride sicuramente non andrebbero a giocare a favore della partecipazione popolare.

Un punto di forza potrebbero essere dal lato della comunicazione i social network. Se usati bene con strategie ben definite i vari leader possono intercettare tanti elettori sul bagnasciuga con “messaggi mirati”. A mio avviso una strategia vincente sarà privilegiare i video rispetto alle immagini. Inoltre, potrebbe essere l’occasione buona per veder sparire una volta per tutte dalle nostre città i classici manifesti elettorali anche con l’intento di essere più green. Che senso ha imbrattare i muri nelle strade deserte?

Sarà una campagna inevitabilmente concentrata negli ultimi 10 giorni, tra il 15 e il 24 settembre, quando tutti i cittadini saranno rientrati dalle ferie e giusto in coincidenza con la ripresa a pieno ritmo sia dell’anno lavorativo che scolastico.

Il rischio di una campagna elettorale fatta di spot lunghi un tweet o urlata è concreta. Sarà una sfida elettorale che si giocherà a suon di post e commenti, i consulenti della comunicazione dovranno essere bravi a definire una netiquette e non limitarsi a consigliare di togliere post sconvenienti come del resto è accaduto in queste ultime ore. Una campagna urlata andrà sicuramente ad impattare sia sul livello contenutistico (programmi) sia sul livello della partecipazione (affluenza). Un caso eclatante sono state le elezioni amministrative a Verona, Milano e Roma. Vedremo infine che ruolo avranno i talk show: avrà senso ridefinire i palinsesti televisivi in estate? Quali target andranno a coinvolgere? Ci sarà la “chiamata alle armi” di opinionisti, giornalisti e in che modo?

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