- Paese Italia Press - https://www.paeseitaliapress.it -

Conversione d’un guerrigliero. Storia di Démocratie, figlio del Congo: da ragazzo di guerra a uomo di pace

di Francesca Maccaglia

ROMA, 21 ott. 2026 – La Fondazione Agostiniani nel Mondo, nota anche come Osafund, è stata ufficialmente istituita nell’agosto del 2013. Fu l’attuale pontefice, Sua Santità Papa Leone XIV, negli anni in cui ricopriva il ruolo di Priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, dal 2001 al 2013, ad aver creato le basi; egli, infatti, si adoperò per dare vita a numerosi progetti sociali internazionali, gettando le fondamenta della Fondazione, la quale sarà ufficialmente concretizzata con il successore di Prevost alla guida dell’Ordine agostiniano, padre Alejandro Moral.

Maurizio Misitano, lavora per gli agostiniani dal 2002, è Responsabile Area Progetti Internazionali della Fondazione Agostiniani nel Mondo ets. Nata per sostenere le opere sociali dei padri agostiniani e delle missionarie agostiniane, presenti in quasi cinquanta Paesi del mondo, la Fondazione ha sviluppato diversi progetti in tutti e cinque i continenti, tra questi la Repubblica Democratica del Congo, il Kenya, il Mozambico, la Nigeria, l’India, la Papua Occidentale in Indonesia, la zona amazzonica settentrionale del Perù, il Venezuela, l’Ecuador e Cuba.

Attualmente, sono in special modo presenti in Nigeria, Benin, Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Mozambico, Papua Occidentale e Perù. Ci sono uffici dislocati nei diversi luoghi, coordinati dalle missionarie e dai missionari agostiniani, formati per gestire progetti sociali con finanziamenti internazionali per monitorare lo sviluppo delle attività e la rendicontazione puntuale su come vengono gestiti, spesi e documentati i fondi; ciò consente loro di destinare la stragrande maggioranza delle risorse ai progetti di sviluppo.

Leone XIV – Misitano

Nel corso della sua attività e nelle sue missioni internazionali, Maurizio Misitano ha avuto la possibilità di incontrare diverse personalità e comunità, “moltissime persone eccezionali”, come egli ha dichiarato, “i missionari, le missionarie e, in special modo, i beneficiari, i quali fanno il maggiore sforzo per riconquistarsi la vita”. Tra questi, il giovane Démocratie, oggi ventiseienne, originario di un piccolo villaggio a qualche ora di distanza da Dungu, città di circa centomila abitanti nella Repubblica Democratica del Congo, circondata dalla foresta, completamente coperta di fango, senza elettricità. Una zona di confine, di missione.

Démocratie è il protagonista di una storia straordinaria di resilienza e riscatto, riuscendo a trasformare un passato doloroso in un futuro di speranza.

All’età di tredici anni viene rapito dalla LRA, Lord’s Resistance Army, l’Esercito di resistenza del Signore, guidato da Joseph Kony, un gruppo di guerriglia integralista paradossalmente di matrice cristiana, nato in Uganda negli anni ottanta del Novecento, noto per i rapimenti di minori e i crimini di guerra.

La sua famiglia viene completamente sterminata durante il rapimento, ad eccezione di una sorella che ritroverà successivamente.

Come i gruppi integralisti islamici, i combattenti della milizia LRA utilizzano la religione per conquistare un territorio; sono noti per le loro azioni contro la popolazione civile, la quale è vittima di stupri, torture, amputazioni e violenze di ogni genere, oltre che per aver reclutato nei loro ranghi migliaia di bambini. Per quanto riguarda le violenze sessuali contro le donne, i dati recenti sono estremamente preoccupanti. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha segnalato circa 150.000 casi di violenza sessuale nel nord e sud Kivu. Nell’Ituri, sono stati registrati circa 40.000 casi, ma queste cifre rappresentano solo una parte della realtà, poiché molte sopravvissute, non hanno accesso alle cure o non osano denunciare i fatti. Oltre ai traumi fisici e alle gravidanze indesiderate, molte donne vengono emarginate o abbandonate dalle proprie famiglie e comunità, un fattore che spinge gran parte di loro a non denunciare le violenze subite. Occorre prendersi cura delle vittime di violenza sessuale e di genere, mirando anche all’obiettivo di un cambiamento duraturo in tutta la nazione.

Démocratie, dopo essere stato rapito ed aver assistito ad uno dei traumi più devastanti e profondi che un essere umano possa esperire, lo sterminio della propria famiglia, rimane prigioniero per undici anni della LRA e costretto a compiere atti di estrema violenza. Riuscito a scappare miracolosamente, arriva all’Ambasciata della Repubblica Democratica del Congo in Uganda, dove viene riconosciuto come ex-ragazzo soldato e trasportato in Congo. Ritornato a Dungu all’età di ventiquattro anni, tramite il passaparola africano, arriva al Centro Juvenat dei missionari agostiniani e della Fondazione Agostiniani nel Mondo dove inizia a seguire il percorso di recupero e reinserimento sociale ed economico.

Laboratori

Il Centro – come ha sottolineato Maurizio Misitano – è organizzato con programmi rivolti a tutti i ragazzi e le ragazze vulnerabili: laboratori di formazione al lavoro, falegnameria, sartoria, programmazione computer, videomaking, trasformazione prodotti agricoli e catering, una azienda agricola, anche un programma di reinserimento scolastico.

Falegnameria

Alcuni di questi ragazzi, infatti, desiderano ritornare a scuola, sebbene abbiano saltato ormai l’età, come nel caso di Démocratie.

Arrivato al Centro, egli inizia a seguire il corso in agro-ecologia, perché appassionato anche di quel settore, e decide al contempo di ritornare a scuola. Lui, venticinquenne, frequenta le classi medie superiori insieme ad alcuni adolescenti di quindici anni, conseguendo nello scorso anno il Diploma.

Oggi desidera continuare a lavorare nel settore della salute perché, come egli dice, “dopo tanto male che ho fatto, voglio dedicare la mia vita a fare del bene”.

A Dungu ha ritrovato la sorella, la quale è madre di diversi figli; attualmente vive con lei, l’aiuta nella coltivazione di un piccolo appezzamento di terreno e lavora anche per il Centro.

Démocratie è leader dei giovani che vanno in giro per la città a sensibilizzare gli altri giovani sul pericolo di finire nelle mani di gruppi armati o semplicemente di gruppi criminali.

Egli ce l’ha fatta. Strappato alla propria infanzia, privato della sua famiglia, costretto a compiere atrocità, nonostante i traumi fisici e psicologici subiti, dopo la fuga ha ricostruito da zero la sua quotidianità.

La sua è una storia di grande speranza. Da leader del male oggi è un leader del bene.

I bambini soldato rappresentano una delle sfide più complesse a livello globale. Sottratti con la forza ai loro genitori e dalle loro case, bambini e bambine vengono reclutati e addestrati ad uccidere; e combattono per sopravvivere loro stessi. Secondo una ricerca delle Nazioni Unite, quattordici Paesi sono responsabili di questo crimine: il Sud Sudan, l’Afghanistan, la Repubblica Centro Africana, la Colombia, la Repubblica Democratica del Congo, l’Iraq, il Mali, la Birmania, la Nigeria, le Filippine, la Somalia, il Sudan, la Siria e lo Yemen.

Come la Fondazione degli Agostiniani nel Mondo, è necessario assicurare che gli ex-bambini soldato abbiano accesso a programmi di sostegno a lungo termine mirati al loro reinserimento nella comunità.

Per quanto riguarda la Repubblica Democratica del Congo, secondo gli esperti di geopolitica, economia e diritti umani, il punto di partenza fondamentale è la riforma della governance e la lotta alla corruzione, unita alla messa in sicurezza dell’est del Paese.

Il cardinale africano Fridolin Ambongo Besungu, cappuccino e arcivescovo metropolita di Kinshasa, denuncia  da anni le violenze nel Paese, evidenziando le complessità delle cause di questi conflitti: rivendicazioni identitarie, appetiti economici, ambizioni espansionistiche di alcuni dei Paesi vicini sostenuti dalle multinazionali. Egli ha esortato ad abbandonare ogni interesse egoistico per costruire la pace, quell’«ideale comune» che punta a ricostruire l’unità e la coesione, perché – ha detto – «se vogliamo salvare il Congo non si può perdere altro tempo».

Durante il suo terzo viaggio apostolico in Africa, Sua Santità Papa Leone XIV nell’Omelia della III Domenica di Pasqua, (13-23 aprile 2026) si è soffermato sul dolore da cui il Paese è stato segnato: “una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà”.

“Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore, – ha sottolineato – si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento.

Il Signore è vivo, è risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi perché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro”.

Il pontefice ha aggiunto che il Paese ha bisogno di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno. “Come l’Eucaristia ci ricorda che siamo un solo corpo e un solo spirito, – ha detto – uniti all’unico Signore, anche noi possiamo e vogliamo costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione. Solo così sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta”.

@Riproduzione riservata

💬

Paese Italia Press su WhatsApp

Resta dentro le notizie che contano

Segui il canale WhatsApp di Paese Italia Press per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.

Segui il canale WhatsApp