Se Cristo non è tragico è finzione dell’illusione sconfitta

C'è una alchimia sottile tra la tragedia dell'uomo che sa di finire e il sacro che propina il paradiso quando l'uomo non c'è più...La Croce pur nella sua tragicità trova il segno della serenità. Un equivoco che può essere solo religioso. Equivoche sono tutte le religioni. La santità di "lacrime e santi" nella affermazione dura di Cioran e nella certezza che conduce il cristiano alla verità senza ragnatele di dubbi....

Pierfranco Bruni 

Il poeta è devastatore di equilibri. È uno smarrito nella attesa della parola. Diventa un Demone. Non un Cristo. Cristo è la Croce impossibile di una ontologia della contraddizione dell’anima. La dolcezza lo uccide. La solitudine del tragico lo riabilita. Cercare è il disagio. Cerca l’impossibile e l’inutile dei sentimenti e nell’aver trovato macerie di tempo e averle trascinate come relitti lo conduce nell’abisso. 
C’è una diversità di passioni tra il tragico e l’abisso. Non bisogna mai sgombrare il tempo nel quale il destino ha scavato le sue fosse. La domanda resta sempre legata a una croce: Cristo è il tragico o l’abisso? 
C’è una alchimia sottile tra la tragedia dell’uomo che sa di finire e il sacro che propina il paradiso quando l’uomo non c’è più. L’età non fa sconti. Siamo abbagliati tra una morte finale terrena e una redenzione celestiale tutta in metafore di fede. 
La questione é deflagrante. La fede non chiede dubbi. La ragione e il cuore di Pascal possono essere una conversazione? È il dubbio permanente che assilla la sua esistenza. Non la sua storia. 
L’utopia è chiaramente più del sacro. Si nutre di speranza e di profezia. Il cristiano no. Ha già raggiunto sia la speranza che la profezia trasformandole in Fede. L’utopia no. È disperazione. 
È la disperazione di Giordano Bruno. È la follia di Nietzsche. È la pazzia elogiata da Erasmo. È la morte della storia di Cioran. È il tragico vestito di ironia di Sgalambro. È il labirinto di Eliade. È l’esilio di Zambrano che porta i beati nell’aurora. L’utopia non ha incandescenze. È la saggezza di Marco Aurelio che vive la libertà interiore. 
Certo il cristiano è un “toccato” e conosce solo l’Assoluto. Non accetta il tragico. Però Cristo in Croce è una “figura” tragica. È la tragedia suprema. Non sublime. L’utopia è sublime perché è un arrovelamento del pensare. Il cristiano non pensa perché è già giunto a una meta. L’utopia è la costante di un pensiero in un tempo tragico dell’uomo che vuole andare oltre la Croce. 
La Croce pur nella sua tragicità trova il segno della serenità. Un equivoco che può essere solo religioso. Equivoche sono tutte le religioni. Perché la santità è fatta di “lacrime e santi” con una affermazione dura di Cioran. Però c’è certezza che conduce il cristiano alla verità senza ragnatele di dubbi. 
L’utopia è una relazione misteriosa magica alchemica. Il cristiano dovrebbe essere tollerante.

Nella teoria francescana. L’utopia non è tolleranza. Perché “…si è troppo stanchi per tormentare gli altri con l’amore e con l’odio” (Cioran). 
E io sono troppo stanco per tutto. Per ascoltare. Per essere ascoltato. Per cercare la solitudine. Per restare insieme agli altri. Nell’avere Fede. Nel non sentirla. L’utopia pur essendo perseguitato dalle origini è stanca per essere distratta dalle origini stesse. Se c’è un testamento al quale si affida per l’ultima sentenza è il pensiero. Non il pensare. Ma il Pensiero di andare oltre dubitando persino di se stessa. 
Così il poeta. Se non ha l’utopia è un descrittore. Un menestrello. Un duplicatore di geografie che potrebbero reggersi da sole.  Un rimescolatore di ricordi. Un mancato. Un perdente. L’utopia è l’intreccio di finiti indefinibili finiti. Cosi il Cristo che non smetto di osservare. Se Cristo non è tragico è la finzione dell’illusione sconfitta. Tutto questo è ambiguo? Non è un problema. L’importante è esserne consapevoli.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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