Pierfranco Bruni
E arrivò. La Befana.
Non ha più le scarpe rotte. Indossa vestiti color di luna e i capelli intrecciati con nodi arabi. Pantaloni attillati di pelle nera e occhiali dorati, firmati sul vetro e ai bordi delle stanghette.
Quella Befana che veniva di notte con le scarpe tutte rotte e vestita da romana è rimasta impigliata nelle ragnatele delle macerie della modernità e non sono rimaste né cenere né carbone.
È finito quel tempo.
La favola bella che bella fu nella mia infanzia è distante, ma nulla o poco è rimasto di quelle sere in cui, dopo cena, non bisognava sparecchiare perché la Befana, vecchietta e con la scopa, doveva pur trovare qualcosa sulla tavola.
Era la tradizione che segnava il mosaico delle feste ed erano le feste che facevano il rito. Rifuggo da nostalgie.
Custodiscono ricordi e malinconia e, per quelli che hanno la mia età, è tempo di memoria. L’età che passa lascia soltanto storie e frammenti di vita depositati nel cuore.
Oggi i miei figli vivono altre storie dentro le mie storie. Ma è giusto che sia così, perché ogni storia si radica tra ricordi e realtà, e la realtà è sempre più forte del ricordare, per il semplice motivo che il reale vive dentro il presente quotidiano, attuale, e il ricordo è un passato. Pass-are.
Mi invento un’etimologia. Attra-versare. Versare nel passato. Inventare è come costruire. Infatti.
La Befana che viene quando decide di venire, ma pur sempre il 6 gennaio, è un donare. Un regalare. Un offrire incondizionato. I tre Re della Magia camminano lenti e sanno assaporare i colori del tempo nello spazio del viaggio; hanno oro, incenso e mirra e, dagli Orienti, portano il vento del deserto e il passo paziente dei cammelli.

Chi saranno mai i Re Magi? Non vengono dal mondo ebraico. Non vengono dal Mediterraneo.
Comunque hanno l’Oriente negli occhi, a volte invisibili perché sul capo e sul viso hanno sete azzurre a mo’ di foulard, ma sanno osservare oltre, perché hanno il cuore sciamano e nelle voci le onde del mare e le dune della sabbia.
Matteo dice soltanto che vengono dall’Oriente: «Magi venuti dall’Oriente». Nient’altro. Forse dalla Persia o dalla Mesopotamia o addirittura dalla Babilonia. Sciamani che hanno saputo seguire le stelle e cogliere il mistero della rivelazione per rendere omaggio a Gesù.
È la favola della bellezza che trascorre la notte per vedere l’aurora. Se la storia non avesse il sogno resterebbe cronaca. Io sono un sognatore nel vagabondaggio delle parole.
Allora?
La Befana arriva sempre.

Ho appeso la mia calza alla maniglia della porta, non avendo qui il focolare, e resto in attesa che giunga la bella e giovane dea che chiamarono un tempo strega e che ora veste di un’eleganza sbalorditiva e divina.
La verità delle verità è che non ha più le scarpe rotte e non è romana. Sarà mai la Regina dei Magi? Forse non so.
Raccolgo i pensieri e resto in attesa del mattino che verrà. Non portarmi promesse e desideri. Regalami sorrisi. Sorrisi belli per i giorni che verranno, tanto le feste sono finite e il miele è tra le ginestre, con le api che si riposano un po’.
La Befana viene nel sogno con lo sguardo nella passione e le mani nei guanti di pelle. Lascia speranze per un nuovo anno che sarà, mentre il tempo solca i giorni, tra feste lunghe che finiscono e un Carnevale che è alle porte. Non bussa mai. Entra nelle case in silenzio e silenziosa se ne va.
Cosa ci sarà mai nelle calze che hanno il peso del vento e la leggerezza del canto?
Arriva la Befana e il rito ha il gioco della Magia per i bimbi che aspettano e per me che invento e racconto fantasie vere.
….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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