Il mistero divino di Francesco d’Assisi. A ottocento anni dalla morte

L’Occidente è decaduto quando ha smarrito la metafisica e ha confuso la teologia con l’ontologia dell’anima. In questo vuoto si inserisce Francesco, tradizione vivente nella quale il mistero supera la teologia e diventa viaggio salvifico. Il suo Cristo, profondamente paolino, restituisce al pensiero occidentale una spiritualità metafisica capace di unire Dio, uomo e cosmo in una fraternità universale...


di Pierfranco Bruni

Il mistero divino di Francesco d’Assisi è quello di aver destoricizzato la storia e di aver smaterializzato il sacro, rendendolo anima e spirito.
Bonaventura da Bagnoregio ha evidenziato: «Poiché all’uomo, avvolto ancora nelle infermità della carne, non è possibile seguire perfettamente il divino Agnello immacolato e crocifisso senza mescolarvi delle colpe, Francesco confermava con l’evidenza del suo esempio che coloro i quali vogliono tendere alla perfezione debbono purificarsi quotidianamente nelle acque delle lacrime». Ci sono «lacrime e santi», avrebbe detto Emil Cioran, che avvolgono e travolgono le nostre vite di peccatori e viandanti.
Ci sono ombre e nuvole nel cammino del pellegrino o del viandante. Ci sono boschi da superare, attraversando le aurore e vivendo i tramonti con la pienezza dell’esilio. Bisogna abitare l’esilio come si abita la propria solitudine, perché è nella solitudine che vivono le parole del silenzio. Francesco d’Assisi ha attraversato il silenzio e ne ha fatto una solitudine orante: la preghiera.
L’Occidente non vive la sua decadenza: è decaduto. Forse «deceduto». Nel momento in cui si è interpretata la Bibbia tra ideologia e teologia, ogni sistema autentico di valori ha perso la sua connotazione religiosa e antropologica.
Le civiltà muoiono non perché vengono sconfitte, ma perché tra ragione e ontologia non si pone una dimensione metafisica. L’uomo della Bibbia è l’uomo che “inventa” una Tradizione nell’annuncio della creazione già avvenuta.
Paolo di Tarso non è soltanto il continuatore del viaggio cristiano nella disobbedienza latina: è soprattutto l’interprete di Mosè. L’Occidente ha sempre avuto eredità mediterranee, con il divino greco-mesopotamico e i misteri orfici; ma è con Paolo, che parla con la voce di Cristo e del Mistero rivelante di Gesù e della Passione e Redenzione, e con il tempo filosofico (e poi teologico) di Agostino d’Ippona, che si tracciano i solchi della Tradizione.
Francesco porta dentro di sé la dimensione del Divino biblico perché, come scrisse Tommaso da Celano: «Era davvero molto occupato con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra».
Divino fatto anche delle scaglie delle divinità pagane omeriche e greche. Tra Paolo e Agostino, Francesco si definisce in Cristo perché, come ricorda Bonaventura: «Pur vivendo nel mondo, egli imitò talmente la purezza degli angeli da essere proposto ad esempio ai perfetti imitatori di Cristo».
L’Occidente cristiano oggi non è in decadenza: è decaduto. Sembra aver perso non l’“altro Cristo”, ma il suo viaggio. Al viaggio metafisico si è sostituito quello decodificante di una civiltà “srotolata”, priva di ontologia, de-ontologizzata. L’Occidente non si spiritualizza con Platone, Aristotele o Socrate; prende la sua forma metafisica con Paolo nel tempo di Seneca, con Agostino e con Francesco nel contesto medievale.
Paolo non è “cattolico” in senso istituzionale: non è il cattolicesimo che fonda l’Occidente, ma una visione filosofica e metafisica. Le Lettere di Paolo vanno oltre la teologia perché non hanno rigore dialettico, ma spiritualità metafisica; costituiscono una lettura viva del rapporto tra l’Uomo e Cristo.
L’Occidente è decaduto quando ha smarrito la metafisica o ha confuso la teologia con la metafisica dell’anima. Qui si inserisce il Cristo di Francesco, le cui matrici sono profondamente paoline. Francesco è Tradizione nell’innovazione del cristiano che accoglie il mistero oltre la teologia.
Le Confessioni di Agostino sono la modernità e la luce che guideranno Dante Alighieri nel suo andare oltre l’incontro con il demone. I due viaggi contrapposti sono quello di Omero e quello di Dante: il primo conosce il nostos, il secondo la rivelazione delle stelle.
La questione dell’eresia attraversa questo percorso: da Giordano Bruno a Tommaso Campanella, fino a Maria Zambrano, che con L’uomo e il divino rimette al centro il Dio illuminante in un tracciato onto-metafisico.
Albert Camus osservava che Francesco «fa del Cristianesimo, tutto interiore e tormentato, un inno alla natura e alla gioia semplice». E Max Scheler sottolineava come egli chiamasse fratelli e sorelle il sole e la luna, l’acqua e il fuoco, animali e piante, attuando un’espansione cosmica dell’amore cristiano.
Francesco appare così come «specchio santissimo della santità del Signore», secondo Tommaso da Celano, immagine della perfezione divina. In questo “profumo divino” tutto viene lenito e l’immagine che si riflette è quella di Dio nell’umiltà, senza la quale le macerie diventano segno di decadenza. Il sole è la luce che illumina le creature lungo il cammino.
Sottotitolo
L’Occidente è decaduto quando ha smarrito la metafisica e ha confuso la teologia con l’ontologia dell’anima. In questo vuoto si inserisce Francesco, tradizione vivente nella quale il mistero supera la teologia e diventa viaggio salvifico. Il suo Cristo, profondamente paolino, restituisce al pensiero occidentale una spiritualità metafisica capace di unire Dio, uomo e cosmo in una fraternità universale.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
@Riproduzione riservata

💬

Paese Italia Press su WhatsApp

Resta dentro le notizie che contano

Segui il canale WhatsApp di Paese Italia Press per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.

Segui il canale WhatsApp
Stampa Articolo Stampa Articolo