La scomparsa di Vittorio Messori. Un tradizionalismo oltre la ragione conservatrice

Convertitosi nel 1964, Vittorio Messori, tra i maggiori autori cattolici italiani, fu il testimone di una fede assoluta oltre la ragione e contro le derive del secolarismo moderno

Pierfranco Bruni

La Tradizione come fede oltre la ragione. Se dovessi dirlo in un solo rigo, userei questa sottolineatura breve. Nei nostri incontri non c’era una discussione sulla religiosità, bensì sulla fede. Assoluta in Cristo.
Vittorio Messori. Nato il 16 aprile 1941 a Sassuolo. Scomparso il 3 aprile 2026. Aveva 85 anni. È stato un giornalista e scrittore italiano, considerato uno dei principali autori cattolici italiani, che ha legato la sua opera e la sua esperienza alla cristianità.
La sua opera si caratterizza per una difesa argomentata della fede di fronte alle correnti secolarizzanti e alle derive interne che mettevano in discussione la tradizione. Sempre difesa, nel solco di una eredità testamentaria e biblica.
Messori ha sempre cercato di comprendere il senso della vita e della fede e ha trovato la risposta nella Chiesa cattolica. In quella Chiesa, però, preconciliare, letta e compresa da una straordinaria poetessa, Cristina Campo.

In “Ipotesi su Gesù” scrive: “La fede non è un salto nel buio, ma un atto di ragione che si apre alla trascendenza”. La trascendenza come fede assoluta. Fede oltre la ragione. Non può esserci ragione nella fede come tradizione e assoluto. Qui si innerva la sua critica al secolarismo.
Messori ha sempre criticato il secolarismo e la sua incapacità di comprendere la dimensione spirituale dell’uomo. Nel suo “Scommessa sulla morte” sottolinea: “Il secolarismo è una forma di fondamentalismo che esclude la trascendenza e la fede”.


Questa critica è fondamentale per capire la sua visione della società moderna e la sua incapacità di comprendere la fede. Il moderno è la fine della contemplazione orante che ha sempre puntato a difendere la tradizione.
Messori, ripeto, ha sempre difeso la tradizione cattolico-cristiana e la sua importanza per la comprensione della fede. Con “Rapporto sulla fede” ha fortemente sostenuto che: “La tradizione è la vita della Chiesa, e la Chiesa è la custode della tradizione”. Un messaggio che nasce dalla sua frequentazione con Joseph Ratzinger. Ma questo è il percorso che nasce in chi ha vissuto e attraversato la conversione.
La conversione di Messori al cattolicesimo avvenne nel 1964. La lettura dei Vangeli lo portò a scoprire la verità della fede cristiana in senso assoluto. È il suo “Varcare la soglia della speranza” con Giovanni Paolo II, nel quale afferma che “La conversione è un atto di libertà che si apre alla grazia”. Libertà e grazia.
Un cammino paolino. Ancora una volta oltre la ragione. Direbbe Søren Kierkegaard che dove c’è la ragione non c’è la fede.

Lo dice con una scrittura caratterizzata da grande chiarezza e profondità, legata a una profonda conoscenza della teologia e della storia della Chiesa dei Padri. La scrittura di Messori è un esempio di come la fede e la ragione possano dialogare in modo autentico. Ma tra i due mondi resta un abisso profondo. In altri termini, non si può affrontare la fede con la sola ragione. Opposti che non si attraggono ma, dialogando, si allontanano sempre di più.
“La luce e le tenebre”, uno dei suoi ultimi riferimenti, è un articolato e complesso dialogo con se stessi lungo un cammino in cui l’uomo si pone alla ricerca di Dio. Il tempo della misericordia diventa lo spazio della coscienza. Il buio che attraversiamo è l’attesa della luce. Un viaggio esemplare per le disperazioni che attanagliano la modernità.


Ha scritto libri su Gesù, su Maria, sul mondo dell’ortodossia, sulla morte, sulla Croce. Alla fine rimane non una soluzione ma una verità: ovvero siamo sempre “Sulle tracce di un Dio che si nasconde”. Lo troveremo? Soltanto trovando noi stessi?
L’interrogativo resta fino in fondo, ma Cristo non è fede e tanto meno intreccio nella ragione: è semplicemente Verità. Vittorio Messori ha saputo raccontare e raccontarci ponendo al centro le Ipotesi.

….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
@Riproduzione riservata


Stampa Articolo Stampa Articolo