Pierfranco Bruni
Sarebbe possibile un confronto tra Fabrizio De André e Franco Battiato? Compito molto complesso e arduo. Io accetto il rischio soprattutto perché in entrambi la poesia è riferimento fondamentale oltre e dentro i linguaggi. Anche dovrò parlarne in una conferenza.
Allora vediamo un pò. Entrambi depongono il potere della lirica nella metafora dei linguaggi. Li leggo senza biografia, come reperti disposti a tavola. La poesia è isola dalla quale poter osservare il buio perfetto.
Faccio alcuni esempi.
De André nomina emarginati, prostitute, ladri, santi confusi, ma li nomina senza redenzione, come si annota l’usura di un muro. Penso a “Bocca di Rosa”. È inventario di gesti (pane, invidia, arroganza di paese), non difesa del popolo. Ancora si pensi a “Il testamento di Tito”. Cancella il tradimento ma serba la constatazione, e la cadenza gentile è l’angolo di letizia che nasce dalla sottrazione del perdono.

La lingua resta dialettale o arcaica. Quel tanto che basta perché il sostantivo non diventi slogan. Qui si sente la lezione dei menestrelli, l’ascesi dello sciamano che racconta la ferita per consegnarla fuori dal villaggio. De André sospende il giudizio. Accoglie lo scandalo sintattico, mantiene la soglia. C’è da precisare che nell’ultimo De André di “Anime salve” c’è lo scrittore Alvaro Mutis.
Battiato muove da un altro scavo. La forma è la scuola siciliana ed elettronica. Il gesto è analogo. Penso a “La cura”. Elenca verbi all’infinito. È quasi una ricetta monastica. La voce melodica non consola. Misura distanza. Ecco: “Centro di gravità permanente”. Prende formule sufi e le appoggia su synth, ma l’io resta ospite, non possessore. Anche lui pratica la perfetta letizia capovolta. Gioia povera che nasce dal vuoto di immagine, dal frammento gnostico che non pretende conversione.

Ma poi c’è l’incontro con Manlio Sgalambro che va oltre la ricerca musicale soltanto ed entra in un intreccio filosofico.
La differenza brilla nella luce. De André tratta la polvere dei cortili. Battiato tratta la polvere delle sfere. Entrambi custodiscono il buio senza spegnerlo.
Il confronto diventa parallelo quando li accosto alla pratica dell’ascesi. Ovvero uso una metafora: il “menestrello” genovese spoglia la ballata per lasciar passare il vento dei vinti, il mistico catanese spoglia il mantra per lasciar passare il bianco acustico.
L’uno si affida alla consonanza narrativa. L’altro nella sospensione modale. L’uno fa parlare i marginali. L’altro fa tacere il soggetto in terza persona. Ma l’operazione è identica.
Ridurre in altri termini il repertorio che regge il silenzio, depositando l’etica in elenco di atti (proteggere, portare, lasciare).
De André e Battiato diventano così custodi della stessa soglia. Inventari minimi che addestrano all’incontro senza occupazione. Isola, buio perfetto, angolo di luce.
La formula vale per entrambi.
L’ascesi in genovese sa mare e in siciliano di conventi, purché la parola accetti di levare peso e di non chiudere il varco. Il varco del pensiero.
Insomma sia De André che Battiato hanno una forte formazione letteraria. Dalla cultura francese a quella araba e persiana. Restano due viaggi in un Mediterraneo profondo.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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