Un Sandokan da rivedere ed Emilio Salgari da riscoprire come identità della cultura italiana

Torna la serie TV di Sandokan. Un Sandokan da rivedere e uno scrittore come Emilio Salgari “non ufficializzato abbastanza” ma centrale nel passaggio tra Otto e Novecento in cui fantasia e sogno sono funzioni finalizzanti mentre la storia diventa cronaca e maledizione. Con Salgari si ritorna all’infanzia, al viaggio e ai luoghi della memoria. Ovvero alla letteratura dei miti che continua a parlarci e a rivelare i suoi misteri…. Salgari, lo scrittore dei saperi comparati. Dei saperi colti. Lo era. Lo è.

Pierfranco Bruni

Ritorna Sandokan. La tigre della Malesia. In TV una nuova sceneggiatura. Nuove tecniche. Nuovi attori. Girato nella mia Calabria per gran parte. Paesaggi unici in una interazione tra magia e fantasia. Come per dire che il fascino di Emilio Salgari resta sempre unicamente espressivo e alchemico. Non mi piace fare confronti con lo sceneggiato del 1976. Sono epoche diverse di confrontarsi con la macchina da presa. Ogni regista ha il suo stile e ogni stile ha i suoi interpreti. Affascinante e misterioso. Ma è lo scrittore che resta una chiave di lettura aperta. Un grande ed esemplare scrittore amato da Cesare Pavese e letto da me in età giovanile e adulta. Ma chi è stato Salgari?

Emilio Salgari suicidatosi il 25 aprile del 1911. Era nato a Verona il 21 agosto del 1862 Uno scrittore vissuto tra l’ironia, il senso del tragico e i disegni di un destino che hanno drammaticamente colpito e coinvolto tutta la sua famiglia. Uno scrittore forse non “ufficializzato” abbastanza ma che costituisce una chiave di lettura all’interno di un Novecento, e tardo Ottocento, che è stato attraversato dall’ironia e dalla fantasia in cui il mistero, il viaggio, il senso di morte costituiscono uno scavo tra la vita e l’esistenza.
Sandokan resta il personaggio chiave, che ci permette di addentrarci dentro la fantasia dei sogni o dentro la magia della storia. Di una storia che non ha regole perché i personaggi che la tracciano non hanno regole e si identificano nel viaggio di una irregolarità fantastica. Ciò lo si avverte anche in romanzi come Il sotterraneo della morte. Ma è sempre nel cielo dei romanzi sandokiani che si tocca questa profonda irregolarità.
In Salgari, la fantasia e il sogno sono funzioni finalizzanti ma c’è anche la storia che, comunque, non diventa, in questo caso, memoria ma resta storia vera e propria con i suoi segni e i suoi solchi. Ma è nella fantasia che si realizza il gioco delle metafore mentre nella storia si traccia la cronaca. Quella cronaca che per Salgari diventa maledizione.
La maledizione e la tragedia colpiranno tutta l’esistenza di Emilio e della sua famiglia.

Nel 1922 la moglie morirà pazza in un manicomio, nel 1914 la figlia Fatima sarà stroncata, giovanissima, dalla tisi, altri due figli suicidi: Romeo nel 1931 e Omar nel 1963, un altro figlio ancora, Nadir, morirà per le ferite causate in un incidente di moto.
In Salgari il sogno continuerà a regnare sulle pagine. Ci sono viaggi e giochi nel ritmo delle fantasie e dei misteri: dal Ciclo dei Pirati della Malesia al Ciclo del Corsaro delle Antille, Dai Corsari delle Bermude al Far West, dalle avventure in India ai marinai, dalle Perle a Capitan Tempesta, dai briganti ai pirati. In una dimensione avventurosa affascinate e misteriosa.


In tutto questo andare e tornare tra i vocaboli e le terminologie simboliche Salgari si definisce e si riattualizza sempre nel gioco dei misteri e dei fantasmi. I misteri e i fantasmi sono avventure.
C’è anche una mitologia sostenuta dalla finzione che viene ad essere recuperata dalla storia Una mitologia, quella salgarina che coinvolge i luoghi della memoria e il tempo dell’infanzia di ognuno di noi. Ed è proprio questa mitologia che si mostra con i suoi personaggi, i suoi eroe e le sue magie.
Riparlare di Salgari significa anche riparlare di uno scrittore e del suo senso della tragedia in un vissuto di ironie e di un tempestoso destino ma significa anche riprendere in mano una letteratura che va rivista e ricontestualizzata.
Con Salgari si ritorna all’infanzia. L’infanzia perduta sempre e ritrovata sempre. L’infanzia antica ma si ritorna anche al viaggio. Il viaggio dei luoghi e nei luoghi. Nei misteri. Forse con Salgari, la profezia di un’epoca è nel gioco infinito di quei misteri che continuano a rivelare pur considerandoli indefinibili e inafferrabili. Forse proprio per questo bisogna rileggerlo

Rileggere le sue opere è capire anche l’identità fantastica degli scrittori colti. Salgari era uno scrittore dei saperi comparati. Lo era. Lo è.

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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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