Leone XIV e Mattarella un invito all’Amore e alla Pace. Omelia e discorso nel segno della libertà

Due concetti fondamentali e possibili che dovrebbero essere al centro dei popoli e delle civiltà oltre che delle Nazioni...Una antropologia di civiltà. Un unico invito. Il Presidente della Repubblica e il Santo Padre. Due voci. Due personalità. Due anniversari: La Costituzione. San Francesco d’Assisi. L'italia e l'Europa. Le Nazioni come metafora dell'identità della pietas. Dunque...

Pierfranco Bruni

Una antropologia di civiltà. Due voci. Due personalità. Un unico invito. Il Presidente della Repubblica e il Santo Padre. Il popolo dal punto di vista istituzionale. Il popolo di Dio nella lettura religiosa. Una religiosità laica. Una religiosità cattolico – cristiana. Tra di loro due anniversari. La Costituzione. San Francesco d’Assisi. L’italia e l’Europa. Le Nazioni come metafora dell’identità della pietas. Dunque.
Pace e perseveranza. Due concetti fondamentali e possibili che dovrebbero essere al centro dei popoli e delle civiltà oltre che delle Nazioni. Sono i punti di riferimenti sollevati nel discorso di fine anno dal Presidente Sergio Mattarella il 31 dicembre 2025 e nelle parole di Leone XIV (nella sua Omelia) pronunciate stamane Primo dell’anno 2026 dalla finestra in piazza San Pietro. Non “discorsi” di convenienza o di consuetudine dialettica, ma pietre militari in un tempo in cui le macerie dominano il quotidiano. Parole forti sulle quali occorre non solo riflettere ma sollevare l’anima e il cuore. Percorsi di idee stituzionali e religiosi che pongono come centralità l’uomo e Cristo.
Il Presidente Mattarella da il via agli Ottant’anni della carta costituzionale e il sommo pontefice chiama in causa San Francesco d’Assisi aprendo così le Celebrazioni francescane per gli Ottocento anni dalla morte del Santo d’Assisi.
Una griglia di realtà storiche che danno un senso a testimonianze che hanno segnato l’identità di una eredità moderna e contemporanea (come la Costituzione) e il vissuto comunitario di una cultura religiosa e popolare.
Messaggi che indicano uno sfogliare la storia con Mattarella: “Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia”. La famiglia come vera comunità non solo di affetti ma anche sul piano giuridico.
Messaggi che richiamano il perdono nella visione della fraternità con Leone XIV: “…il mondo non si salva affilando le spade ma nel perdono, accogliendo tutti”.
Credo che siano proprio le parole del Papa che lanciano una sfida per l’umanità nell’accoglienza del Credo attraverso un itinerario che va da Agostino a San Giovanni Paolo II. Santi della ilarità che vivono in un invito alla Grazia che significa saper guardare alle francescane Creature della Speranza.
Un invito verso la vera libertà che abita nel cuore e nell’anima dell’uomo.
Nella Omelia il Papa ha ptecisato: “Nella Maternità Divina di Maria vediamo così l’incontro di due immense realtà ‘disarmate’: quella di Dio che rinuncia ad ogni privilegio della sua divinità per nascere secondo la carne (cfr Fil 2,6-11) e quella della persona che con fiducia ne abbraccia totalmente il volere, rendendogli l’omaggio, in un atto perfetto d’amore, della sua potenza più grande: la libertà”.
Un atto perfetto d’amore! Perché senza questo atto non può esserci speranza, carità, umanità.
Il richiamo è forte e non è soltanto un vocabolario cristiano. È esistenziale per il tempo che viviamo e per il tempo che verrà, che sarà domani, che incide il grande dono della costruzione dell’uomo che sa guardare con attenzione alla Luce che dovrà mostrare “il volto di cui ha contemplato giorno per giorno la bellezza” (Leone XIV).
Dove poter trovare la bellezza? Nella misericordia. Un valore cristiano ma anche laico. Dove poter trovare la misericordia? Nella rinascita: “Ora, nel deserto, molte delle certezze passate erano andate perdute, ma in cambio c’era la libertà, che si concretizzava in una strada aperta verso il futuro, nel dono di una legge di sapienza e nella promessa di una terra in cui vivere e crescere senza più ceppi e catene: insomma, in una rinascita” (Leone XIV).
È qui la certezza di una ontologia del futuro che traccia la strada della benevolenza degli uomini di pace ai quali San Francesco ha sempre guardato impartendo insegnamenti e che oggi noi abbiamo il compito e il dovere di continuare con coraggio lealtà e verità.
In un contesto di inquietudini il “grido” è un urlo contro i “lupi” direbbe Dante. E mi sembra che sia proprio un sentiero evangelico che si pone all’attenzione di tutti noi. Unanime la chiave di lettura. Il richiamo alle eredità è un ascolto che ci coinvolge con il pathos necessario per non arrenderci e non aver paura (ritorna quel “non abbiate paura” di Giovanni Paolo II) e restare nella trincea della libertà e dell’Amore. Raccogliamo questo nuovo invito per portare la pace in noi e tentare di difenderci dalle intolleranze e dai sorpresi che uccidono il mondo.
La civiltà del bene e del bello come antropologia.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
@Riproduzione riservata

Due concetti fondamentali e possibili che dovrebbero essere al centro dei popoli e delle civiltà oltre che delle Nazioni…Una antropologia di civiltà. Un unico invito. Il Presidente della Repubblica e il Santo Padre. Due voci. Due personalità. Due anniversari: La Costituzione. San Francesco d’Assisi. L’italia e l’Europa. Le Nazioni come metafora dell’identità della pietas. Dunque…

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