Pierfranco Bruni
La classicità di Ettore Paratore. Il latinista. L’identità nazionale. Un linguista. La difesa delle etnie. Una vita spesa per creare un legame tra la cultura antica e quella contemporanea, ovvero per realizzare comparazioni tra l’identità, la tradizione e le culture.
Sì, perché Ettore Paratore puntava a recuperare le culture, anche quelle sommerse e diffuse nelle regioni d’Italia. In queste culture si trova lo spirito dell’identità che si realizza in una dimensione spirituale.
Le eredità culturali sono eredità spirituali. Un elemento prioritario. Da queste eredità “sorge la nostra vita di nazione” (Paratore) e la letteratura costituisce un fulcro imponente soprattutto nel nostro contesto contemporaneo.
Riferendosi alle Georgiche di Virgilio, così Ettore Paratore:
“… una rara sapienza nello spremere da ogni parola e da ogni costrutto le più intime vibrazioni, nel creare, con scorci e sottintesi ricercatissimi e spesso mediante la semplice collocazione delle parole, i raccordi più impensati, sì che ogni verso (e ciò avverrà anche nell’Eneide) racchiude un problema esegetico e numerosi significati si stratificano l’uno sull’altro in ogni frase raggiungendo i limiti del virtuosismo e dando talvolta una certa impressione di fatica compositiva”.

Un libro al quale Paratore (nato a Chieti nel 1907 e morto nel 2000) teneva molto era il suo “unico” testo narrativo dal titolo Era un’allegra brigata, pubblicato nel 1987.
Ho avuto modo di parlare con lui di questo suo libro. In un incontro, in occasione di una riunione del Sindacato Libero Scrittori — di cui era allora presidente — mi sottolineò con entusiasmo alcuni particolari di questo suo viaggio narrativo. Una lunga chiacchierata, alla fine degli anni Ottanta del Novecento.
Non volle parlare dei suoi saggi di letteratura latina o dei suoi studi su Apuleio, Petronio, Virgilio, Tacito, Pier de la Vigne, Dante, Petrarca, Alfieri, Belli, Manzoni, D’Annunzio. No. Volle parlarmi delle sfumature di quella “allegra brigata”, dove si intrecciavano ricordi, memoria e storia.
Mi disse che si trattava di un libro pensato a frammenti. Ricordo le sue parole:
“Ragazzo mio, è come se fosse una mia confessione, un diario forse, ma non è neppure questo. Mi è costato molto. Perché ogni pagina è fatica che toglie via la stanchezza ma che ci riporta altra stanchezza”.
Mi lasciai accompagnare dalle sue parole, pronunciate a stento, con pause e silenzi, con lo sguardo talvolta rivolto a me e talvolta nel vuoto, come a cercare le immagini del suo stesso libro. Rileggerlo oggi significa ritrovare la testimonianza di un pensare la vita come letteratura e la letteratura come vita.
Così Ettore Paratore:
“Devi sapere che in questo mio libro, che nessuno vuole sinceramente prendere in considerazione, c’è più vita di tanti altri miei libri. Ma devo dire che è nato per gioco. Mi ha convinto Francesco Grisi a pubblicarlo. Perché non devono restare libri nei cassetti.

Perché quando noi non ci saremo più chissà che interpretazione daranno ai nostri scritti. È bene che si legga nel volto di chi legge le sensazioni.
Non credere però che si tratti di un capolavoro. Ormai nessuno scrive più capolavori. È soltanto un lungo ricordo. Una lunga emozione grazie alla quale ho tentato di ritrovare le cose che non ho più.
Più si va avanti nella vita, più ci accorgiamo delle poche cose che sono rimaste. Leggilo e poi ne parleremo. Ma non prenderlo troppo sul serio”.

Ettore Paratore fu docente di letteratura latina all’Università di Catania tra il 1940 e il 1942, poi a Torino fino al 1947, dove insegnò anche grammatica greca e latina. Dal 1948 a Roma ricoprì la cattedra di letteratura latina.
Tra le sue opere: La novella in Apuleio (1928), Il Satyricon di Petronio (1933), uno studio su Virgilio (1945), la Storia della letteratura latina, Tacito (1951), Storia del teatro latino (1957), fino agli Studi dannunziani e ai lavori di letteratura comparata.

Negli anni Sessanta pubblicò Spigolature romane e romanesche e approfondì il rapporto tra Belli e Trilussa. Nel 1975 Moderni e contemporanei fra letteratura e musica, nel 1976 Dal Petrarca all’Alfieri: saggi di letteratura comparata. Nel 1986 il monumentale commento all’Eneide di Virgilio in sei volumi.
La sua presenza nel Sindacato Libero Scrittori fu autorevole e decisiva. Tra i fondatori, firmò lo Statuto del 1971 e ne divenne poi presidente, contribuendo alla scissione dal Sindacato Nazionale Scrittori.
In quell’incontro mi parlò della testimonianza e dell’esempio. Aveva ottant’anni. Il suo sorriso, nonostante la stanchezza e i dolori, restituiva un’idea semplice e forte: la vita va catturata con “allegria”, senza lasciarsi abbindolare dal caso.
“In fondo siamo tutti una brigata”.
Così ci lasciammo in quel lontano pomeriggio. Poi altre telefonate, altre parole. Lesse la mia recensione e mi disse: “Non dimenticherò questo scritto”.
Il latinista che si ritrova in una “allegra brigata”. Il filologo che ha visto in Virgilio un unicum, nell’Eneide e nelle Georgiche due vertici assoluti della tradizione.
Ma soprattutto un maestro che ha fatto della letteratura una forma di vita e della vita una forma di letteratura: un’unica ricerca, un’unica testimonianza, un’unica identità da riscoprire anche nelle culture sommerse.
Un maestro, in una costante testimonianza di amicizia.
….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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