Pierfranco Bruni
Da Cimabue a Giotto, Cristo è un attraversamento tra Oriente e Occidente. Il volto bizantino e l’immagine occidentale trovano nel ritratto l’incipit di un immaginario il cui senso profondo è la spiritualità. Il Crocefisso di San Damiano è lo specchio di Francesco d’Assisi. Il volto è un viaggio. Francesco è un viaggio. È il Viaggio.
La strada di Francesco d’Assisi è l’ilarità. È il Cristo Risorto. Mai l’angoscia. Mai lo sguardo spento. Mai gli occhi bassi. Sempre il sorriso. È un atto in cui trionfa non solo l’attesa, perché è già compiuta, ma la rivelazione. Ovvero l’Ascensione.
Se sottolineo ciò, cerco di capire, da uomo, l’estasi che diventa non una metafora, bensì l’immagine vera della riscoperta della mistica, che è tutta francescana, in una visione chiaramente umanistica, in cui il Paradiso si legge con un realismo che vede Cristo incarnato e reincarnato nella Natura vissuta come Anima. Natura – Anima!

Quindi come vita che genera, non il concetto di “abbiamo” ma di “siamo”. Si abita non il senso, ma il tempo dialogico di Anima con Anima. Non si tratta di un percorso teologico, certamente mistico, in cui le Creature sono i Beati e si fanno sinfonia della Predica – Preghiera.
Si entra nella dimensione delle Lodi, le quali appartengono al Signore Dio tuo. Si infrange ogni ragione filosofica perché non regge il pensiero rispetto al miracolo, soprattutto rispetto alla Grazia. Non c’è favola e tanto meno racconto. C’è invece la presenza escatologica in un Essere ontologico.

L’immagine di Francesco è il risveglio. È il ritratto del Crocefisso che non ha la lettura di Giotto, ma di Cimabue, che rimanda ai mistici bizantini, appunto del sorriso. Qui l’ilarità è perciò l’immagine vera che non smette mai la parola come Vangelo.
Il Crocefisso di San Damiano è comunicante perché ci mostra quel ritratto che prima non c’era e che, con Francesco, assume il Volto. Non un volto o un viso. Il Volto è la richiesta esodale del perdono – preghiera. Ovvero del Paradiso come Natura incarnata e animata. L’allegria del Sole è la Luce nella prospettiva dell’ascolto.
Questa è la strada di Francesco, che pone in Terra il Cielo. Il suo realismo è appunto umanistico, proprio nel Cantico del Signore buono. Il francescanesimo dopo Francesco è la bontà nel perdono e mai nell’espiazione dei peccati.
Il Santo è gioioso sempre; altrimenti non sarebbe nulla. I tre Crocefissi (Cimabue, Giotto, San Damiano) sono la lettura delle Anime, non nella storia, ma nell’Anima di un Tempo spirituale che non si comprende con la conoscenza, ma con il Mistero.
La verità dell’ilarità ha questo orizzonte, mai etimeneutico, ma assoluto. Se non si è nell’Assoluto, l’ascolto è un perdere. Francesco è un riprendere la Voce – Volto di Cristo. Nel ritratto.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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